Quei lunghi istanti, eppure solo 1,35 millisecondi di fissione dell’uranio, hanno costituito lo spartiacque della storia contemporanea. Un atto che, a livello strategico-militare non aveva alcuna valenza, vista l’ormai velleitaria e disperata resistenza nipponica; uno stratagemma lungimirante, che puntava piuttosto a mostrare all’ormai già rivale Unione Sovietica chi dovesse imporre la propria supremazia militare sull’altro. Un terrorismo, psicologico e armato, che ha costituito una sorta di auto-investitura a guida del mondo. Non si può certo contestare la riuscita di tale intento, che ha consacrato gli Stati Uniti come prima superpotenza mondiale, ma che cela tante torbide vicende, di cui ancora oggi si pagano le conseguenze. Un numero di vittime accertate compreso tra i 100 000 e i 200 000 individui, soprattutto tra i civili, ignari del fatto che quel 6 agosto 1945 avevano appena iniziato una giornata che non avrebbero mai portato a conclusione.

Impressionanti sono state anche i fardelli ambientali e biologici occorsi in seguito allo sgancio di “Little Boy” e “Fat Man” (così furono battezzati i due ordigni prodotti a Los Alamos), che hanno prodotto danni biologici sugli individui nati fino a diversi anni dopo l’evento, estendendo la probabilità di neoplasie o malformazioni legate all’esposizione alle radiazioni per diverse generazioni. Certamente oggi ci auguriamo che da tale grave crimine il mondo abbia compreso quanto crudele e temibile possa rivelarsi il genio umano, tant’è che i vari Fermi, Oppenheimer, Segrè, Wigner, Compton, – alcuni dei padri del progetto Manhattan – sono rimasti impressionati dalla eccezionale potenza distruttiva di tale arma. Difatti, è doveroso ribadire come il genio scientifico debba sempre essere impiegato per perseguire obiettivi costruttivi e vantaggiosi per la società.

Pur spaventati dal più grave crimine di guerra della storia dell’umanità, i governanti non pare abbiano compreso a pieno la significatività dell’atto, per cui si osservano isolati fenomeni di proliferazione nucleare, di cui Israele, India e Pakistan costituiscono gli esempi più eclatanti, essendo tre dei quattro Paesi attualmente in possesso di armi atomiche e non parte del Trattato di Non Proliferazione Nucleare del 1970. In particolare lo stato sionista mediorientale rappresenta oggi la maggiore minaccia nucleare mondiale, con il suo programma atomico militare mai interrotto, le sue centrali create in collusione con le democrazie occidentali e gli effetti delle scorie che provocano l’esponenziale aumento dell’incidenza di tumori nella regione palestinese dell’Hebron. Gli Stati Uniti, pur non portando avanti operazioni militari che prevedono l’utilizzo di armi atomiche, procedono a seminare terrore in varie regioni del Medio Oriente, dell’Europa Orientale e del Maghreb, sotto il consunto vessillo della diffusione della libertà e della democrazia. L’età matura raggiunta da tale occorrenza non ne segna un declino ideologico, bensì si nota come il pugno di ferro goda di ottima salute e di una intramontabile freschezza e oggi, pur spesso senza atomi radioattivi, l’esportazione della democrazia continua sulla falsa riga di quel copione scritto 70 anni fa, con nuovi protagonisti, imponendo con lo strumento del terrore l’ingiusta legge della potenza.