L’attacco mosso nei confronti dell’enclave siriano di Deir Ezzor nei giorni scorsi da parte dei miliziani jihadisti di al- Baghdadi è più di un semplice atto di spettacolarizzazione mediatica e biopolitica. Ancora una volta riconfigurazioni geopolitiche ed iperluoghi segnano la storia della guerra “incivile” in Siria. Una città in mano all’esercito regolare siriano situata all’interno delle trame desertiche presiedute dall’ISIS e zona di confine che di fatto conferirebbe tutti i benefici (petrodollari e giacimenti) ai sodali del Califfo. Situata tra il governatorato con capitale Raqqa in Siria ed al confine con le zone Irachene, Deir Ezzor era l’ennesima pedina da conquistare in vista della disfatta califfale. Ma quali sono le determinanti di quest’ennesima mattanza? Perché i media veicolano la spettacolarizzazione della violenza politica del “califfato” piuttosto che la decostruzione geopolitica e militare dei fatti? Il rituale nel rituale, come potrebbe essere definito supera di gran lunga l’effetto “terroristico”. Qual è il senso politico di una simile pratica?

Ebbene, le motivazioni ed il senso plurale di simili attacchi sono riconducibili ad un’unica questione: l’ISIS in Siria adesso sta davvero perdendo. Braccati dalle avanzate curde in Iraq così come nella Rojava, adesso gli uomini di Al Baghdadi rischiano di perdere sia il confine turco che la zona est di Aleppo, ultima roccaforte prima di Raqqa, la presunta capitale dell’IS. Non è un caso, infatti, che simili strategie militari rievochino quanto accaduto nell’ottobre dello scorso anno nell’enclave curdo di Kobane. Lotta, potere, identità.Inoltre, Deir Ezzor ospita anche un’importante base militare ed un’area industriale tra le più importanti del deserto siriano, favorita nel suo sviluppo dalla vicinanza con l’Eufrate. Lo “Stato Islamico” ha provato in maniera brutale, intimidendo a suon di esecuzioni di massa di civili inermi ‘colpevoli’ di risiedere in un quartiere in cui abitavano molti familiari dei soldati di Assad, a prendere questo importante lembo di terra che resiste agli assalti dei terroristi. Il massacro di Deir Ezzor, infatti, può essere debitamente definito come uno dei disperati tentativi da parte dei miliziani di porre sotto pressione l’esercito siriano; a Dayr Hafir, est di Aleppo, le Tiger Forces (divisione d’elite delle forze di sicurezza di Damasco) avanzano verso questa città che segna l’ultimo avamposto prima della provincia di Raqqa, così come l’avanzata ha del clamoroso ad Al Bab, storica città a nord di Aleppo già dal 2012 sotto le bandiere del califfato, dove una frettolosa capitolazione porterebbe ad un rapido ritiro dell’ISIS dal confine con la Turchia.

Sempre vicino al confine turco, è importante altresì l’avanzata dei curdi, i quali si apprestano ad entrare a Mambij, altro centro di grande importanza. Il grave episodio di Deir Ezzor si inscrive, in buona sostanza, proprio in questo contesto: gli uomini del califfato sentono vicina una sconfitta che fino a pochi mesi fa sembrava quasi un’utopia. Alla stregua di quanto accaduto a Palmira, il copione si ripresenta, ma sortisce effetti differenti: kamikaze in azione, avanzate improvvise ed occupazione istantanea, seguita da plateali atrocità contro la popolazione civile. Stavolta però la violenza politica dei sodali del califfo non ha funzionato: Deir Ezzor resiste. L’aviazione russa ha bombardato incessantemente in queste ore le postazioni dei miliziani, la popolazione della città ha versato un grave tributo di sangue, ma è riuscita a scongiurare la conquista. Le ultime informazioni sul campo, parlano di un esercito siriano che è riuscito a trattenere il 50% di Deir Ezzor dopo l’assalto e che adesso lentamente riconquista le sue postazioni. Per l’ISIS, sono tante le perdite subite da questa che doveva essere un ritorno alle “dimostrazioni di forza”, con i miliziani che faticano anche a ritirarsi dalle zone perse subito dopo i combattimenti per via dei raid russi, i quali impediscono loro di raggiungere il confine con l’Iraq. Non solo, pare che l’orrore di Al- Bughayaliyah sia rivendicato anche attraverso l’uso di strategie territoriali ed interventi infrastrutturali. Ѐ stato demolito, infatti, un ponte importante – Ponte di Buqaan, vicino ad Abul Kamaal- che di fatto renderebbe impraticabile l’ingresso delle provincie siriane da parte dei miliziani. L’aviazione Russa insieme con l’esercito siriano hanno di fatto respinto l’attacco; e se Deir Ezzor piange altre vite innocenti strappate via da una guerra sempre più crudele, questa volta il paese può tirare un sospiro di sollievo: uno dei suoi più importanti capoluoghi di provincia ha resistito, l’ISIS si dimostra sempre più vulnerabile e la ferocia con cui conduce gli attacchi mostrano un generale indebolimento su tutti i fronti.