Il volo del dragone interessa oramai tutti i cieli della Terra: il governo di Pechino è da tempo intento a sviluppare un’articolata strategia geopolitica planetaria, che applicata in tutti gli ambiti tradizionalmente oggetto delle politiche di potenza sta mietendo importanti successi: ora più che mai, la definizione di “Paese di Mezzo” con cui i cinesi si sono storicamente riferiti alla propria nazione rappresenta la realtà dei fatti. La Cina, infatti, è il centro nevralgico dello sviluppo economico planetario, rappresenta assieme alla Russia l’anima del multipolarismo affermatosi come realtà di fatto, detiene un’influenza diplomatica in continuo accrescimento, sta affinando mese dopo mese una propria dottrina militare e strategie finalizzate a sviluppare una versione sinocentrica della globalizzazione. La concezione geopolitica del governo di Pechino ha portato all’evoluzione di una peculiare e interessante forma di grande strategia che cerca di trarre il massimo dalla particolare costituzione geografica della Cina, della natura di “stato anfibio” del Paese di Mezzo, proiettato a estendere gli orizzonti della propria sfera di influenza oltre i propri confini terrestri e marittimi, e di trarre i massimi vantaggi dalle possibilità offerte alle politiche cinesi dagli sviluppi dei principali scenari internazionali. Nel frangente storico in cui cerca di ristrutturare la propria crescita economica, avviando la transizione verso un sistema maggiormente focalizzato sull’incentivo al consumo interno, la Cina sta procedendo parallelamente alla realizzazione di una rete commerciale internazionale al cui interno la Repubblica Popolare sarà inevitabilmente destinata a svolgere un ruolo da indiscussa protagonista, divenendo il punto d’incontro dei due percorsi, terrestre e marittimo, della rinata “Via della Seta”. Tale ramificato percorso commerciale, nei progetti di Pechino, dovrà non solo assicurare alla Cina i rifornimenti vitali di materie prime strategiche ma anche fungere da viatico per l’esportazione dell’influenza economica, politica e militare del paese, trainata dal continuo aumento dei flussi di investimenti cinesi nel resto del mondo.

La componente terrestre rappresenta attualmente il pilastro più solido della strategia geopolitica cinese, dato che la sua espansione è stata favorita dalla sempre maggiore convergenza diplomatica con la Russia di Vladimir Putin e le repubbliche ex-sovietiche dell’Asia Centrale. La firma dello storico maxi-accordo del maggio 2014 tra Mosca e Pechino ha rappresentato un punto di svolta nelle prospettive strategiche dei due paesi: la conclusione del “Santo Graal energetico”, in conseguenza del quale la Cina si è accaparrata la garanzia di una fornitura trentennale di 38 miliardi di metri cubi annui di gas naturale da parte della Federazione Russa, ha cementato la sintonia tra i due paesi ed esaltato il cruciale ruolo geopolitico del cosiddetto “Heartland”, il “cuore del mondo”, l’ampia regione centroasiatica attraverso cui va dispiegandosi la nuova “Via della Seta”. Alla convergenza con Mosca la Cina ha aggiunto importanti progetti di investimento concordati con l’arrembante Kazakistan di Nursultan Nazarbayev e con il più piccolo, ma strategicamente importante Kirghizistan: con Astana la Cina ha infatti concluso nel 2015 un accordo di fornitura di petrolio e gas del valore di 30 miliardi di dollari, mentre il governo di Biskek beneficerà nei prossimi anni del costante afflusso di capitali cinesi che alimenteranno i progetti di sviluppo infrastrutturale messi in campo in tutto il Kirghizistan. Un altro importante alleato strategico e commerciale della Cina è risultato essere, in questi ultimi anni, l’Iran, paese che ha potuto beneficiare del supporto di Pechino durante i difficili anni delle sanzioni occidentali, sviluppando una partnership economica trasformatasi col tempo in sintonia politica. Ad Almaty, in Kazakistan, laddove convergono gli oleodotti persiani e i gasdotti russi diretti a Urumqi, Lanzhou e Xi’an, si incontrano al tempo stesso anche gli interessi geopolitici di Russia, Cina e Iran: la comunanza di vedute sul piano economico e diplomatico non ha tardato a tramutarsi in un’attiva collaborazione politica. In tal senso, la nuova “Via della Seta” rappresenta non solo un nuovo, promettente sentiero di interazione economica tra Europa e Asia, ma anche una vera e propria strada maestra del multipolarismo: ciò è ampiamente dimostrato dal crescente interesse mostrato da Pechino per l’evoluzione dello scenario del Grande Medio Oriente, principalmente in riferimento alla questione siriana. La conclusione di accordi bilaterali tra Damasco e Pechino ha infatti portato la Cina al sostegno aperto al regime di Bashar Assad. Questi, dopo aver incassato l’appoggio della Repubblica Popolare sul piano militare ed economico, compirà nelle prossime settimane una visita ufficiale nella sua capitale, sancendo in maniera definitiva il prolungamento terrestre della nuova “Via della Seta” fino a Damasco.

