La telefonata di Donald Trump alla leader taiwanese Tsai Ing-wen, rischia di complicare le già instabili relazioni sino-americane. Una telefonata di troppo secondo la leadership cinese che ha chiesto spiegazioni ufficiali al governo statunitense. Lo stesso ministro degli Esteri Wang Yi ha messo in guardia sul pericolo che i rapporti tra Usa e Cina possano subire «interferenze o rotture», un’eventualità scongiurata dal pronto intervento del presidente Barack Obama. “La One China policy non è in discussione”, ha dichiarato il presidente uscente provando a mettere una toppa sullo scivolone di Trump. Quella che è stata presentata come una gaffe del tycoon in realtà non è una casuale leggerezza. La One China policy è uno dei punti cardine della diplomazia americana da quando il presidente Nixon viaggiò per la prima volta in Cina stabilendo relazioni formali tra i due paesi. Dal 1979 nessun presidente americano parla pubblicamente con i leader taiwanesi. Pechino non riconosce Taipei e anzi la considera una provincia ribelle temporaneamente allontanatasi dalla madre patria, ma che prima o poi tornerà sotto la sua sovranità Quella di Trump, lungi dall’essere un innocente scivolone, è un segnale diretto a Pechino. La reazione cinese è stato piuttosto moderata. Una trappola tesa dal governo di Taipei a un presidente inesperto, così è stata presentata la notizia dai media cinesi. In realtà Taiwan è già nel futuro gabinetto di Donald Trump e la telefonata tra il tycoon e Tsai Ing-Wen ne è l’ennesima dimostrazione.

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Elaine Chao, di origini taiwanesi, è stata nominata al dipartimento dei trasporti

La scelta di Elaine Chao al dipartimento dei trasporti, per esempio, indica l’idea di un cambiamento di rotta in Asia del neo presidente Trump. La Chao, taiwanese emigrata negli Stati Uniti da bambina, è una repubblicana di ferro con un curriculum di livello, ma le sue origini, nonostante abbia sempre mantenuto un basso profilo nella disputa con Pechino, potrebbero essere un problema per i rapporti Sino-Americani. Non solo, già prima della sua elezione Trump aveva inviato a Taipei una squadra per discutere di accordi alberghieri, ma anche, forse, per elaborare una nuova strategia nell’area. Semplice curiosità o una provocazione? Il gesto, che Trump ha giustificato dicendo: «Perché non posso parlare col leader di una nazione alla quale diamo miliardi di dollari di aiuti militari?», potrebbe essere un test per l’amministrazione cinese, per costringere Pechino sulla difensiva. La zona del mar cinese meridionale è in ebollizione. Le rivendicazioni territoriali stanno mettendo gli stati dell’area l’uno contro l’altro.

Le dispute in corso nel Mar Cinese Meridionale acuiscono le tensioni sino-americane

Le dispute in corso nel Mar Cinese Meridionale acuiscono le tensioni sino-americane

La Cina, unica potenza dell’area cerca la stabilità, ma un atteggiamento poco collaborativo da parte di Washington potrebbe portare ad una rapida escalation. Taiwan è ancora una questione delicata per Pechino e la provocazione di Donald Trump è stato un inutile azzardo. Le parole sempre più dure del tycoon nei confronti della Cina soprattutto per quanto riguarda l’economia e il commercio rischiano di complicare un rapporto già reso difficile dal containment dell’amministrazione Obama e del suo Pivot to Asia.