Le autorità iraniane addette al controllo dei confini attualmente stanno affrontando una delle sfide più insidiose e impellenti per il governo di Teheran: il contrabbando di merci che vengono trasportate in Iran dai paesi confinanti, giunto a tale livello da danneggiare l’economia del paese degli Ayatollah. In particolare sono migliaia i curdi iracheni che, in accordo con i contrabbandieri iraniani, portano le merci più richieste all’interno dei confini persiani. Gli uomini curdi che svolgono questa attività vengono chiamati “kolbari” (“kolbar” al singolare n.d.r.), i quali pur di assicurarsi una fonte di profitto per mantenere la propria famiglia camminano per chilometri lungo i sentieri montuosi tra Iraq e Iran carichi di merci sulle spalle. Un lavoro sfiancante a cui si deve aggiungere il pericolo di essere uccisi dalle guardie di confine.

Kolbari

“Kolbari”

 

L’Ayatollah Khamenei ha dimostrato grande pragmatismo e umanità quando, già nel 2016, parlava in riferimento al fardello del contrabbando:

“Bisogna essere determinati nel combattere il commercio illegale; ma non mi riferisco a un povero e indipendente kolbar del Belucistan costretto ad attraversare il confine – con chili di merci che gli spezzano la schiena – per tentare di guadagnare il minimo per sopravvivere. Loro non sono il problema. Quella che va abbattuta è la fitta rete di contrabbandieri che noi, come stato sovrano, non possiamo tollerare.”

Nonostante le parole della Guida suprema dell’Iran, il numero di kolbari uccisi dalle guardie di confine continua ad aumentare senza cenni di rallentamento. Anzi. La questione è ben lontana dall’essere risolta. A Baneh, città iraniana vicina al confine con l’Iraq, a inizio luglio sono stati uccisi 8 contrabbandieri; nel 2016 il numero di kolbari uccisi ha raggiunto quota 50 mentre, in questi primi sei mesi del 2017, sono 40 i contrabbandieri rimasti vittime del fuoco delle guardie iraniane e intorno ai 90 quelli feriti gravemente. Attualmente la ‘zona calda’ rimane quella al confine con le aree a maggioranza curda, tanto che gli scontri tra curdi e guardie di confine avvengono a cadenza settimanale. Inoltre è necessario prendere in considerazione le tensioni tra le milizie curde sunnite e le autorità di Teheran, elemento che non gioca a favore dei kolbari, che spesso si trovano in mezzo agli scontri a fuoco dei due schieramenti durante il percorso che dovrebbe portarli in Iran.

Immagini dalle ‘vie del contrabbando’ vicine ai confini iraniani

Il mercato di contrabbando in Iran crea un giro di denaro per nulla indifferente: secondo le stime, ogni anno, vengono trasportati beni – illegalmente – per un valore che si aggira intorno ai 3miliardi e mezzo di dollari. Anche se in molti sono convinti che la cifra andrebbe quantomeno triplicata, dato che bisognerebbe prendere in considerazione il valore delle merci sul mercato. Inutile dirlo, i veri beneficiari di questo commercio non sono i kolbari – che vengono pagati una miseria – ma i grandi mercanti di contrabbando iraniani. Tale sistema permette a questi ultimi di non pagare tasse e tariffe sui beni importati, ma in questo modo a risentirne è l’economia iraniana, che viene danneggiata anche dalla conseguente diminuzione della produzione interna.

D’altra parte per risolvere la questione bisognerebbe trovare una maniera per permettere ai contrabbandieri curdi di trovare un altro lavoro, ovvero un’altra fonte di introiti. Le zone da loro abitate sono molto povere, escluse da qualsiasi programma di investimento, quindi viene da sé che i curdi si arrangino come possono per tirare avanti. Anche perché i dati parlano chiaro: le comunità che vivono al confine tra Iraq e Iran hanno una percentuale di disoccupazione pari quasi al 50%.

E’ giusto sottolineare che alcuni kolbari siano “ufficializzati” tanto che il loro mestiere gli permette di sottoscrivere diversi tipi di assicurazioni e di godere perfino di una pensione, dopo i 65 anni di età e dopo almeno 15 anni di attività. Il punto è che anche i contrabbandieri cosiddetti “ufficiali” spesso devono trasportare illegalmente le loro merci. Questo perché per rendere legale il loro lavoro dovrebbero sempre essere in possesso di una licenza per il carico che trasportano; ottenere queste licenze o permessi, però, non è facile ed ecco perché anche i kolbari legali svolgono la loro attività illegalmente, dato che decidono di intraprendere il loro viaggio anche senza i sopracitati documenti necessari.

L’Iran contro ogni ipotesi di referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno: per Teheran, un’entità curda indipendente in Iraq potrebbe rappresentare una seria minaccia per il proprio territorio

Il vice-presidente iraniano Eshaq Jahangiri durante la prima settimana di luglio ha visitato il Kurdistan iracheno con l’obiettivo di discutere e trovare nuove soluzioni per fermare il ricco quanto dannoso mercato di contrabbando. Ha detto che “vedere uomini svolgere un lavoro così sfiancante è doloroso” e che quindi “è nostro compito trovare il modo di aiutarli.” Secondo il vice-presidente Jahangiri l’unica soluzione per risolvere la questione “è adottare piani di assistenza finanziaria che facilitino il processo di eliminazione di questa professione dalla società curda.” Nonostante risolvere i problemi legati al contrabbando sia una priorità per Teheran, è difficile credere che il governo decida di stanziare dei finanziamenti prima di vedere che fine farà il referendum per l’indipendenza del Kurdistan iracheno indetto dal leader del Partito democratico del Kurdistan (PDK) Massud Barzani e attesso per il 25 settembre prossimo. D’altronde perché utilizzare del denaro iraniano per favorire la Regione autonoma curda, sempre più vicina e sottomessa a Stati Uniti e Turchia?