Putin ha recentemente espresso la necessità “di discutere della possibilità di creare in futuro un’unione monetaria” trai tre paesi fondatori dell’Unione Economica Eurasiatica: Russia, Kazakistan e Bielorussia. Un vero e proprio progetto che va avanti da parecchi anni e che rimarca quanto Putin sia convinto nel rafforzare il processo di integrazione di quest’unione. “È più facile rispondere alle minacce finanziarie ed economiche internazionali e proteggere il nostro mercato comune lavorando spalla a spalla”, ha continuato il Presidente Russo, sottolineando quanto l’unione sia fondamentale per resistere agli attacchi economici che spesso arrivano da Occidente e dai suoi alleati come la recente crisi del petrolio e conseguente svalutazione del rublo.

L’Unione Economica Eurasiatica è stata fondata nel Maggio 2014 dallo sviluppo di un’unione doganale, ed oltre ai tre paesi fondatori sopracitati ne fa parte, dallo scorso ottobre, anche l’Armenia, mentre il Kirghizistan è in procinto di entrare. Lo scopo è quello di facilitare i commerci tra i vari paesi e rafforzare l’integrazione nell’ex area sovietica. Entro la fine del 2015 dovrebbero cadere tutte le barriere esistenti sul mercato delle merci, dal 2016 è previsto un unico mercato per farmaci, dal 2019 saranno definitivamente risolti tutti i problemi riguardanti il settore energico, dal 2025 sarà creato un mercato comune per petrolio e gas, e il fine ultimo è quello di un mercato finanziario comune. Il tutto senza mai intaccare quelle che sono le sovranità e i confini dei paesi e le loro singole decisioni. L’unione monetaria è quindi da immaginarsi oltre queste date, tra minimo dieci anni. Intanto prosegue imperterrito il processo di de-dollarizzazione degli scambi commerciali a favore delle altre valute, che vede i BRICS in prima fila nel sostituire la valuta americana con le proprie nazionali. Lo stesso Kazakistan, che prima degli altri ha posto il problema della moneta unica eurasiatica, ha espresso la necessità di de-dollarizzare i commerci, perché se per produrre una banconota da cento dollari bastano quattordici centesimi, commerciare convertendo la propria valuta in dollari è un atto irresponsabile volto a fare gli interessi degli Stati Uniti d’America e di chi stampa le sue banconote.