Dopo lo scandalo “Datagate”, vero e proprio terremoto mediatico creato dal giovane Edward Snowden, ex informatico della Cia, sembrava che gli Stati Uniti volessero finalmente cambiare rotta: il Congresso aveva preso come impegno solenne l’approvazione del “Freedom Act”, una legge volta a ridimensionare le attività svolte dall’ Nsa (National Security Agency). Alternative probabilmente il governo americano non ne aveva, troppo grande era stato lo scandalo suscitato dalle rivelazioni di Snowden sulle modalità di spionaggio, sia interno che estero, adottate dall’Nsa. Perciò, oramai con le spalle al muro, il Congresso ha finalmente detto “sì” al “Freedom Act”, accontentando tutti. O meglio, accontentando i soli americani. Se si va infatti a vedere in cosa consista effettivamente questa legge appena approvata, si noterà come essa preveda solo un maggior rispetto della privacy dei cittadini americani. Per quanto riguarda il resto del mondo, il trattamento a loro riservato non subirà alcuna modifica, tanto è vero che il nome completo della legge è “Usa Freedom Act”, non “World Freedom Act”.

Tale provvedimento va, nello specifico, a bloccare la raccolta di massa di metadati delle telefonate interne agli Stati Uniti. Prima ad oggi l sistema di spionaggio interno agli Stati Uniti ha funzionato in modo impeccabile, come riporta l’articolo di Limes a cura di Luca Mainoldi: la raccolta dei metadati delle chiamate viene effettuata dalla Data Intercept Technology Unit (Ditu), un organismo dell’Fbi, con sede presso l’Accademia di Quantico (a sua volta collocata in un’importante base dei Marines). Vengono poi rediretti a Fort Meade, quartier generale dell’Nsa, dove vengono analizzati alla ricerca di indizi di preparativi di attentati o conservati per successive indagini. Ora però tutto ciò non sarà più possibile poiché sono state inserite alcune norme a garanzia della privacy dei cittadini americani. Ma l’approvazione di tale legge non è stata affatto semplice: il Congresso, nella fattispecie  l’area dei repubblicani, si è fortemente diviso durante il voto tra chi proponeva l’inserimento delle norme sulla privacy e chi invece difendeva l’Nsa in nome della “lotta al terrorismo”. Alla fine a spuntarla sono stati i primi. Ora la situazione è cambiata, anche se non del tutto. Non sarà più possibile la raccolta di metadati da parte dell’Nsa attraverso l’Fbi, ma gli operatori telefonici saranno comunque obbligati a conservare tali dati così che il governo possa , in caso di minaccia terroristica, appropriarsi tempestivamente delle informazioni utili per disinnescare l’eventuale pericolo.

A livello nazionale questa legge potrebbe funzionare, anche se resta difficile immaginare un totale abbandono delle politiche di spionaggio da parte degli organismi governativi. E per quanto riguarda il resto del mondo? Come dicevamo, la situazione per tutti gli altri paesi non subirà apparenti mutazioni, nonostante tutti gli strascichi che ha portato con sé  “Datagate”. La legge appena approvata non blocca i programmi di spionaggio rivolti al resto del mondo, come ad esempio“Prism”, che ha come fine la raccolta dati dalle principali società statunitensi che forniscono i servizi internet più utilizzati nel mondo (Google, Facebook ecc.), o quelli che intercettano le comunicazioni straniere che passano attraverso le reti americane.

Non possiamo dirci sorpresi nell’osservare la mappa dei paesi più colpiti dallo spionaggio americano: i principale obiettivi dell’Nsa risultano la Russia, la Cina, l’Iran, l’Afghanistan e il Pakistan. Subito dietro figurano il Brasile, l’Indonesia e Singapore, l’Egitto, il Messico, il Venezuela e la Colombia. Per finire, altri paesi tenuti sotto stretto controllo sono l’Arabia Saudita, l’India, l’Algeria e tutta l’Europa. Tutti questi paesi sono potenzialmente dei focolai e delle zone problematiche per gli Stati Uniti, perciò vengono attentamente spiati. Ciò che invece sembra molto strano è il motivo per il quale anche l’Europa e i suoi cittadini debbano essere vittime di questa barbarie. Per quale motivo l’Europa sì e Israele no? Non siamo forse entrambi alleati degli Usa? La spiegazione è una sola: questa è l’ennesima prova di come l’Europa non venga considerata dagli Stati Uniti come una nazione a lei “pari”, ossia con la stessa dignità, ma come una colonia con cui intrattenere solo un rapporto di sudditanza. Per tutta risposta, i governanti dell’Europa non solo non chiedono spiegazioni, come non le chiesero quando lo scandalo “Datagate” esplose in tutto il mondo, ma inoltre appoggiano le attività dell’Nsa: molti paesi dell’Europa fanno infatti parte di una alleanza di intelligence chiamata “14 eyes”, la quale fa capo all’Nsa.

Gli americani hanno ottenuto una parziale giustizia dopo le innumerevoli violazioni della privacy subite. A noi europei invece “Uncle Sam” sembra volerci così bene da non poter proprio fare a meno di abbandonarci. Perciò, Tu lettore che stai leggendo questo articolo, magari tramite social come Facebook o Twitter, ricorda: “Uncle Obama is watching you”.