Pubblicato in esclusiva su Il Giornale

La campagna elettorale per le prossime presidenziali francesi inizia con la candidatura di Marine Le Pen alle regionali di dicembre nella circoscrizione Nord-Pas-de-Calais/Picardie. “Non c’è tempo da perdere. La situazione deteriora così rapidamente che dovunque si possa agire si deve farlo subito” ha affermato ai microfoni di iTele nella mattinata. La decisione del leader del Front National però rientra in una strategia politica più ampia che guarda al 2017. Vincere in una regione industriale e operaia, tradizionalmente di sinistra, significherebbe consolidare il voto popolare. Ma soprattutto permetterebbe a Marine Le Pen di radicarsi nel nord della Francia – le vittorie dei sovranisti sono state prevalentemente al sud – e sviluppare un laboratorio politico di governo sul modello di Parigi per Jacques Chirac che divenne sindaco della città prima di essere eletto capo dell’Eliseo.

Il Front National, storicamente all’opposizione, necessita di incarichi di governo per mostrarsi nell’immaginario dei francesi, un partito preparato e pronto a guidare il Paese. Ad averla spinta alla candidatura è stato infatti il suo entourage. Oltre ai “nordisti” del partito, il maggiore sostegno è arrivato da Steeve Briois, sindaco di Hénin Beaumont, e dal suo consigliere politico Bruno Bilde. Secondo Wallerand de Saint-Just, leader del FN nella circoscrizione Île-de- France (regione di cui Parigi è la città principale) la candidatura e l’eventuale vittoria di Marine Le Pen, potrebbe scatenare una reazione a catena in tutte le altre circoscrizioni. Tuttavia il vero artefice di questa strategia politica orientata alle presidenziali del 2017 sembra essere ancora una volta Florian Philippot, numero due del partito. Individuato nel 2010 da Paul- Marie Coûteaux, socialista convertito al gollismo, guru dei sovranisti di destra come di sinistra, fu presentato a Marine Le Pen con l’obiettivo di istituzionalizzare un partito che per decenni veniva considerato underground e infrequentabile dall’elite mediatica e cultural-mondana. Intelligenza politica, savoir faire, presentabilità, doti comunicative, lo hanno portato velocemente a ricoprire le vesti da consigliere politico e vice di Marine Le Pen con buona irritazione della vecchia guardia.

Pare infatti che sia stato proprio lui ad aver emarginato il fondatore e presidente onorario Jean Marie per i suoi derapage televisivi e dannosi allo storytelling del nuovo FN. Con Florian Philippot, è iniziato quel percorso di dédiabolisation (“de-demonizzazione”, dopo quarant’anni di demonizzazione massmediatica) che ha portato il Front National a diventare il primo partito di Francia alle elezioni europee di maggio del 2014 con il 25 per cento dei consensi. In pochi anni è riuscito così a dare una svolta ideologica al “lepenismo” grazie al suo retroterra da gollista di sinistra (Philippot proviene dalle fila dell’ex candidato alle presidenziali Jean-Pierre Chevènement). Se prima il programma elettorale si articolava su anti-immigrazionismo, securitarismo e identitarismo, con “Philippe 1er” (così lo chiamano i suoi detrattori) il Front National è diventato un partito che parla anche ritorno al Franco, propone un piano di re-industrializzazione della Francia, critica la globalizzazione, si oppone alla politica estera statunitense, intavola nuove relazioni sul piano europeo ed internazionale, raccoglie il consenso del voto operaio che storicamente è stato il corpo elettorale del Partito Comunista Francese. Questa candidatura sembrerebbe anche un esperimento in vista delle presidenziali per testare la sociologia elettorale francese e capire se paga più un programma politico identitario condotto da Marion Maréchal Le Pen, al sud nella regione Provenza-Alpi-Costa Azzurra, con il sostegno di Jean Marie Le Pen, o di patriottismo economico al Nord, con Marine Le Pen, appoggiato da Florian Philippot. Le strade percorribili nel 2017 possono essere l’una o l’altra, oppure tutte e due.