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Siete critici verso l’Unione Europea? Ritenete che la Russia stia operando meglio nel mondo rispetto all’Occidente? Preparate l’IBAN, oppure, se non l’avete ancora, aprite un conto in banca! Tra poche ore vi dovrebbe arrivare un fiume di rubli: pare che dalle parti del Cremlino abbiano finalmente aperto il portafogli. Alcune centinaia di deputati del Parlamento di Strasburgo, pochi giorni fa, hanno messo nero su bianco l’accusa che da anni gira intorno al Cremlino, ovvero quella di essere la mano invisibile che si cela dietro ogni movimento culturale e politico di opposizione all’Unione Europea degli ultimi anni. I toni della risoluzione sono più o meno questi: la Russia di Vladimir Putin viene dipinta come una sorta di centrale dell’opposizione alle politiche europee. Think tank, mezzi di informazione, social media, intellettuali, movimenti politici, anche veri e propri partiti politici di punta, sarebbero tutti sul libro paga di Mosca, che non solo li finanzierebbe, ma li controllerebbe per creare consenso intorno a sé e di vivere l’Europa, attaccandola dall’interno e minando i suoi valori democratici e costitutivi. Sembra di essere in un vero e proprio paradosso, un incubo per certi versi, eppure è questa la triste realtà su cui si cimenta il Parlamento Europeo. Naturalmente, è inutile ricordare quanto questa risoluzione arrivi in un momento non soltanto difficile, ma anche decisamente errato sotto tutti i profili. Anche quelli del semplice e bieco tatticismo.

“Stanno cercando di dividere l’unione Europea e gli Stati Uniti”

Siamo appena entrati nell’era di Donald Trump alla Casa Bianca, il quale, a suo dire, avrebbe come primo obiettivo in politica estera il ripristino di relazioni amichevoli con la Russia. Siamo sulle soglie di un’epoca di transizione in cui la Russia sta effettivamente assumendo un ruolo chiave di leadership per tutta una serie di aree geografiche con noi non solo confinanti ma anche conviventi. Siamo in un’epoca di fortissima tensione ad ogni livello, dove i nemici dell’Europa, quelli veri, coprono di orrore un’area del mondo che è a un passo dall’Europa e che la Russia sta martellando da tempo. Ma tutto questo sembra non aver scalfito le granitiche di certezze di un gruppo di europarlamentari che, traviati da logiche di contrapposizione ormai totalmente prive di ogni raziocinio, hanno deciso di loro spontanea volontà di far sì che agli occhi del Cremlino il Parlamento Europeo diventasse un covo di nemici di cui non potersi fidare.

Seminario sulla democrazia di Vladimir Putin

Per fortuna, va detto, numerosissimi deputati del Parlamento Europeo hanno votato contro questa risoluzione (per l’Italia M5S, Lega Nord) altri, più pavidamente ma almeno con un certo buonsenso, si sono astenuti (lo stesso PD al suo interno ha avuto chi si è opposto fortemente). Ma il problema persiste. E non è tanto il fatto che esistano gruppi di parlamentari oltranzisti che vedono il nemico nella Russia, per carità, è democrazia anche quella. Il problema vero è che c’è un’Europa talmente impaurita dalla democrazia e della libertà di pensiero che mette al bando chi la pensa diversamente, chi pone in dubbio le sue politiche, chi indaga da un punto di vista diverso, da bandirla come megafono al servizio di Paesi terzi. Un paradosso continuo, folle, che nasconde però un male atavico di questa Europea, ovvero la sua incapacità assoluta di accettare il dissenso e di metabolizzarlo senza tacciarlo come nemico da abbattere, senza etichettarlo, senza degradarlo da avversario a marionetta nelle mani di qualcun altro. Ed è un fenomeno tremendo, pericoloso, degno di qualunque dittatura: l’odio per chi la pensa in modo diverso che si trasforma in sospetto, in accusa di essere un burattino, in condanna come nemico prezzolato da un’entità estranea e nemica anch’essa. Un gioco pericoloso per davvero. Perché si finisce per commettere due errori: il primo, denigrare l’avversario, dandogli del burattino, se non del traditore; il secondo, altrettanto grave, di insultare il presunto burattinaio facendoselo per sempre nemico. E quel burattinaio, nel nostro caso, è ancora oggi l’ultimo baluardo verso il baratro che una certa Europa vorrebbero per sé stessa.