Dopo l’annuncio da parte del presidente russo della creazione della Guardia Nazionale, la stampa occidentale e alcuni attivisti anti-Putin hanno subito iniziato a descrivere questo nuovo organo di sicurezza come una sorta di esercito personale, creato ad hoc per reprimere l’opposizione. In realtà la nuova forza svolgerà numerosi compiti tra cui le operazioni antiterrorismo, la lotta al traffico di armi e di droga, la difesa dei confini della Federazione, il contrasto dei gruppi estremistici e, ovviamente, la tutela dell’ordine pubblico e della sicurezza. La Guardia Nazionale riunisce sotto un unico controllo in pratica tutte le forze di sicurezza interna con la sola esclusione del Servizio Federale di Sicurezza (FSB), garantendo un coordinamento che prima mancava. Gli effettivi di questo nuovo organismo provengono principalmente dalle truppe del Ministero degli Interni, dalle Forze antisommossa della polizia (OMON), dalle Forze di reazione rapida (SOBR), dal personale del Ministero delle situazioni di emergenza e dalle unità speciali della Forze di reazione operativa e aviazione. Si tratta quindi di almeno 250mila effettivi che potrebbero presto salire a 300mila; un esercito poderoso subordinato all’autorità di Putin.

La scelta di nominare comandante in capo Viktor Zolotov, già a capo del Servizio di sicurezza del presidente e precedentemente guardia del corpo di Eltsin e del sindaco di San Pietroburgo, è stata letta dagli analisti occidentali come la precisa volontà di mettere un suo fedelissimo per proteggersi da eventuali disordini pubblici o colpi di mano. Niente di più forviante; spesso infatti gli “esperti” osservano ciò che accade in Russia secondo l’ottica deformata della stessa propaganda a stelle e strisce. Il loro ragionamento è tanto semplice quanto inconsistente: poiché a settembre prossimo si terranno le elezioni, il presidente è preoccupato dall’esplodere di disordini pubblici e anche dal tradimento di una parte dell’elite che lo sostiene, oltre che dagli stessi siloviki (gli uomini dei servizi di sicurezza). La realtà però è ben diversa e si fonda in primis sull’altissimo consenso che Putin conserva (più del 70%), sulla stima che l’esercito ha del suo piano di modernizzazione – già ampiamente dimostrato con l’intervento in Siria – e sul scarsissimo seguito che ha l’opposizione liberale. Pensare che il persistere della crisi economica porti a diffuse manifestazioni di massa contro il governo da reprimere per mezzo della Guardia Nazionale è pura distopia; anzi le sanzioni non hanno fatto altro che cementare ancora di più il popolo contro il nemico esterno, che militarizza l’est Europa e foraggia rivoluzioni colorate anti-russe.

La Guardia Nazionale invece è stata creata con lungimiranza in vista delle prossime sfide che la Federazione dovrà affrontare: la capacità di poter chiudere e controllare le frontiere dall’arrivo di masse di profughi, la capacità di affrontare il terrorismo islamico, la necessità di centralizzare l’intelligence sulle minacce interne, oltre a quello di bloccare il traffico di droga che spesso finanzia i gruppi estremisti. I recenti sabotaggi alla rete elettrica in Crimea e il nuovo afflusso di finanziamenti sauditi verso il Caucaso, per finanziare la ripresa delle ostilità jihadiste, devono avere convinto il presidente e il Parlamento della necessità di farsi trovare pronti. Le esperienze maturate durante le guerre cecene hanno dimostrato che le Forze del Ministero degli Interni sono maggiormente adatte ad affrontare la guerriglia asimmetrica, rispetto l’esercito. La scelta di Zolotov, uomo che si è sempre occupato esclusivamente di sicurezza, non è certo dettata dal timore personale, ma piuttosto dalla sua affidabilità ed esperienza. La protezione del presidente infatti rimane appannaggio dell’FSB e dell’FSO ed è garantita dall’appoggio popolare. Il rischio poi che la sconfitta dell’Isis faccia tornare numerosi terroristi dalla Siria nel Caucaso è molto concreta. Certo per la stampa occidentale è più semplice trovare l’unico motivo della creazione di questo nuovo organo nella possibilità di reprimere le manifestazioni di protesta non autorizzate, ma forse 250mila uomini sono un po’ troppi perfino per il perfido zar.