di Guido dell’Omo

Da quando la Germania ha accettato migliaia di migranti bloccati in Ungheria, ha conquistato senza troppi dubbi il trono di paese altruista che mette al primo posto i diritti umani tralasciando eroicamente gli interessi della nazione. Non c’è niente di più ridicolo. Vedere in tutte le televisioni i cittadini tedeschi accogliere affettuosamente, quasi in lacrime, i profughi siriani, commuove il cittadino medio, tristemente ignorante e, quindi, tristemente influenzabile. Bisogna concederglielo però: la Germania si trova sempre un passo avanti rispetto agli altri – non che richieda uno sforzo particolare vista l’apparente e perenne fase REM in cui giacciono i concorrenti – ed infatti è riuscita ancora una volta nel suo intento; quale? Ergersi ad autorità morale dell’Unione Europea.  

In questo modo è riuscita a trarre un doppio vantaggio. Prima di tutto convincere l’opinione pubblica della nobiltà d’animo del popolo tedesco – popolo che dopo la Seconda Guerra Mondiale ha ostentato la sua bandiera, stavolta senza vergogna, solo durante i mondiali del 2006. Secondo poi, è riuscita nel suo intento di affrontare due gravi problemi interni che la cancelliera Merkel da tempo sta cercando di risolvere: la mancanza di forza lavoro e l’età media di un paese che vuole “ringiovanirsi”. E’ odioso e causa grandi accessi di bile vedere i giocatori del Bayern di Monaco ed i suoi tifosi osannati neanche fossero dei santi benefattori, solo perché i primi doneranno 1 milione di euro per i migranti – eh già, tra le cifre che aleggiano nel calcio un milione di euro in meno nei conti sicuramente peserà sulle deboli spalle della modesta squadra tedesca – ed i secondi per i loro striscioni di benvenuto per i profughi. Allora in tutta Europa sono venute le lacrime agli occhi, a qualcuno probabilmente addirittura il magone, nel vedere un gesto simile.

Questo non è che un altro segnale che ci invita a boicottare l’informazione – che peraltro è un oltraggio definire così – dei media, perché non si può continuare ad essere influenzati da queste pseudo-notizie che quotidianamente ci propinano. E’ altrettanto odioso ricordarsi di quanto sia breve la memoria umana: noi italiani è più di due anni che cerchiamo l’appoggio dell’UE e quindi della Germania per risolvere o quantomeno tamponare la crisi dei migranti. Nel frattempo, quante persone sono morte? Quanti Aylan sono affogati nelle acque dei nostri mari? Eppure no, nessuno si ricorda che l’UE è rimasta a guardare e valutare la situazione fino ad oggi, e quindi si esalta con grande emozione il rinato popolo tedesco che finalmente si è lasciato alle spalle il suo tenebroso passato.

Nel frattempo in Germania, presi dall’euforia del momento – d’altronde, quando gli capiterà di nuovo di stare dalla parte dei “buoni” – la stampa riempie le pagine dei giornali con due parole che riecheggiano nella mente dei cittadini tedeschi. La prima? “Wilkommenskultur”, in altre parole già dopo qualche giorno si è annunciata una nuova cultura, la cultura del benvenuto, dell’ospitalità! La seconda invece, che già i cittadini amano pronunciare, è “Einwanderungsland”, ovvero l’autoproclamazione del paese stesso in un paese di immigrati, un po’ come l’America, che tanto piace a tutti e che si cerca di imitare in ogni singola, piccola maniera ed in ogni singolo, maledetto frangente. E noi italiani? Già si sono dimenticati di noi, del nostro piccolo stivale e del suo (fino a poco tempo fa) unico contributo nel salvataggio di vite umane?