Che si stesse andando incontro ad un inesorabile declino politico, ce ne si era accorti già da tempo. Sono oramai trascorsi trent’anni dall’ultima testimonianza di sovranità da parte dell’Italia, di cui il beneamato Craxi ne pagò il conto, salato – sebbene le monetine non gli mancassero, in fin dei conti -. Eppure, dalla famigerata notte di Sigonella, mai più Roma ha mostrato quel senso di patria, di sovranità, condicio sine qua non di indipendenza sullo scenario internazionale. La svendita dell’asset politico-istituzionale è proseguita, taciuta ma riconosciuta negli atti servili e privi di efficacia portati avanti dalla classe dirigente nostrana. La culminazione ci giunge, puntuale, in questi giorni, quasi a sbugiardare la spavalderia del Premier, Matteo Renzi, deciso nelle sue asserzioni a restituire all’Italia una voce di rilievo in Europa, per poi agire diversamente, facendo ritornare in auge i bitumi di Sigonella (insieme ad altre basi aeree del Meridione), messi a disposizione come base di decollo per i droni americani da bombardamento operanti in Libia.

Una considerazione a parte merita lo scandalo delle intercettazioni delle conversazioni telefoniche dell’allora Capo dell’Esecutivo Silvio Berlusconi a carico dell’Agenzia Americana per la Sicurezza Nazionale, NSA per gli amici. Le rivelazioni di WikiLeaks mostrano come alcune conversazioni del Cavaliere risalenti al 2010 e al 2011, immediatamente prima delle sue dimissioni, con alcuni altri capi di Stato, tra cui l’ex Presidente francese Sarkozy, Angela Merkel e Binyamin Netanyahu, e con alcuni suoi consiglieri, in particolare Valentino Valentini, importante ponte per gli affari tra Italia e Russia, Marco Carnelos, oggi Ambasciatore a Baghdad e Bruno Archi, all’epoca dei fatti consigliere per la sicurezza nazionale. Un vero e proprio spionaggio di stato, nel quale si evidenzia come Washington temesse l’ordire di trame complottiste da parte dei suoi fedelissimi, tirando il guinzaglio per non allontanarsi troppo dal padrone. La questione, tuttavia, non riguarda solo i vertici della politica nazionale – cosa di per sé già grave -, i tabulati riguardano una copertura molto più vasta: come riporta l’Espresso, si tratta di circa 46 milioni di telefonate effettuate dai cittadini italiani ad essere intercettate dall’agenzia statunitense. È stata dunque messa sotto stretta sorveglianza la privacy di un intero popolo. Un po’ da Santa Inquisizione, un po’ da feudalesimo.

L’aspetto più grave di questa faccenda ha un duplice criticismo: uno stato straniero ha violato l’indipendenza di un altro stato sovrano, contravvenendo ai principi della Costituzione Italiana e alle norme del Diritto Internazionale (ancora una volta, un emerito bluff, ndr). Inoltre, è stata mossa una grande offesa ad un intero popolo, che dovrebbe sentirsi tutelato dalle proprie istituzioni ed oltremodo indignato per un tale comportamento. Un filo di ragionamento che cela una vena di amarissimo sarcasmo può essere ritrovato nella intricata matassa legislativa relativa allo Uniting and Strengthening America by Providing Appropriate Tools Required to Intercept and Obstruct Terrorism Act of 2001, lo USA PATRIOT Act del 2001, con il quale il governo di Washington si è appropriato del diritto di invadere la privacy dei cittadini americani senza passare preventivamente dalla giustizia ordinaria in caso di minaccia alla sicurezza nazionale, in altre parole, la legge del sospetto. Tale prassi, ovviamente, si applica soltanto ai cittadini americani, non a quelli di altri stati sovrani. Saremo mica una colonia a stelle e strisce? Sigonella docet, e la nuova Sigonella insegna ancor di più circa la validità delle relazioni internazionali che intratteniamo. Tutti i recenti sviluppi della politica estera italiana convergono ad una pratica impotenza italiana, sempre servile e assoggettata al padrone, mai autonoma protagonista e artefice del proprio destino.