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  • Prima ancora della formazione degli stati islamici e dell’arrivo di Maometto il mondo preislamico, il quale partiva dalla Turchia (ai tempi, Cappadocia e Anatolia) fino ad arrivare allo Yemen (ai tempi, il presunto Regno di Saba), già divideva sé stesso in due macro etnie chiamate:

ʿAdnānī o Ismaeliti (arabi settentrionali) discendenti da ‘Adnan, figlio di Nebaioth, nipote di Ismaele.

• E gli al-‘Arab al-‘Ariba (arabi meridionali) discendenti invece da Qahtan (o Yoqtan) secondo figlio di Eber, pronipote di Noè.

I primi si instaurarono inizialmente nelle zone dell’Iraq e della Siria fino ad arrivare a metà dell’odierna Arabia Saudita mentre i secondi occuparono lo spazio ora compreso tra Yemen, Oman, Bahrein ed Emirati Arabi Uniti, ai tempi collocabile con il Regno di Saba [Shebá, in arabo]. Tuttavia ci sono diverse eccezioni di arabi meridionali abitanti zone settentrionali, tra questi: i Sabei [Ṣābiʾa], risiedenti nella città turca di Harran nella provincia di Şanlıurfa in Mesopotamia meridionale, gli al-Ghasāsina (Ghassanidi) che furono il principale gruppo di arabi-cristiani monofisiti che migrarono dallo Yemen sin nella zona dell’Hawran in Siria meridionale o gli al-Lakhmiyyūn (Lakhmidi o Munadhridi [al-Munādhira]), anche loro arabi-cristiani, che invece si stanziarono in Iraq meridionale fondando la città di al-Ḥīra nell’attuale distretto di Kufa. Già allora i rapporti tra i due segmenti non erano certo pacifici e per secoli i due opposti si sono fatti guerra per decretare quale dei due ceppi fosse il più puro e il meno corrotto nel sangue (vedasi ad esempio il conflitto tra l’Impero sasanide e il Califfato dei Rashidun [Khilāfat al-Rāshidūn]), ma a placare queste continue tensioni fu proprio l’ultimo profeta dell’Islam, Maometto, il quale viene fatto discendere da ʿAdnān ed è quindi un arabo settentrionale a tutti gli effetti. Spenti i focolari di tensione dovuti al capostipite mitico di uno o dell’altro segmento, la comunità araba (ormai ufficialmente islamica) dovette nuovamente affrontare un’ulteriore spaccatura che, al contrario della prima, non verrà mai più risanata, quella tra sunniti e sciiti. Alla morte di Maometto avvenuta nel 632 d.C. i primi credevano che l’erede del profeta dovesse essere scelto tra i suoi discepoli secondo un sistemo meritocratico, i secondi invece erano convinti che solo i diretti discendenti di Maometto (la sua famiglia vera e propria) potessero venire scelti come guida dell’Umma. I due schieramenti si polarizzarono quindi sulle figure di Abū Bakr (ʿAbd Allāh ibn Abī Quhāfa), amico del profeta, per i sunniti e di Ali (ʿAlī ibn Abī Ṭālib), cugino di Maometto, per gli sciiti (il cui nome deriva appunto da: shī‛at ‛Alī ovvero “partigiani di Ali”). Ad avere la meglio furono i sunniti (Ahl al-Sunnah: “il popolo delle tradizioni) i quali riuscirono a diventare la corrente maggioritaria dell’Islam imponendo come successore Abū Bakr e successivamente altri due califfi sunniti ‘Omar ibn al-Khattàb (634-644) e ‘Othmàn ibn ‘Affàn (644-656); Ali riuscirà però a essere il quarto califfo (656-661) assurgendo anche al ruolo di Primo Imam per tutta la corrente sciita.

