L’Ucraina, in un 2015 all’insegna della sofferenza, sotto i colpi di insanguinati mortai che perpetrano un presunto e pretestuoso conflitto ideologico tra etnia russofona e autoctona, insiste nel condurre politiche economiche e strategiche che non prevedono risultati più rosei per l’anno che verrà. Innumerevoli sono le impasse nelle quali una dirigenza e un governo fantocci conseguono sotto gli occhi di una comunità internazionale distratta da situazioni sull’onda dell’attualità e sicuramente più interessanti da un punto di vista geopolitico e profittuale. Sottotraccia, rispetto all’attenzione del grande pubblico, proseguono le manovre di sovraccarico della tensione tra Mosca e Kiev, i cui rapporti, ai minimi termini, sono regolati dalla legge dell’ “aut-aut”. Dopo l’autorizzazione pervenuta al governo di Arseniy Yatseniuk da parte del presidente Petr Poroshenko che incarica il Ministero dell’Economia di Kiev ad approntare un piano di sanzioni economiche contro la Russia, lo stesso esecutivo ha emanato, nella giornata di mercoledì, una lista di prodotti russi che saranno soggetti al blocco doganale o all’elevamento di barriere tariffarie da parte delle autorità di frontiera ucraine.

Cioccolato, vodka, birra, prodotti per bambini, sigarette con filtro provenienti dalla Russia, saranno bandite dal mercato ucraino. Tale provvedimento, così come riportato dall’agenzia Interfax, rientra in una “manovra specchio” di controsanzioni in risposta alle medesime azioni autorizzate la scorsa settimana dal primo ministro russo Dmitry Medvedev. L’effetto speculare sarà letterale, con l’attuazione da parte di Kiev come immediata risposta a Mosca, “il giorno immediatamente successivo”, così come ha ricordato lo stesso Yatseniuk. “Fino a quando la Russia estrometterà l’Ucraina dall’area di libero scambio della CSI – indicata come violazione del diritto internazionale – l’Ucraina adotterà queste misure volte ad ostacolare le esportazioni russe nel Paese”. Gli analisti prevedono che questo scambio di cortesie tra gli ambienti politici dei due Paesi costerà all’economia ucraina ben 600 milioni di dollari per l’anno 2016. Tale meccanismo – è giusto ricordarlo – si è attivato a seguito dell’approvazione da parte di Kiev delle sanzioni comminate alla Russia da parte di Unione Europea e Stati Uniti. Tutto ciò rispecchia – non a caso – un bilancio politico ucraino pesantemente negativo per l’anno appena concluso: Poroshenko che viene snobbato da Biden in visita a Kiev, uomo scelto per condurre la causa europeista ucraina al quale l’UE stessa ha voltato le spalle.

Il cioccolataio di Bolgrad è stato vittima di alcune sanzioni europee sulle nocciole ucraine, che hanno bloccato le esportazioni del suo cioccolato. Arseniy Yatseniuk è stato oggetto di scherno durante una seduta della Rada, durante la quale cercava di vendere al consesso politico la favola di una Ucraina forte economicamente. Dmytro Yarosh, esponente della frangia estremista Pravy Sektor (Ala destra) è diventato improvvisamente un moderato, ed ha annunciato la creazione di un nuovo movimento non rivoluzionario volto a raccogliere il consenso di tutti quegli ucraini patriottici e con senso di appartenenza alla Nazione. Tutte queste sceneggiate politiche altro non sono che l’espressione della brutta figura di un programma improvvisato e mal condotto, secondo lo stile di chi, opportunisticamente, appronta degli strumenti ad hoc finalizzati al raggiungimento del proprio obiettivo, abbandonando un cantiere disastrato dalle bombe di quegli stessi mortai che, a prezzo d’oro, hanno fomentato questa crisi identitaria dell’Est dell’Europa.