L’Italia è il primo paese europeo visitato da Rohani dopo la fine delle sanzioni, il premier italiano è il primo capo di governo del vecchio continente a visitare Teheran dopo l’accordo sul nucleare; basta questa constatazione per far intuire l’importanza strategica dei rapporti Iran – Italia e per far capire quanto tempo e quante opportunità sono state perse dal nostro paese per obbedire ai diktat di oltreoceano. Più di dieci anni di sanzioni non hanno penalizzato soltanto la Repubblica Islamica, ma anche l’economia italiana; con l’Iran infatti, non vi è soltanto un mero rapporto commerciale solido da tanto tempo, ma anche una certa simpatia reciproca tra varie anime dei due rispettivi paesi: imprenditori, ricercatori e studiosi sia italiani che iraniani da anni si confrontano e raffrontano a vicenda, una stima ed una fiducia che è andata crescendo lungo la seconda metà del novecento, prima ancora della rivoluzione di Khomeini del 1979. Due Stati amici quindi, che soltanto il supino assoggettamento ai voleri a stelle e strisce da parte italiana per circa un decennio ha mantenuto distanti o comunque in rapporti di freddezza; ma sono ormai lontani dieci anni i tempi in cui, nella primavera del 2006, a fare capolino davanti l’ambasciata iraniana a Roma vi erano bandiere israeliane portate in piazza contro il ‘despota’ Ahmadinejad in manifestazioni i cui aderenti sedevano sia negli scranni di destra che di sinistra del Parlamento.

Matteo Renzi in quegli anni può ancora vedere l’Arno dal suo ufficio, essendo presidente della provincia di Firenze ed ancora ben lungi dall’essere popolare al di là del casello autostradale di Scandicci; oggi è lui ad essere a Teheran per spolverare le incrostazioni di un passato così vicino, ma al tempo stesso già per certi versi molto lontano. Certo, il merito non è affatto suo: in Iran aspettano da tempo questa visita non per conoscere il presidente del consiglio, bensì per vedere finalmente i due tricolori italiani ed iraniani sventolare insieme a Sadabad, il quartiere di Teheran che ospita gli uffici presidenziali. Una sorta di sollievo per quei tanti, sia sulle sponde del Mediterraneo che su quelle del golfo, che da anni premono per recuperare il tempo perso per via della questione nucleare; ad influire sul repentino riavvicinamento di Roma con l’Iran e viceversa, è lo scenario internazionale radicalmente cambiato. Adesso Teheran è attore mediorientale riabilitato, una potenza di cui non si può fare a meno per la stabilità della regione e la lotta al terrorismo; nella prima conferenza stampa congiunta, Renzi e Rohani sottolineano proprio questo punto, assieme ad altri di strategica convergenza. Per il capo del governo italiano, l’Iran è indispensabile per la pace in medio oriente e rimarca la comune volontà di spazzare via il califfato dell’ISIS dal deserto siriano ed iracheno, affermando inoltre come l’Islam non può essere rappresentato dai terroristi; dall’altro lato, Rohani loda il nostro paese per il rispetto e l’amicizia dimostrata al suo popolo anche negli anni difficili delle sanzioni: “L’Italia – si legge nella traduzione del discorso del presidente iraniano – Anche quando ha applicato le sanzioni si è comunque dimostrata equa con il nostro paese”, un modo quindi per eliminare definitivamente ogni possibile scoria di astio o di incomprensione nei rapporti bilaterali Roma – Teheran. C’è ancora quindi reciproca fiducia: è l’Iran, in un certo senso, a riabilitare questa volta l’Italia, andando a sottostimare appositamente il ruolo negativo dei nostri governi in questi anni, in nome della necessità e della volontà comune di guardare al futuro con ritrovato vigore.

L’Iran, nel suo processo di riapertura verso il mondo, ha subito pensato all’Italia; oltre ai legami detti in precedenza, sussistono anche altri importanti elementi: il nostro paese necessita in maniera quasi drammatica di fonti di energia, troppa la dipendenza da canali messi a rischio da altre importanti tensioni internazionali (come quelle libiche, ad esempio), dall’altro lato la Repubblica Islamica ha adesso modo di tornare a vendere ma anche necessità imbellente di acquistare. Dai mezzi di trasporto alle infrastrutture, dai mezzi di comunicazione alle nuove tecnologie industriali, il paese asiatico deve aggiornare ed ammodernare molti elementi del suo sistema produttivo ed in tal senso l’Italia può recitare una parte da leone. Non è un caso che a spingere il governo italiano a sfruttare subito l’occasione data dalla fine delle sanzioni, sia una buona fetta del corpo imprenditoriale e sull’aereo di Renzi diretto a Teheran, siedono proprio decine di manager ed imprenditori, sia di multinazionali come ENI, che di piccole e medie aziende. In ballo, secondo molti analisti, ci sono qualcosa come 3 miliardi di Euro di comuni investimenti da qui ai prossimi due anni; un volume di affare importante, destinato anche ad aumentare qualora Iran ed Italia coltivino questo rapporto a lungo termine. Ma essa è comunque una cifra esigua rispetto alle potenzialità che il nostro paese potrebbe avere da relazioni di fiducia con un paese, come quello iraniano, che da sempre ha ‘voglia d’Italia’. C’è fretta di recuperare il tempo perduto, ma per l’appunto gli anni in cui si è rimasti al palo per vicende diplomatiche che mai hanno interessato direttamente il nostro paese, adesso si fanno comunque sentire; assieme all’entusiasmo per questi mesi in cui le relazioni stanno tornando a prendere quota ed assieme alla volontà comune dei due paesi, prima ancora che dei due governi, di mettere fine a questa assurda ed antistorica freddezza, bisogna anche prendere cognizione di come le relazioni internazionali risultino essere forzatamente alterate da fattori che non rispettano il comune sentire dei diversi popoli.

Il nostro paese in particolare, appare oggi più che mai imbavagliato da un contesto che conferisce a Roma solo brandelli di sovranità, specie in ambito di politica estera; sono andati in fumo quasi dieci anni di rapporti con un nostro storico partner come l’Iran, che soltanto adesso si stanno riprendendo ma solo perché altri paesi ed in primis ovviamente gli USA, hanno in un certo qual modo dato il ‘permesso’ con l’accordo sul nucleare. L’Italia attualmente, sta perdendo altri rapporti privilegiati per lo stesso motivo per il quale ha rischiato di perdere quello con l’Iran, ossia l’assoggettamento alla politica estera americana e, di riflesso, europea: a rischio i rapporti con la Russia, con molte aziende del settore agricolo in difficoltà, andati in fumo quelli con la Libia ed in generale quelli con l’intero bacino del Mediterraneo. Di ritorno da Teheran, è bene che Matteo Renzi rifletta sulla debolezza del nostro paese nel difendere i propri interessi e sull’inesistenza di una propria ed indipendente politica estera. Avere la possibilità di muoversi ed orientarsi secondo le proprie aspettative, per un paese come l’Italia per anni settima potenza industriale al mondo, non vuol dire solo prestigio ma anche volumi miliardari di affari economici e possibilità di nuovi scambi culturali; una crescita economico – politica che però, come dimostra la storia di questi ultimi decenni, il nostro paese non si può permettere tanto per gabbie esterne quanto interne.