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In queste ultime settimane non si fa che leggere dell’utilizzo di scudi umani in Iraq da parte dello Stato Islamico. Era dai tempi della prima guerra del Golfo che non si faceva riferimento a questa pratica vietata dalla quarta convenzione di Ginevra. Se Saddam Hussein fu il primo a ricorrere all’uso di cittadini stranieri (specialmente inglesi e americani) per proteggere i palazzi governativi dai raid della coalizione, in seguito solo sporadicamente furono avanzate accuse simili contro i Talebani, Hamas, Gheddafi e Assad, senza che ne sia però mai stata portata alcuna prova . La spiegazione infatti è abbastanza semplice: utilizzare i propri cittadini come scudi contro i bombardamenti non è funzionale neppure per il peggiore e più sanguinario regime – che anzi si regge sul consenso della propria popolazione -; ma neppure offre un gran deterrente nei confronti del nemico, che può legittimamente infischiarsene delle vittime, dal momento che non solo non sono suoi connazionali, ma può anche servirsene per denunciare l’atrocità del governo che combatte. Inoltre, anche se le leggi internazionali proibiscono l’uso di colpire i civili, è consentito agli eserciti di attaccare obiettivi sensibili e legittimi, considerando i caduti alla stregua di “danni collaterali”, a patto che questi siano proporzionali ai danni inflitti al nemico.

Già, ma chi stabilisce quale sia la corretta proporzione e soprattutto, se Saddam in questo modo voleva preservare edifici conosciuti all’intelligence occidentale, quale sarebbe invece il vantaggio per l’Isis di raggruppare inermi civili intorno obiettivi sensibili, smascherandone così il loro occultamento e la loro funzione? Come riportato da molte testate occidentali, gli uomini di al-Baghdadi starebbero rastrellando diversi villaggi per utilizzarne gli abitanti in questo modo; eppure contemporaneamente avrebbero anche giustiziato centinaia di civili, gettandoli in fosse comuni nei dintorni di Mosul. Un’evidente contraddizione: perché uccidere proprio coloro che sarebbero più utili da vivi? Certo, i miliziani del Califfato non sono iracheni né siriani, quindi tecnicamente non starebbero eliminando i propri concittadini e magari si starebbero concentrando sulle minoranze a loro sgradite; ma comunque perché proprio ora starebbero facendo fuori i loro preziosi scudi umani?

Non si parla di una nuova tregua dopo quella, unilaterale di tre giorni, decretata dai russi per consentire ai civili e ai feriti di uscire dai quartieri controllati dai miliziani islamici. Nessuno ne ha approfittato per mettersi in salvo e questo perché le bande armate che tengono Aleppo est hanno aperto il fuoco su chiunque provasse ad andarsene.

Confuse e contraddittorie sono le notizie che giungono ultimamente dal fronte iracheno: alcuni scrivono che la dirigenza dell’Isis starebbe fuggendo verso Raqqa; altri l’esatto opposto; eppure tutti concordano nel sostenere che i convogli motorizzati degli jihadisti si muovano liberamente da una parte all’altra della frontiera – forse allora carichi di scudi umani che garantiscano la sicurezza del viaggio? -; anche se resta altamente improbabile che i jet della coalizione o dei russi risparmierebbero questi facili obiettivi, se al loro interno fossero a conoscenza della presenza di importanti esponenti. Difficilmente la presenza di questi scudi umani li fermerebbe dall’eliminare il califfo in persona o i suoi luogotenenti. Sarebbe assai “proporzionale” al risultato bellico. Singolare è poi come l’utilizzo di scudi umani salti fuori proprio ora – al quinto anno di guerra -, in coincidenza con l’offensiva a Mosul, quasi – a voler pensare male – nel tentativo di “mettere le mani avanti” sulle vittime civili che i bombardamenti sulla seconda città più popolosa dell’Iraq inevitabilmente provocheranno. Eppure a ben vedere in ogni conflitto che si svolga in contesti urbani densamente abitati tutti i civili sono di fatto degli scudi umani; non occorre che le loro case siano sfruttate come depositi di munizioni o centri comando. 

Gli stessi cittadini di Aleppo est non sono forse scudi umani utilizzati dai terroristi per impedire il bombardamento massiccio della città e l’ingresso dell’esercito nel quartiere? L’ultima breve tregua concessa dai russi per permettere agli abitanti di Aleppo est di abbandonare la zona dei combattimenti è fallita; non perché i residenti abbiano deciso di resistere fino all’ultimo respiro come a Leningrado o a Stalingrado, ma più semplicemente perché i cosiddetti “corridoi umanitari” da cui sarebbero dovuti uscire sono stati oggetto del continuo fuoco dei cecchini. Anche tre soldati russi sono stati feriti ai check-point. D’altronde gli abitanti di Aleppo sono preziosi per i terroristi, anche se nessuno gli chiama scudi umani. Forse perché per essere considerati tali devi essere oggetto delle bombe occidentali; mentre sotto quelle di fabbricazione russa si tratta solo di ingiustificate inermi vittime civili.