Proseguono i raid aerei russi contro i jihadisti in Siria: nelle ultime 24 ore i Sukhoi di Mosca hanno effettuato 18 attacchi contro 12 obiettivi, distruggendo tra l’altro un posto di comando, un centro di comunicazione, bunker, depositi di armi e carburante, nonchè un campo di addestramento dell’Isis. Colpiti anche obiettivi a Qarytain, città nella zona di Homs e controllata dal Califfato. Mosca fa sul serio, non sono soltanto i fatti a dimostrarlo ma anche le reazioni della cosidetta “Coalizione”: amministrazione Obama, Turchia, Arabia Saudita e Qatar. Delle reazioni che hanno portato a esternazioni incongruenti e contraddittorie, come quella dei ribelli siriani e di Samir al-Nashar, membro della “Coalizione Nazionale Siriana”, secondo cui i raid russi avrebbero colpito Rastan, dove non sono presenti jihadisti dell’ISIS ma oppositori di Assad. Notizia rilanciata da numerosi media occidentali. Peccato però che la zona di Rastan risulta invece proprio sotto il controllo degli uomini del Califfato tanto che proprio lì, lo scorso 22 settembre, sette ragazzi accusati di essere gay erano stati giustiziati dall’ISIS, mentre altri due erano stati uccisi nella cittadina di Hreitan, vicino Aleppo. La notizia era stata tra l’altro lanciata dal Syrian Observatory for Human Rights e ripresa dal quotidiano online britannico “The Mirror”. 1 Nel momento in cui le operazioni anti-terrorismo sono iniziate, improvvisamente Rastan è stata dichiarata zona non in mano all’ISIS e tra le fonti vi è anche quella Syrian Observatory for Human Rights che pochi giorni prima aveva denunciato il massacro dei presunti omosessuali. 2

Syrian Observatory for Human Rights

Il giornalista Nimrod Kamer si è recato a Coventry, dove la SOHR ha sede, per incontrare il direttore, ma la realtà che ha trovato è risultata diversa dalle aspettative: “La casa con due stanze da letto, dove risiede l’immigrato siriano Rami Abdel Rahman, per gli ultimi quattro anni è stata la base dell’organizzazione e la fonte informativa per qualsiasi faccenda legata alla Siria, incluso il conteggio dei morti. Nessuno sa di preciso con chi Abdel Rahman sia in contatto in territorio siriano, ma le informazioni continuano ad arrivare, solitamente in modo drammatico e con pochi dettagli……..” Kamer non ha avuto fortuna nel trovare il direttore a casa, ma è riuscito a raggiungerlo al telefono per porre alcuni quesiti sull’ “organizzazione mediatica” da lui diretta, ma Abdel Rahman non ha gradito il termine, replicando così: “Non sono un’organizzazione mediatica. Lavoro da casa, dalla mia casa privata”. Kamer ha inoltre raccontato che il direttore è apparso piuttosto ansioso, citando i rischi di una eventuale intervista in quanto “lo vogliono morto”, senza specificare chi sono i mandanti. Abdel Rahman ha inoltre chiesto a Kamer di fargli avere il proprio nominativo e informazioni dettagliate da inoltrare alla polizia. Kamer ha puntualizzato che un’organizzazione del genere dovrebbe aspettarsi la visita di giornalisti pronti a fare domande, specialmente viste le insolite condizioni dell’organizzatione in questione. 3

Jihadisti “moderati” e “jihadisti estremisti”

L’amministrazione Obama ha immediatamente accusato Mosca di colpire i cosidetti “ribelli moderati” anti-Assad invece dell’ISIS, ma chi intende con “ribelli moderati”? Considerato che secondo molti analisti quello che era una volta l’Esercito Libero Siriano non esiste più da tempo e che le armi sono confluite agli altri gruppi jihadisti, non soltanto l’ISIS ma anche Jaish al-Fath, coalizione nata a inizio 2015 da un accordo fra Arabia Saudita, Qatar e Turchia, i finanziatori e che include gruppi come i qaedisti di Jabhat al-Nusra e Ahrar al-Sham. Lo ha illustrato anche il noto giornalista e reporter britannico Robert Fisk in un articolo pubblicato sull’Independent lo scorso giugno:

“…Il problema è che le armi della CIA si sono riversate per anni in Siria attraverso la Turchia e sono inevitabilmente finite nelle mani di Isis, al-Nusra e l’ora pressochè inesistente “Esercito Libero Siriano….”. 4

Nulla di nuovo, si sapeva che le armi ai jihadisti arrivavano dalla Turchia, in più occasioni infatti il governo Erdogan è stato colto in flagrante mentre spediva camion pieni di armamenti ai jihadisti e sono anche stati immortalati comandanti dell’ISIS ricoverati negli ospedali turchi. Altrettanto noto è il fatto che gli estremisti sunniti in Siria e Iraq ricevono ingenti finanziamenti anche da Arabia Saudita e Qatar, quest’ultimo particolarmente interessato alle fazioni jihadiste ideologicamente legate ai Fratelli Musulmani, organizzazione a sua volta interessata ad avere un ruolo dominante in una eventuale Siria post-Assad, in particolar modo dopo le disastrose esperienze in Egitto e Tunisia. Uno scenario, quello di una Siria guidata dagli “Ikwhan”, che alletta pure il presidente turco Erdogan, anch’egli legato all’area Fratelli e forte sostenitore di un intervento contro Assad. Il punto però è un altro, da quando al-Qaeda è diventata “moderata”? Cosa si intende con questo termine? Fino a poco tempo fa al-Qaeda era il principale nemico del mondo libero, tanto che diversi paesi sono stati invasi e bersagliati con raid sistematici da parte delle varie “coalizioni”: Afghanistan, Somalia, Yemen, Sudan, Iraq, Mali e Pakistan lo sanno bene. Lo stesso Ayman al-Zawahiri, in un messaggio lanciato a inizio 2015, aveva invocato la jihad nel Bangladesh, ultima “mira” del jihadismo globale. E’ possibile dunque che al-Qaeda diventi moderata in Siria e organizzazione terrorista in Afghanistan o in Bangladesh? I conti non tornano. La Russia questo lo sa bene e sa anche che tra le fazioni jihadiste definite “moderate” ci sono interi battaglioni di tagliagole provenienti da Cecenia e Daghestan e legati all’Emirato del Caucaso e ad al-Nusra. Tra queste la Crimean Jamaat e il controverso gruppo Jaish Muhajireen wal-Ansar, passati nuovamente con al-Nusra nel settembre 2015 dopo alcune divisioni interne. 5 L’Emirato del Caucaso è responsabile di numerosi attentati in territorio federale russo, tra cui i sanguinosi attacchi di Volgograd del dicembre 2013. E’ plausibile dunque pensare a una fase post-Assad dove saranno inglobati gruppi del genere? Difficile crederlo.

I Fratelli Musulmani

Un altro tasto dolente della strategia Obama è quello dei Fratelli Musulmani, organizzazione supportata dalla sua amministrazione durante le rivolte del 2011, sia in Tunisia che in Egitto, al punto che Washington continuò ad appoggiare Mohamed Morsy anche durante la rivolta del popolo egiziano nell’estate 2012 contro il governo islamista, generando l’ira di tanti. L’amministrazione Obama fu costretta a ritirare la propria ambasciatrice al Cairo, Anne Patterson in seguito alle violente proteste contro gli Usa. Che i Fratelli Musulmani ricoprissero un ruolo di primo piano all’interno del Consiglio Nazionale Siriano non è un segreto 6 e nemmeno che la Fratellanza Musulmana in Egitto ha più volte invocato un intervento armato in Siria a favore dei ribelli nel 2012. 7 Nello stesso anno il New York Times pubblicava un articolo su alcuni rifornimenti di armi messi in moto dalla CIA tra il 2011 e il 2012 al confine tra Turchia e Siria per rifornire i “ribelli”, nonostante le smentite dell’amministrazione Obama. Il New York Times afferma inoltre che le armi erano finanziate da Qatar, Turchia e Arabia Saudita e fatte passare attraverso il confine grazie ad alcuni intermediari tra cui esponenti dei Fratelli Musulmani 8. Sarà un caso, ma i Fratelli Musulmani erano stati designati come organizzazione terrorista in Russia già nel 2003, con sentenza della Corte Suprema, per appoggi ai terroristi ceceni, molti dei quali confluiranno poi nell’Emirato del Caucaso. 9 A questo punto non resta altro che riflettere attentamente.