I nuovi ceppi arabi e le loro divisioni geografiche

Le conquiste e le guerre dell’Impero ottomano e devi vari califfati orientali permisero alla religione islamica di proliferare in tutto il mondo conosciuto, mutando in alcuni casi significativamente la demografia, gli usi e i costumi di diverse nazioni storicamente non arabe, come ad esempio nel nord Africa (ora notoriamente arabo-islamico) dove per via delle invasioni da est vi fu una lenta sostituzione etnica (dovuta anche ai continui contrasti con l’Impero romano con le Guerre puniche) che vide sparire progressivamente i popoli di origine fenicia per lasciar spazio ad etnie berbere e numide convertite successivamente all’Islam. A questo punto è fondamentale specificare alcune componenti culturali significative che interessano tutt’ora il nord Africa, ovvero la divisione (non del tutto arbitraria e che interessa anche il continente asiatico) tra ovest ed est, o meglio tra Maghreb (al-Maghrib) e Mashrek che propriamente significano: il “luogo del tramonto” (Maghreb) e il “luogo dell’alba” (Mashrek). Tutto ciò però non è da intendersi come una mera divisione geografica dettata dai movimenti solari bensì essi sono due macro ceppi che condividono usi e costumi simili tra loro e dissimili (ma non diversi) con i membri dell’”altra parte”, qua, un elenco chiaro e sintetico.
Maghreb: Marocco, Tunisia ed Algeria (alcune fonti antiche inserivano anche la Penisola iberica prima della Reconquista).
• Grande Maghreb: Mauritania, Marocco, Tunisia, Algeria e Libia.

mondo islamico

Mashrek: Libano, Siria, Iraq, Kuwait, le provincie turche di Hatay e Kilis e parte delle provincie di Gaziantep e Şanlıurfa, i governatorati di Ajlun, al-Zarqa, Balqa, Irbīd, Jerash, Madaba, Mafraq e parte dei governatorati di al-Karak e Amman in Giordania e infine le province di al-Jawf e al-Ḥudūd al-Shamāliyya in Arabia Saudita.
Grande Mashrek (non-Maghreb): Libano, Siria, Iraq, Kuwait, Turchia (solo le provincie di Hatay e Kilis e parte delle provincie di Gaziantep e Şanlıurfa), Giordania, Arabia Saudita, Bahrein, Qatar, Emirati Arabi Uniti, Oman, Yemen, Egitto e Sudan (gli unici due stati africani a non far parte del Maghreb).
La Grande Siria (Bilād al-Shām): regione storica (ora non più esistente a livello politico) confinante con il mar Mediterraneo a ovest, con il deserto siriano (o arabico) a est, con l’Egitto a sud e con l’Anatolia a nord.

E’ il progetto pan-arabo/siriano più audace che i movimenti nazionalisti abbiano mai proposto, esso si rifà principalmente all’estensione dei domini dell’Impero neo-assiro. Vi sono state però versioni aggiornate dei confini come quella del libanese Anṭūn Saʿāda, fondatore del Partito Nazionalista Sociale Siriano che aggiungeva all’espansione della Grande Siria anche Iraq e Cipro ampliando i confini fino al deserto del Sinai ad ovest e al Kuwait ad est. Le differenze sostanziali tra Maghreb e Mashrek non sono solo storiche (il Maghreb è stato “creato” successivamente dalla comparsa del popolo arabo e infatti sia Ismaele che Qahtan non proliferarono in Africa, bensì in Arabia) ma anche linguistiche poiché i popoli nord africani (chiamati successivamente arabi malikiti) altro non sono che l’unione dei popoli berberi (beduini non arabi del Sahara) con le popolazioni arrivanti dall’Anatolia e dall’Arabia. I berberi infatti non parlano arabo ma un dialetto proprio con caratteri completamente diversi dai nostri alfabeti, inoltre sono nomadi e politeisti quindi completamente diversi dall’arabo tipico (settentrionale o meridionale che sia); anche per questo l’arabo corrente parlato nel Maghreb è diverso da quello parlato nel Mashrek e nel Golfo persico.

