Per l’Argentina si avvicina l’ora del giudizio. Domani, 22 novembre, sarà il momento decisivo del ballottaggio per le elezioni presidenziali nel Paese sudamericano. Decisivo più che mai visto che la scelta, più che tra i due candidati, sarà tra due differenti visioni del mondo. Da un lato il neoliberismo di “Proposta Repubblicana”, con il candidato che piace agli Stati Uniti e agli organismi finanziari internazionali, cui l’Argentina peronista ha più volte voltato le spalle, Mauricio Macrì, dall’altra il kirchnerismo populista e antisistema nella sua versione rivisitata e rivitalizzata, targata Daniel Scioli. 58 anni, imprenditore e sportivo di successo con un passato da playboy, Scioli è un uomo la cui storia merita senza dubbio di essere raccontata, a prescindere da una sua vittoria o meno alle presidenziali. Non fosse altro per i numerosi episodi che già costituirebbero materiale sufficiente per una trasposizione cinematografica della sua biografia. Nato nel 1957, figlio di un commerciante di apparecchiature elettroniche, Scioli si distinse fin dalla gioventù per le sue doti atletiche e sportive. Riuscì infatti ad entrare nella rappresentativa cittadina di Villa Crespo, suo luogo d’origine, in ben quattro differenti discipline: nuoto, tennis, badminton e basket. A 18 anni vive la prima esperienza forte: il fratello Josè fu rapito da un gruppo di estremisti della sinistra peronista, i guerriglieri “montoneros”. Toccò al giovane Daniel avviare le trattative per la sua liberazione, che negoziò direttamente con i terroristi.

Quell’esperienza però fu solo la prima di una vita vissuta pericolosamente. Poco dopo infatti il giovane Daniel trovò sul suo cammino la grande passione della sua vita, la motonautica. Testata una barca di Offshore Powerboat, partecipò a una competizione locale finendo in ultima posizione. Di quell’esperienza ama dire che segnò a tal punto il suo spirito competitivo da indurlo ad allenarsi finchè non sarebbe divenuto vincente. E così fu, di fatto. Decisivo fu l’incontro con il comasco Fabio Buzzi, titolare della FB Design, la scuderia che con le sue navi portò Scioli a vincere il mondiale offshore. Nel 1989 ci fu però un altro colpo di scena nella movimentata esistenza dell’attuale favorito alla presidenza. Un grave incidente durante la 1000 chilometri del fiume Paranà costò al pilota il braccio destro, amputato. L’episodio, che sarebbe bastato a porre fine non solo alla sua carriera ma anche a un’esistenza normale, fu invece superato con incredibile determinazione. Tornato alle corse in breve tempo con l’ausilio di una protesi, Scioli tornò infatti molto presto alla vittoria: quattro volte nel campionato europeo e tre volte nel campionato statunitense, sempre con la scuderia italiana dell’amico Buzzi. Messa la parola fine alla sua brillante carriera da pilota, Scioli si dedicò ben presto all’imprenditoria. Diventato agente della multinazionale produttrice di elettrodomestici Elettrolux, che aveva nel 1991 lasciato l’Argentina, Scioli riuscì grazie ai suoi successi commerciali a convincere in soli tre anni il management a tornare sui propri passi e a ristabilire una filiale in Argentina, di cui fu nominato direttore generale. Viste le premesse sembra quasi scontato raccontare come anche la terza passione della sua vita, quella per la politica, ebbe un avvio spettacolare, con l’elezione a deputato al primo tentativo, nel 1997 per il Partito Giustizialista. Nel 2001 è Ministro allo Sport e nel 2003 diviene Vicepresidente e Presidente del Senato, oltre che delfino del leader giustizialista e peronista Nestor Kirchner.

Dopo un breve periodo come governatore di Buenos Aires, Scioli diviene segretario nazionale del Partito Giustizialista ed è oggi l’erede designato di Cristina Fernandez, moglie di Nestor Kirchner, alla guida di un Paese da un lato deluso dalla signora Kirchner e tentato dalle lusinghe della propaganda atlantica, dall’altro preoccupato dalla prospettiva di una nuova “era Menem”, con tagli al welfare e privatizzazioni selvagge per saziare la fame del Fmi e dei creditori finanziari. Un’esperienza che gli argentini hanno già vissuto sulla propria pelle in tempi recenti e che proprio per questo è rimasta una ferita aperta. E’ proprio questa preoccupazione che Scioli cavalca, colorando la propria retorica dei più profondi valori del peronismo e del socialismo nazionale. “La mia via è quella dello Stato, quella di Macrì quella del mercato”, ha detto durante la lunga campagna elettorale. E ancora, riferendosi ai toni da “rivoluzione colorata” del rivale: “ho sentito parlare di ‘rivoluzione dell’allegria’. Ma l’allegria di chi? Dei fondi avvoltoi e del Fondo Monetario Internazionale?”. A decidere tuttavia non sarà lui, ma gli argentini, che nelle urne decideranno chi tra lui, in vantaggio dell’1,5% al primo turno, e Macrì siederà al posto della controversa Kirchner. Nel frattempo però, Scioli sembra avere trovato un appoggio inatteso: quello di Papa Francesco, che stando ai bene informati e nonostante il rapporto difficile con l’uscente Kirchner sarebbe felice di vederlo ascendere al soglio presidenziale.