Il divorzio tra Grecia ed UE si farà, ma non adesso; è questo quello che emerge dalle indiscrezioni di questi giorni. Prima o poi Tsipras dovrà compiere il passo che manderà il suo paese fuori dalla moneta unica e questo il premier greco lo sa, altrimenti non si spiegherebbe l’avvicinamento a Mosca di questi giorni, così come prima o poi i signori della troika e dell’UE dovranno considerare l’addio di Atene.

Quel che sta accadendo in queste ore, anche se i media tradizionali parlano di termini quali ‘salvataggio’ oppure ‘definitivo ancoraggio’ all’Euro, sembra orientato in questo senso: entrambe le parti sanno che un sistema di eccessiva austerità non potrà reggere a lungo, ma nessuna delle due sa cosa può avvenire in caso di uscita e soprattutto manca da parte di Atene e Bruxelles una vera e propria ‘exit strategy’. Dunque, il problema greco non è risolto ma solo rinviato.

Nel frattempo, tanto Tsipras quanto la troika cercano e cercheranno nei prossimi mesi di tirare la corda ed orientarla verso il proprio interesse.

Da un lato, il governo greco cercherà di far passare questo nuovo accordo come quello più soft che è stato possibile ottenere e che soprattutto tale accordo è frutto di una proposta di Atene e non, come invece avvenuto in passato, una semplice imposizione dettata dall’UE ed accettata passivamente dai governi targati PASOK e Nuova Democrazia.

Dall’altro lato, UE e troika punteranno sul fatto che comunque si tratta di un accordo che va ad incidere ulteriormente sul welfare e potrebbe essere mal digerito dalla maggioranza e soprattutto dall’elettorato greco. Bisogna fare infatti molta attenzione circa quello che accadrà nei prossimi giorni all’interno della politica ellenica: in primis, bisognerà vedere come Tsipras riuscirà a far passare l’accordo con l’Europa alla sua maggioranza; in tal senso, l’entourage del premier è ottimista, specie perché non si andranno a colpire direttamente i ceti più deboli, ma i mal di pancia per una nuova impennata dell’IVA e per un nuovo ritocco dell’età pensionabile non possono certo essere considerati come ipotesi da scartare.

In secondo luogo, da Atene si parla già di un possibile accordo tra Syriza ed alcuni partiti di opposizione appositamente per il piano concordato con Bruxelles; ma questa sarebbe vera e propria sconfitta politica per Tsipras ed è su questo che l’UE spingerà, in quanto Bruxelles sa come lo spettro di elezioni anticipate (con i pericoli insiti per Tsipras) potrebbero essere automatiche ed immediatamente successive all’accordo.

Una strategia di logoramento reciproca quindi, che però rivela nient’altro che incapacità di tutte e due le parti di prevedere davvero gli scenari di una Grecia fuori dall’Euro, eventualità tutt’altro che scongiurata con l’accordo che sarà siglato a breve.

Tsipras ha voluto avere, nei primi mesi di governo, la possibilità di portare a casa riforme di respiro per il martoriato popolo greco, ma senza valutare l’ipotesi di uscire dall’Euro; l’Europa sa bene il contraccolpo ‘pubblicitario’ che avrebbe l’uscita della Grecia dalla moneta unica. Nessuno quindi vuole arrivare all’inevitabile adesso; Tsipras vuole tempo per vedere alternative alla permanenza in Europa, l’Europa vuole tempo per logorare il governo di Atene.

La partita insomma è ancora aperta: nel frattempo, le mense della solidarietà ad Atene si riempiono sempre di più e la povertà aumenta giorno dopo giorno. Di certo, agli occhi della popolazione greca e di quella europea in generale, l’Euro non sembra più quel tabù intoccabile sempre descritto nei vari anni: un governo è andato molto vicino all’uscita dalla moneta unica e nei prossimi mesi questa eventualità potrebbe essere molto più che un’ipotesi.