Sicuramente avevamo già avuto prova del potere decisionale della Turchia di Erdogan negli affari dell’Ue, soprattutto dopo la firma dell’accordo sui migranti. Di fatto, oltre ai 6 milioni di euro promessi, alla velocizazzione dei visti europei per i cittadini turchi e alla inizializzazione del processo di integrazione in Europa, l’Ue ha conferito troppo potere nelle mani di un leader che ricorda più un dittatore, e ora non gli resta che acconsentire a qualsivoglia richiesta di Ankara se non vuole che questa, con uno schiocco di dita, faccia confluire un flusso inarrestabile di migranti attraverso la rotta balcanica. L’ultimo grave esempio di un’Europa sottomessa ad un governo che non rispetta i princìpi e i valori che costituiscono invece la spina dorsale dei paesi occidentali è stato dato ieri, quando l’Ambasciatore dell’Ue d’istanza in Turchia Hansjoerg Haber è stato costretto ad abbandonare la sua carica dopo essersi lasciato scappare un proverbio che ha provocato le ire dei funzionari di Ankara. In realtà Haber lamentava da ormai un mese l’atteggiamento della controparte turca e la mancanza di impegno della Turchia per raggiungere i criteri prefissati dall’Ue affinchè il sistema di liberalizzazione dei visti potesse cominciare.

In questa cornice di tensione diplomatica, politica e sociale l’Ambasciatore dell’Ue – evidentemente innervosito dall’atteggiamento del governo turco – durante una conferenza stampa si è lasciato scappare un proverbio non propriamente adatto allo spirito nazionalista che Erdogan vuole infondere nel suo popolo. Qualche settimana addietro Haber infatti aveva detto: “Abbiamo un proverbio nel mio paese. Cominciare come un turco e finire come un tedesco. Ma qui si è capovolto. Abbiamo cominciato con lo spirito tedesco e abbiamo continuato e concluso con l’atteggiamento turco.” Inutile dire come questa allusione alla ottima capacità organizzativa della Germania, e a quella pessima dei turchi, abbia generato un putiferio nel vecchio Impero Ottomano. Le critiche di Hansjoerg Haber sono state forse pronunciate nel modo sbagliato, soprattutto se si tiene da conto il paese e la situazione in questione, ma sono fuor di dubbio necessarie e veritiere, e avrebbero perciò dovuto ricevere l’appoggio dei più alti funzionari dell’Unione europea. Haber, forse in maniera maldestra, voleva solo sottolineare come il governo turco non avesse ancora raggiunto i 72 requisiti richiesti per permettere alla Turchia di entrare nell’area Schengen, e quindi stava facendo qualcosa che da tempo immemore non si vedeva tra i funzionari europei, ovvero “il proprio lavoro”. Ma a quanto pare l’Ue non la pensa così, visto che in seguito alle lamentele dei funzionari turchi, ha fatto sapere attraverso la portavoce della Commissione Europea Maja Kocijancic: “Il successore del nostro ambasciatore verrà designato il prima possibile. Noi, come Unione europea, esprimiamo la nostra volontà nel continuare a cooperare con la Turchia, che non solo è un partner fondamentale, ma è anche paese candidato ad entrare nell’Ue.”

Questa dichiarazione dovrebbe far preoccupare più di quanto si creda. Perché da tempo ormai girano voci che la Germania sia disposta a rispettare le promesse stilate nell’accordo firmato nel 2013 anche se la Turchia non dovesse da parte sua rispettare le condizioni a cui è (a questo punto era) legata. Uno dei punti più discussi e voluti dall’Ue è quello che vuole una modifica delle leggi anti-terrorismo promulgate da Erdogan per tenere sotto scacco il suo popolo annichilito sotto una densa coltre di paura, senza contare che, tra le altre cose, gli permettono di perpetrare atti barbarici nei confronti della minoranza curda che vive nel sud del paese. Strani sono i criteri che seguono i membri dell’Unione europea: se utilizzi un proverbio considerato (al massimo) ‘fuori luogo’ sei fuori, se finanzi attentati nel tuo paese per guadagnare rispetto elettorale e per schiacciare il popolo curdo non è poi così male, certo, purchè i cancelli della Turchia rimangano chiusi. I curdi sono stati sempre traditi e lasciati soli a combattere per la loro causa: dopo la prima guerra mondiale con il Trattato di Sèvres gli era stato promesso il riconoscimento del loro ‘Stato’ e della loro sovranità, ma l’Inghilterra doveva pensare a rimettersi in piedi e non poteva controllare che la Turchia rispettasse i patti, e così con il Trattato di Losanna e l’ostracismo dei turchi venne cancellata l’ultima vera possibilità di formare una realtà legittima curda in Medio Oriente. Poi dopo la prima guerra del Golfo, quando gli americani, nonostante si fossero approfittati del loro aiuto, lasciarono i curdi nel nord dell’Iraq alla mercè dell’esercito di Saddam Hussein. Ma un popolo che viene ricordato con ardore perfino nell’Anabasi di Senofonte, che scrive di un popolo senza paura e coraggioso oltre ogni limite, i karduchòi, magari ha bisogno di aiuto meno di quanto pensiamo. Loro hanno mantenuto intatti i loro valori e i loro princìpi, noi no.