Milizie curde hanno dato vita ad una campagna di distruzione delle abitazioni arabe nel nord dell’Iraq, dove numerose famiglie in fuga dalla guerra avevano trovato rifugio (le Organizzazioni Internazionali parlano di oltre tre milioni di cittadini sfollati dalle loro abitazioni e dalla loro regione di appartenenza). E’ così cominciato un concreto tentativo per la formazione di uno stato curdo a cavallo tra Turchia ed Iraq. A portare avanti la sistematica demolizione delle abitazioni sono Peshmerga e forze armate del KRG che hanno rappresentato, fin dall’inizio del conflitto con l’IS, un baluardo in grado di fermare le atrocità dell’armata nera. Infatti, mentre l’esercito iracheno subì una rovinosa disfatta durante l’avanzata dell’Islamic State, i curdi si impegnarono in una tenace resistenza e, da allora, rappresentano la sola coalizione (a guida USA) sul terreno in grado di combattere, e di sopraffare, i terroristi di Al-Baghdadi. I combattimenti sono continuati ad oltranza, così che i territori in Iraq hanno spesso cambiato feudatario, spesso a favore dei curdi anche in aree abitate quasi esclusivamente da arabi.

E’ in questo contesto che ieri Amnesty International ha diramato un comunicato in cui riferisce che militari del KRG (Governo regionale del Kurdistan) stanno bruciando e radendo al suolo le abitazioni degli arabi nel nord dell’Iraq, con l’intento dichiarato di “spingere fuori” letteralmente la popolazione araba da quella fascia della regione. Le accuse mosse nei confronti dei curdi sono basate su una serie di investigazioni che lasciano poco spazio ai dubbi: tredici, tra villaggi e città, sembra siano già stati distrutti; sono state ascoltate le testimonianze di svariati abitanti della regione; sono state studiate le immagini dei satelliti e c’è stato un confronto anche con i media operanti sul territorio. Il quadro che ne risulta è il seguente: gli arabi nel nord dell’Iraq non solo sono stati cacciati, ma non hanno nemmeno la possibilità di tornare nelle loro case, che non esistono più, né di attraversare il territorio controllato dai curdi.

Donatella Rovera, consulente capo per le situazioni di crisi di Amnesty International, ha espresso la sua condanna per la nuova campagna del KRG, sottolineando come questa forma di violenza potrebbe portare la minoranza curda ad essere accusata di crimini contro l’umanità. Uno dei villaggi distrutto dalle milizie dei Peshmerga sarebbe Jalawla, nella provincia est di Diyala. Le accuse sono state decisamente negate da Jabbar Yawar, portavoce dei Peshmerga, che ha rilasciato un’intervista al Washington Post affermando che “centinaia di famiglie hanno avuto il diritto di ritornare nelle loro case nel corso di queste ultime due settimane.” “Tutte le accuse che ci sono state mosse sono menzogne”, ha detto Yawar riferendosi alla distruzione delle abitazioni arabe. “Qui c’è distruzione, ma è stata causata da Daesh, non da noi”. Amnesty ha poi menzionato nel suo report una serie di “giustificazioni” che i funzionari del KRG avrebbero presentato. Tra queste: la mancanza di stabilità e quindi di sicurezza nella fascia nord dell’Iraq, l’affermazione che molti degli arabi presenti nella regione sarebbero simpatizzanti dell’IS, arrivando infine a ricordare tutte le ingiustizie subite e il sangue che i curdi hanno versato sotto la dittatura di Saddam Hussein. Gelida la risposta di Amnesty: “La distruzione delle abitazioni degli arabi è considerata da noi come una forma di vendetta, e tale pratica è severamente vietata dal diritto internazionale.”

L’Organizzazione governativa internazionale per la difesa dei diritti umani ha chiesto alle potenze occidentali coinvolte nel territorio (Stati Uniti, Regno Unito e Germania) di condannare le violazioni del loro alleato. Non condanna l’operato dei curdi Israele che, attraverso il suo ministro della giustizia Ayelet Shaked, ha illustrato martedì la sua politica al riguardo. “Dobbiamo creare le condizioni per la formazione di uno stato curdo che separi l’Iran dalla Turchia” ha detto la Shaked, continuando poi ad esprimere il suo appoggio alla minoranza curda affermando: “Non ha mai attaccato nessuno, ma è stata sempre costretta a difendersi.” Che i curdi riescano finalmente a creare un loro Stato è ancora da vedere. Tutto dipende da quanto la nascita del Kurdistan favorisca o meno gli attori principali nello scacchiere mediorientale. Questa potrebbe essere l’ultima occasione. Quando il conflitto in Medio Oriente finirà, quando i confini saranno ridisegnati, o ci sarà anche il Kurdistan, o sarà difficile esso possa nascere a giochi fatti. O, meglio, a mappe (ri)disegnate.