 

Mondo arabo

Facile constatare quanto arabo e berbero siano lontani anni luce sia linguisticamente e foneticamente.

  • Le varie tipologie di Islam

 

Continuando in questo percorso storico e culturale è necessario far presente come col passare dei secoli le divisioni non furono solo più causa di differenze culturali e geografiche ma anche religiose e dottrinali; oltre alle due macro correnti sunnita e sciita, l’Islam si è frantumato ulteriormente in altre sottocategorie (che ovviamente variano da regione a regione) chiamate madhhab.

Scuole sunnite

1. Hanafita: la più liberale tra le scuole ortodosse dell’Islam, si basa sugli insegnamenti di Abū Ḥanīfa (767 d.C.) ed è stata imposta nel 1800 come legge di tutti i tribunali ottomani. Attualmente tale corrente è riconosciuta in Siria, Iraq, Palestina, Afghanistan e Balcani.
2. Malikita: scuola che da forte preponderanza all’uso giuridico del Corano ed è considerata la depositaria originale degli insegnamenti del profeta. Essa si basa sugli insegnamenti di Mālik ibn Anas (795 d.C.) ed è diffusa nell’”occidente arabo” come Africa settentrionale, Sudan e nord-ovest dell’Eritrea. E’ la scuola principale di tutti i popoli del Maghreb.
3. Shafiita: fondata dal giurista Muhammad ash-Shafi̔i (820 d.C.), essa migliorò il sistema deduttivo delle norme giuridiche del Corano estromettendo ogni componente soggettivo ed arbitrario cercando di trovare sempre una giustificazione che si attenesse ai precetti coranici e della Sunna. Questa scuola è presente in forma massiccia in Indonesia, Somalia, Etiopia, Yemen, il 50% circa degli egiziani e il 70% circa dei palestinesi.
4. Hanbalita (derivante dalla corrente wahhabita): questa madhhab, trovabile in Arabia Saudita, Siria, Egitto e in gran parte dei paesi wahhabiti, è contraria a ogni tipo di ragionamento filosofico circa l’interpretazione dei dogmi islamici è professa un ritorno alla purità antica del popolo arabo. I propri seguaci si rifanno al pensiero di Ahmad ibn Hanbal (855 d.C.).

Scuole sciite

1. Imamita (Duodecimani): corrente maggioritaria dello sciismo, essa riconosce la successione dei 12 Imam come guide del popolo sciita. Attualmente il loro numero si aggira intorno ai 17 milioni ed essi sono stazionati in Persia, Afghānistān, India, Medina, Siria e Mesopotamia.
2. Ismailita (Settimani): seconda corrente maggioritaria, essi, al contrario degli imamiti, riconoscono la successione di solo 7 imam dei quali l’ultimo (Ismā‛īl, figlio di Gia‛far aṣ-Ṣādiq), attualmente nascosto, tornerà un giorno per riportare la giusta fede, principio messianico presente anche nell’ebraismo. Questa corrente conta quasi 15 milioni di fedeli e col tempo ha dato vita ad altre sotto sette come quella dei Drusi (stazionati in Libano e Siria) e degli Ismailiti naziriti (fondati da Ḥasan-i Ṣabbāḥ) in India.
3. Zaydita: fondati da Zayd ibn ʿAlī ibn al-Ḥusayn nel 740 d.C. essi sono principalmente presenti solo in Yemen (e in esigua parte pure in Arabia Saudita) e derivano dai popoli insorti contro il potere omayyade. Per anni hanno avuto caratteri militanti e paramilitari per poi stabilirsi definitivamente nel sud della Penisola araba.
4. Alauita (Nusayri): derivanti dalla setta dei Nusayri che si distaccò dalla corrente duodecimana nel 868 d.C., gli Alauiti si reputano eredi dell’undicesimo imam al-Ḥasan al-ʿAskarī (873 d.C.) e per secoli sono stati perseguitati dalle altre etnie arabe (Ismailiti, Curdi, Impero ottomano e regno mamelucco) e a loro volta hanno cercato di staccarsi, anche con violenza, pure dalla corrente dei settimani alleandosi coi Crociati e con i francesi durante il loro mandato in Siria e Libano. Dal 1925 al 1937 ebbero pure un loro stato riconosciuto chiamato Latakia. Personaggi celebri di questa setta sono la famiglia Assad che governa da diversi decenni la Siria.

