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Nel suo intervento all’Assemblea parlamentare Nato di lunedì – che non a caso si è tenuta a Istanbul, come non a caso quella precedente in Polonia – Stoltenberg ha subito speso parole di apprezzamento per la Turchia, elogiando il coraggio dimostrato dai parlamentari turchi durante il fallito golpe del 15 luglio scorso:

“Questo deve servirci da monito. Ci deve ricordare che la democrazia e la libertà non vanno date per scontato”.

I venti di democrazia e libertà non spirano certo impetuosi in Turchia in questa fase storica, ma la Nato ha bisogno del paese di Erdogan e senza sosta lo corteggia in ogni occasione possibile. Stoltenberg ha poi lanciato un appello per la ratifica del trattato d’adesione del Montenegro alla Nato, così da consentire l’ingresso del paese nell’organizzazione nordatlantica entro il 2017:

“Il trattato è stato firmato, ora rimane solo la ratifica. Molti paesi hanno già ratificato l’accordo di adesione del Montenegro, ma deve essere fatto in tutti i 28 parlamenti dei paesi alleati. Chiedo quindi a quei parlamenti che non hanno ancora ratificato l’accordo di farlo il prima possibile. E’ una vostra responsabilità”.

Il segretario generale ha quindi auspicato che i parlamenti dei paesi alleati ratifichino il protocollo di adesione di Podgorica entro il prossimo vertice della Nato, che si terrà a Bruxelles, “di modo da poter accogliere il Montenegro come membro a pieno titolo dell’Alleanza” nel 2017. Stoltenberg ha poi sottolineato l’intenzione di rafforzare la presenza della Nato lungo i suoi confini orientali per difendersi dalla minaccia russa ma, allo stesso tempo, ha confermato la volontà dell’organizzazione nordatlantica di non partecipare alle operazioni militari attualmente in corso in Siria e in Iraq contro le milizie di Al-Baghdadi. Una scelta di priorità, per quanto riguarda la selezione dei nemici dell’Occidente, piuttosto particolare. In compenso Stoltenberg ha promesso l’inizio del programma di addestramento per le forze locali in Iraq, come già fatto in Giordania, promettendo che:

“L’addestramento delle forze di difesa locali è una delle migliori armi nella lotta contro il terrorismo.”

Discorso in lingua originale di Jens Stoltenberg all’assemblea parlamentare NATO tenutasi ad Istanbul parte 1 di 2

Ha poi continuato affermando che attualmente la Nato sta già addestrando centinaia di militari in Giordania e che recentemente si è deciso di estendere gli sforzi per l’addestramento e il capacity building in Iraq. “Questo lavoro inizierà il prossimo anno e si tratta di un importante contributo alla lotta contro lo Stato islamico.” Ieri sono proseguiti i meeting previsti e nell’incontro avvenuto a Bruxelles Stoltenberg e il primo ministro Vucic hanno discusso direttamente riguardo l’addestramento di militari iracheni. L’obiettivo, confermato dalle loro parole, sarebbe quello di lavorare in maniera più stretta per combattere lo Stato Islamico, anche se è “ancora presto per dire se ciò accadrà effettivamente”, ha ricordato Jens Stoltenberg. Il segretario generale della Nato ha concluso il tema della discussione dicendo di credere profondamente nel potenziale della cooperazione tra Unione europea e Nato, citando poi sbrigativamente i bombardamenti in Kosovo del 1999, che ha liquidato con poche parole:

“Lo scopo della campagna aerea nel 1999 era proteggere civili e lo abbiamo fatto. La perdita vite innocente è stata una tragedia e me ne rammarico profondamente.”

Cionondimeno è risultata chiara l’intenzione di corteggiare la Serbia. Ponendo come premessa che la Nato rispetta la neutralità del paese e che l’Organizzazione si felicita della crescita e del rafforzamento economico di Belgrado, il segretario della Nato ha poi ricordato l’impegno personale di Alexandar Vucic dimostrato nel tentativo di portare avanti il dialogo con Pristina e nel supporto dimostrato nel trattare la crisi migratoria.

“La Serbia – ha osservato Stoltenberg – è parte integrante della famiglia europea. Condividiamo gli stessi valori: diritti umani, democrazia e stato di diritto.”

Il segretario generale non ha però dimenticato gli avvenimenti del 16 ottobre scorso in Montenegro, quando più di 20 cittadini serbi sono stati arrestati con l’accusa di aver pianificato un attentato terroristico per sabotare il risultato elettorale delle elezioni parlamentari: “Accolgo con favore l’apertura di indagini in Montenegro e in Serbia sui tentativi di interferire nelle elezioni in Montenegro.” La risposta di Vucic è subito arrivata per smentire l’antagonismo serbo nel percorso del Montenegro verso la Nato e per negare attività sovversive nel suo paese:

“La Serbia non è e non sarà mai un luogo dove vengono preparati tentativi criminali nei confronti di altri paesi”

Ha sentenziato ieri a Bruxelles il primo ministro della Serbia, Alexandar Vucic.

“Come paese – ha poi concluso – abbiamo agito in modo responsabile.”

Discorso in lingua originale di Jens Stoltenberg all’assemblea parlamentare NATO tenutasi ad Istanbul parte 2 di 2