Vanno avanti i bombardamenti russi contro i terroristi dell’ISIS e di al-Qaeda. Nelle ultime 24 ore sono stati colpiti ben 60 obiettivi nel nord della Siria, 300 jihadisti uccisi tra cui tre comandanti. Tra i vari obiettivi colpiti ci sono centri di addestramento, di comando e depositi di carburante dell’ISIS nelle zone di Idlib, Raqqa, Aleppo e Hama. Distrutto anche il centro di comando del gruppo jihadista Liwa al-Haqq. Altri cento terroristi sono poi stati colpiti dai Sukhoi russi in una ex prigione trasformata in deposito di armi. Alle operazioni anti-terrorismo hanno partecipato anche quattro navi da guerra di Mosca che hanno lanciato 26 missili dal Mar Caspio verso obiettivi in Siria. Secondo l’analista britannico Dan Glazebrook “la Russia ha ottenuto di più in una settimana di raid aerei che la Coalizione in un anno” e in effetti sono i fatti a confermarlo, con le varie formazioni jihadiste che perdono terreno e i vari paesi finanziatori dei cosiddetti “ribelli moderati” ma non troppo che si agitano, come Turchia e Qatar, legati all’area Fratelli Musulmani e principali sponsor delle milizie jihadiste, ma anche l’Arabia Saudita che minaccia di incrementare la fornitura di armamenti ai ribelli in seguito ai raid russi. 1 2

Nel frattempo arriva la notizia della dichiarazione di guerra fatta dal ramo siriano dei Fratelli Musulmani nei confronti della Russia. Notizia riportata da diversi siti jihadisti e rilanciata anche da al-Arabiya, the Guardian e Kavkazpress. Secondo i Fratelli Musulmani la jihad contro l’occupazione russa è un dovere di tutti coloro che sono in grado di usare armi. 3 4 5 Il capo mediatico dei Fratelli Musulmani siriani, Omar Mushawah, è stato citato così: “Noi, i Fratelli Musulmani, confermiamo che stiamo assistendo a una vera e propria occupazione russa…….e resistere l’occupante è un dovere legittimo”. Un altro comunicato ufficiale è poi arrivato dal sito dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani, dove l’intervento russo contro i jihadisti viene spacciato per attacco contro l’Islam sunnita da parte di Russia, Iran e Egitto. Il comunicato dei Fratelli Musulmani invoca poi una resistenza come quella in Cecenia e Afghanistan che avrà “conseguenze tragiche” per Teheran, Mosca e i suoi alleati. Le critiche non vengono risparmiate agli Stati Uniti, accusati di connivenza e di non fare abbastanza per fermare l’intervento militare russo. I Fratelli Musulmani affermano poi che l’occupazione russo-iraniana della Siria “creerà un ambiente ostile e spargerà violenza settaria in tutto il mondo”. Una possibile minaccia? 6

A dar manforte alle gravi esternazioni degli islamisti scendono anche diversi predicatori di fama internazionale come Yusuf Qaradawi, capo spirituale dei Fratelli Musulmani e dell’Unione Mondiale degli Ulema Musulmani che incita alla “resistenza” e punta il dito contro Russia, Egitto e Iran. 7 In Russia i Fratelli Musulmani sono stati dichiarati organizzazione terrorista nel 2003 con una sentenza della Corte Suprema per aver creato e coordinato la Majilis ul-Shura dei Mujahideen del Caucaso. Un gruppo terrorista responsabile di numerosi attentati in territorio federale e con a capo Shamil Basaev e Ibn al-Khattab. Contro Mosca sono poi intervenuti anche una cinquantina di ulama sauditi non ufficialmente affiliati al governo di Riyadh, i quali hanno invocato la “guerra santa” contro Bashir Assad e i suoi alleati russi e iraniani. Il tentativo, anche in questo caso, è quello di spacciare i raid russi per una lotta contro i sunniti architettata da “crociati ortodossi”, “safavidi” e “alawiti”: “I santi guerrieri della Siria stanno difendendo la nazione islamica. Fidatevi di loro e supportateli, perché se saranno sconfitti, Dio non lo permetta, sarà il turno degli altri paesi sunniti, uno dopo l’altro…….La coalizione occidentale-russa con i safavidi e gli alawiti stanno facendo la guerra ai sunniti e ai loro paesi”. 8

Una strategia, con fini chiaramente politici, tipica di quegli ambiti islamisti che cercano di strumentalizzare l’aspetto religioso-settario per innalzarsi come depositari e protettori del credo contro i “miscredenti”, una retorica fallimentare già vista in Egitto nell’estate del 2013 da parte del ramo egiziano dei Fratelli Musulmani. Il risultato fu il primo pogrom della storia egiziana, contro un gruppo di sciiti. I Fratelli Musulmani però hanno fatto male i conti perché la storia insegna che nessun gruppo terrorista ha mai tratto vantaggio dal minacciare Mosca. Forse sperano nell’ennesima protezione da parte dell’Occidente, amministrazione Obama in primis? Plausibile, ma rischioso. In Egitto Washington nulla ha potuto contro la rivolta popolare del 2013 spalleggiata dall’esercito e anche se la Fratellanza è ancora libera di operare in Occidente, risulta internamente frammentata e depotenziata. Mosca dal canto suo non si è mai fatta problemi a perseguire i terroristi, che si tratti di islamisti o separatisti, ovunque essi si trovassero.