 

Il Direttore de L’Intellettuale Dissidente illustra il questo video Qom, Vaticano dell’Islam Sciita

Gli alauiti, gli Assad e il Partito Ba’th

Ḥāfiẓ al-Asad prese il potere della Siria nel 1971 e vi rimase fino alla sua morte negli anni 2000; egli proveniva dalla ristretta cerchia degli Alauiti e frequentò l’Accademia Militare Siriana poiché la sua famiglia non gli poteva permettere di frequentare l’università. Egli però riuscì velocemente a scalare i ranghi militari divenendo addirittura Generale della divisione aeronautica e collaborando (quando era ufficiale) con i sovietici per l’addestramento delle truppe siriane. Al-Asad a livello politico faceva parte della corrente nazionalista e pan-araba caratterizzata da un forte senso patriottico (non nazionalista) e dalla presa coscienza dell’enorme potenziale e variegata storia del mondo arabo, essa puntava a un’autosufficienza non più soggetta ai popoli occidentali che per secoli avevano solo sfruttato e diviso il popolo arabo prima ancora che islamico (vedasi i mandati francesi e inglesi). Per questo motivo nel 1946 all’età di 16 anni si iscrisse all’Ḥizb al-Baʿth al-ʿArabī al-Ishtirākī (Partito socialista della rinascita araba) ed ebbe un importante ruolo all’interno della dirigenza del movimento. Il Partito Ba’th venne fondato nel 1943 ad opera del cristiano ortodosso Michel ʿAflaq e del musulmano Ṣalāḥ al-Dīn al-Bīṭār, esso rappresentava il compromesso tra nazionalismo e socialismo arabo che auspicava all’uruba ovvero al pan-arabismo (il termine Ba’th nel Corano significa appunto “resurrezione”) di un’unica grande nazione ispirata ai dettami coranici (la Grande Siria). Il progetto più ambizioso del Partito fu la Repubblica Araba Unita (RAU) formata tra Siria ed Egitto, con a capo il presidente egiziano Gamāl ʿAbd al-Nāṣir Ḥusayn, meglio conosciuto come Nasser, la quale però venne sciolta formalmente nel 1971. Quando Ḥāfiẓ salì al potere della Siria, per ragioni di realpolitik, dovette ridimensionare le ambizioni politiche del partito trovandosi anche in forte contrasto con un altro importante membro del Ba’th, Saddam Hussein (Ṣaddām Ḥusayn ʿAbd al-Majīd al-Tikrītī) che ai tempi governava l’Iraq e che aspirava anche lui ad un’autonomia maggiore. E’ curioso notare come tutti i politici arabi che aspiravano a un pan-arabismo (o pan-africanismo nel caso di Gheddafi e Nasser) venissero additati dalla comunità internazionale (con a capo americani e inglesi) come dittatori o usurpatori (vedasi: Assad figlio, Saddam, Gheddafi e il caso recente di Kemi Seba) e fatti fuori dopo poco con banali scuse delle quali ormai abbiamo le tasche piene. Quello che è certo è che la Comunità internazionale (della quale fanno parte anche i “civilissimi” paesi del Golfo persico) non hanno interesse nel far emergere una coscienza collettiva per quanto riguarda i popoli africani e arabi onde evitare di intaccare gli interessi economici occidentali capitanati dall’aquila americana. Le uniche eccezioni concesse sono il Regno dell’Arabia Saudita e i vari emirati che ruotano attorno alla corte di Riyad poiché partners commerciali delle abnormi multinazionali petrolifere di Europa e USA.