Per quanto concerne lo sviluppo dell’altra metà della rinnovata “Via della Sete”, la componente marittima, Pechino si trova di fronte a maggiori ostacoli strategici. La proiezione della Cina nell’Oceano Pacifico, infatti, la pone in diretta contrapposizione con le ambizioni strategiche degli Stati Uniti, intenzionati a contenere l’espansione di sfere di influenza in un’area da essi considerata di loro esclusivo dominio. Commercio, diplomazia e strategia militare si fondono nella sfida cinese alla talassocrazia americana, la quale è a sua volta declinabile in contrapposizioni regionali tra il Paese di Mezzo e gli alleati locali di Washington: il recente contenzioso del Mar Cinese Meridionale, che ha visto il Tribunale dell’Aja negare a Pechino la sovranità su un gruppo di arcipelaghi reclamati anche da Malesia, Vietnam, Brunei e Filippine, ne è un’eloquente testimonianza. Il Mar Cinese Meridionale rappresenta oggigiorno il punto più caldo dello scenario del Sud-Est Asiatico, a causa dell’elevata importanza strategica ed economica che lo caratterizza: oltre a possedere importanti giacimenti di materie prime e ingenti stock ittici, esso è un cruciale punto di passaggio per buona parte delle navi porta-container e delle petroliere dirette ai porti cinesi meridionali, come Zhanjiang e Fuzhou. Per la Cina risulta dunque vitale assicurarsi che tale transito possa procedere in qualsiasi momento e, in parallelo, garantirsi un ragionevole margine di controllo sul Mar Cinese Meridionale. Al tempo stesso e per le medesime ragioni, lo Stretto di Malacca rappresenta un’ulteriore punto vitale per il percorso della “Via della Seta” marittima, che attraverso l’Oceano Pacifico e l’Oceano Indiano dovrà condurre a offrire una maggiore facilità d’accesso dei prodotti cinesi ai mercati africani e ad aprire un’ulteriore rotta di commercio con l’Europa attraverso il Mar Rosso e il Canale di Suez.

Le nuove prospettive di sviluppo politico-economico hanno influenzato l’evoluzione della dottrina militare cinese, dato che il governo di Pechino ha avviato un programma di sviluppo della Marina Popolare di Liberazione con l’obiettivo di garantirsi un’ulteriore strumento di proiezione di potenza in campo internazionale. L’entrata in servizio della portaerei Liaoning, nel 2012, ha inaugurato la nuova era della strategia navale cinese e allertato i comandi militari USA, destinati nei prossimi anni ad assistere alla nascita di una forza rivale potenzialmente in grado di mettere in discussione anche sul piano militare la leadership statunitense sul Pacifico, già contestata con decisione da Pechino sul piano economico. Nel frattempo, la Cina non ha perso tempo e ha puntellato militarmente il percorso della sua programmata rotta commerciale: la partecipazione alle missioni anti-pirateria nel Corno d’Africa e l’installazione a Gibuti della prima base cinese all’estero riflettono una concezione geopolitica consapevole del ruolo di superpotenza globale che la Repubblica Popolare è destinata a svolgere negli anni a venire. La doppia “Via della Seta” non rappresenta chiaramente l’unica componente della grande strategia geopolitica cinese; in ogni caso, essa gioca al suo interno un ruolo di primo piano, e l’analisi del progetto ad ampio raggio ideato per la sua realizzazione consente di comprendere in maniera decisamente chiara l’originale approccio cinese alla politica internazionale. Il governo di Pechino, infatti, opera con metodo e rigore, riuscendo a evitare contrapposizioni tra obiettivi economici, diplomatici e militari impostando una strategia eterogenea che sappia far risaltare in ogni contesto la componente più adatta della potenza cinese. Il dispiegamento di questa strategia sta avvenendo con successo: nel mondo divenuto oramai multipolare, il baricentro è destinato a spostarsi sempre di più verso le coste cinesi, verso quel Paese di Mezzo oggi capace di mettere in campo una politica globale di assoluto valore, per mezzo della quale la sua influenza su scala mondiale è destinata a accrescersi ulteriormente negli anni a venire.