Stamattina una bomba, posta sotto un’autovettura e fatta detonare con un telecomando, è esplosa davanti al Consolato italiano al Cairo, nel quartiere di Boulac. Al momento il bilancio è di un morto e sette feriti; nessun italiano tra le vittime. Una fonte della sicurezza ha reso noto che l’esplosione ha danneggiato oltre alla facciata esterna del Consolato, che era chiuso, anche alcune abitazioni limitrofe. Al momento non è giunta alcuna rivendicazione ma è plausibile credere che si tratti dell’ennesimo attentato messo in atto dagli estremisti islamici che potrebbero non aver gradito la visita a Roma del presidente Abdelfattah al-Sisi dello scorso novembre, i recenti accordi per combattere il terrorismo tra il governo egiziano e quello italiano nonché quelli commerciali che puntano a raggiungere un interscambio commerciale di sei miliardi di euro entro il 2016. Fatto interessante è che in più occasioni, durante le manifestazioni pro-Morsi a Roma e Milano, erano stati segnalati slogan alquanto violenti nei confronti del Governo italiano, accusato dai militanti di appoggiare al-Sisi. Vi è però un’altra possibilità e cioè che i jihadisti volessero colpire un alto magistrato che proprio in quel momento transitava in zona con la propria scorta. I jihadisti negli ultimi mesi hanno infatti sistematicamente preso di mira magistrati, militari e polizia sia al Cairo che nel nord del Sinai, dove si sono infiltrati e si nascondono dal 2013, proprio durante l’anno di presidenza Morsi.

Offensiva jihadista in Egitto

Giovedì 8 luglio i terroristi hanno fatto esplodere un ordigno contro un bus pieno di poliziotti in licenza, nei pressi di El-Arish, ferendone una ventina. Il 1° luglio i jihadisti avevano invece messo in atto una serie di attentati a Sheikh Zuweid, uccidendo 21 militari e ferendone numerosi altri. Il gruppo terrorista responsabile degli attacchi, Ansar Beit al-Maqdis, ha recentemente cambiato nome in “Wilayat al-Sina”, dopo essersi alleato con l’ISIS nel novembre 2014. Il termine arabo “wilayah” significa “provincia” e il gruppo si riconosce ora come provincia dello Stato Islamico. Wilayat al-Sina ha reso noto che gli attentati sono la risposta al rovesciamento, nell’estate del 2013, del governo FJP, legato ai Fratelli Musulmani e guidato da Mohamed Morsi. I jihadisti hanno recentemente preso di mira anche numerosi magistrati, basti pensare all’attentato dello scorso 29 giugno, nel quale è rimasto ucciso il procuratore generale Hisham Barakat, il più alto profilo giudiziario ucciso dalla caduta del governo filo-Fratelli Musulmani. Nel frattempo un tribunale egiziano ha condannato a morte dieci terroristi per l’omicidio del sergente Abdallah Metwally, guardia del corpo del magistrato Hussein Kandil, nel febbraio 2014 a Mansoura. Kandil si stava occupando del processo a Mohamed Morsi  in relazione alla sua evasione dal carcere, assieme a numerosi detenuti, durante le sommosse del 2011. Altri 14 imputati sono ancora sotto processo per il medesimo fatto e il verdetto dovrebbe essere rilasciato a settembre. Gli estremisti islamici hanno incrementato gli attacchi contro obiettivi statali dopo che la Corte d’Assise, lo scorso giugno, ha confermato la condanna a morte per Mohamed Morsi e per l’ex guida suprema dei Fratelli Musulmani, Mohamed Badie. Morsi aveva inoltre collezionato altre condanne per aver passato informazioni riservate a organizzazioni estere (Hamas, braccio palestinese dei Fratelli Musulmani), Qatar e per aver represso con la violenza alcune manifestazioni nel 2012. Nello stesso processo su Hamas sono state confermate 16 condanne a morte di cui 13 in contumacia: alla sbarra ci sono anche il numero due e tre dei Fratelli musulmani, rispettivamente Khairat el Shater e Mohamed El Beltagui (il segretario generale del partito).

Ansar Bayt al-Maqdis e Fratelli Musulmani

Diverse fonti investigative avevano parlato di rapporti tra Fratelli Musulmani e Ansar Bayt al-Maqdis già alla fine del 2013; oggi ci troviamo di fronte a un’evoluzione dello scenario, con l’ISIS che è subentrato nel Sinai e che si è fatto carico della lotta islamista contro il governo egiziano. Gli obiettivi sono chiari: 1- Colpire gli apparati statali 2- Danneggiare il turismo e dunque l’economia del paese. Uno scenario che abbiamo recentemente ritrovato anche in Tunisia, con gli attentati del Bardo e di Sousse. In particolare è importante tenere presente che danneggiando l’economia di un paese si aumenta la disoccupazione e anche il disagio sociale, un contesto ideale per la propaganda jihadista. I Fratelli Musulmani sono oggi catalogati come organizzazione terrorista e messi al bando in Egitto, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Siria e Russia mentre hanno trovato sostanziale appoggio dalla Turchia di Erdogan, paese che è più volte stato preso in castagna mentre forniva aiuti di vario tipo ai jihadisti dell’ISIS. L’Egitto si trova oggi in mezzo a due aree estremamente pericolose e dove l’ISIS ha fatto base: la Libia e il Sinai; è dunque fondamentale che il paese sia messo nelle condizioni di poter efficacemente combattere e neutralizzare la minaccia jihadista in quanto è un baluardo fondamentale per la lotta al terrorismo islamista nel Mediterraneo.