La questione del prolungamento o della revoca delle sanzioni alla Russia verrà discussa la prossima settimana a Monaco, durante la Conferenza per la Sicurezza, alla quale parteciperà anche il primo ministro russo Dmitry Medvedev. Questa volta però, l’attitudine di molti stati europei è diversa da quella mostrata quando, nell’estate del 2014, acconsentirono ad imporre sanzioni economiche contro il paese al comando di Vladimir Putin. Allora i leader europei sembravano aver avuto sufficienti rassicurazioni dal loro padrone a stelle e strisce: ecco allora che Merkel e Renzi subito parvero dimenticarsi degli accordi presi dai loro governi con quello di Putin. Da una parte il nostro primo ministro, che dall’inizio del suo mandato stava proseguendo il progetto per il gasdotto South Stream iniziato dal governo Berlusconi, ha improvvisamente interrotto i procedimenti per il completamento del progetto. Dall’altra Frau Merkel, che certa di poter contare sull’appoggio della Turchia per le forniture di gas non ha pensato due volte a recidere i rapporti con l’ex Unione Sovietica – o almeno, quelli di facciata. Non sono passati nemmeno due anni e visto il cambio di rotta di molti stati europei non sembra poi così sbagliato affermare che i leader dell’Ue abbiano sbagliato a fare i conti.

Tra i paesi sovrani che a gran voce lamentano i danni delle sanzioni e invocano la loro conseguente revoca, spiccano proprio Germania ed Italia, le più duramente colpite dalla crisi dei migranti e dagli ingenti danni economici – causati dal rinculo dopo l’esplosione delle sanzioni – che deprimono le loro economie. Il Primo Ministro Matteo Renzi aveva sorpreso tutti già a dicembre, quando fece storcere il naso ai più grandi funzionari europei opponendosi al rinnovamento automatico delle sanzioni economiche per la Russia, chiedendo invece di discutere l’argomento in un summit da convocare a Bruxelles. Il cambiamento di rotta di gran parte dell’Europa è in netto contrasto con le dichiarazioni rilasciate ieri dal senatore americano John McCain. E’ stato proprio l’ex eroe americano veterano della guerra del Vietnam che perse le elezioni presidenziali del 2008 a vantaggio di Obama, che ieri, in un’intervista rilasciata alla testata russa Sputnik, ha affermato incurante delle opinioni europee: “Riconosco che ci siano molti segnali che facciano chiaramente capire come diversi stati europei vogliano l’annullamento delle sanzioni economiche, in particolar modo la Germania, ma nonostante l’attitudine delle singole entità europee la decisione finale spetta alla leadership americana.” Quindi in poche parole il tronfio senatore McCain riconosce e comprende il disagio che molte economie europee stanno soffrendo, ma ci tiene a sottolineare come l’ultima parola spetti a Washington.

Le sanzioni economiche contro la Russia furono introdotte nel luglio 2014, sarebbero dovute rimanere in vigore per un anno, periodo di tempo poi esteso a causa della crisi in Ucraina e dell’annessione della Crimea. Erano e sono incluse restrizioni sui crediti per le maggiori banche russe, per le compagnie petrolifere e quelle della Difesa; inoltre Bruxelles ha imposto ulteriori restrizioni per le forniture di armi e di qualsiasi tipo di equipaggiamento militare. La Russia aveva risposto con un embargo sui prodotti agricoli, alimentari e sulle materie prime contro tutti i paesi che decisero di far parte al progetto delle sanzioni. Già nel 2014 il Vice-Presidente americano Joe Biden ammise come l’imposizione delle sanzioni nei confronti della Russia da parte dell’Europa fosse una chiara forzatura del volere statunitense: “Furono il governo americano e il presidente degli Stati Uniti che insistettero, quasi fino a mortificare la sovranità europea, affinchè l’Ue appliccasse misure in grado di danneggiare l’economia russa.” L’aveva detto Joe Biden quasi due anni fa. Ora speriamo che i leader europei alzino la testa e comincino a perseguire gli interessi delle loro nazioni, anziché quelli della superpotenza degli United States. Se la decisione finale spetterà “alla leadership americana”, come dice John McCain, lo giudicheremo tra una settimana a Monaco.