Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

Yahya Jammeh si è dovuto arrendere, ha dovuto lasciare il potere dopo una serrata trattativa con le minacciose truppe dell’ECOWAS (organizzazione dei Paesi dell’Africa occidentale) dispiegate a sessanta chilometri dalla capitale Banjul. Con la mediazione dei capi di Stato di Mauritania e Guinea, il discusso personaggio del piccolo Stato africano ha fatto marcia indietro e, dopo essersi assicurato una “buonuscita” di ben undici milioni di dollari, è fuggito in Guinea Equatoriale dove il presidente Alpha Condè lo ha accolto fornendogli un riparo sicuro. Il futuro del Gambia è ora nelle mani di Adama Barrow, ex immobiliarista cinquantunenne, che con il 45% dei voti ha sconfitto il presidente uscente che si è fermato al 36%. Il neo capo del governo ha dovuto prestare giuramento a Dakar, in Senegal, a causa del rifiuto di Jammeh di considerare valide le votazioni, decisione che ha fatto scattare lo stato di emergenza. Ricordiamo che dopo la volontà iniziale di Jammeh di accettarne l’esito, quest’ultimo ha repentinamente cambiato idea avvalorando la tesi dei brogli e delle interferenze esterne che non avrebbero consentito il regolare svolgimento delle elezioni, situazione delicata conclusasi con l’avallo della Corte Suprema.

Yahya Jammeh 

Il forte interesse della Comunità Internazionale sul caso Gambia, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha legittimato con voto unanime l’intervento delle truppe dell’ECOWAS nella regione ( circa settemila soldati provenienti da Senegal, Nigeria, Ghana, Togo e Mali), ha rischiato di destabilizzare ulteriormente il Paese. Migliaia di gambiani nei giorni scorsi si sono ammassati lungo il confine senegalese per il timore che potesse scoppiare una guerra civile, fortunatamente lo scenario infausto non si è concretizzato in quanto l’esercito gambiano ha di fatto sfiduciato Jammeh lasciando entrare il contingente dell’ECOWAS senza sparare un colpo.

Quali sono i motivi che hanno suscitato un così forte interesse verso un piccolo Paese dell’Africa occidentale povero, dedito al turismo e all’esportazione di arachidi, le cui uniche industrie si basano sulla trasformazione delle materie prime?

Per andare in profondità ed analizzare gli eventi in senso critico ripercorriamo brevemente la storia del Paese africano e analizziamo i possibili scenari futuri con Adama Barrow presidente. Il Paese dell’Africa occidentale è una striscia di terra circondato dal Senegal che si affaccia sull’Oceano Atlantico. Colonia britannica dal 1888 ottenne l’indipendenza dalla madrepatria nel 1965, grazie al contributo fondamentale di Dawda Jawara divenuto successivamente presidente e leader del Partito Progressista del Popolo. Nel 1981 la relativa stabilità si interruppe a seguito di un tentativo di colpo di stato bloccato sul nascere dall’esercito senegalese, fu il preludio della nascita della confederazione del Senegambia che ebbe fine nel 1989 a causa delle diverse visioni riguardo una maggiore integrazione politica ed economica e all’ingerenza opprimente del Senegal nei confronti del Gambia.

Carta geografica del Gambia, un lembo di terra spaccato a metà da il lunghissimo Gambia River / Un pescatore gambiano / Il rientro di civili dopo la notizia dell’esilio di Jammeh

Nel 1994 un colpo di stato ad opera dell’allora giovane ufficiale Jammeh pose fine all’esperienza governativa di Jawara. Per ventidue anni Jammeh ha governato il Gambia in maniera autoritaria, il suo partito, l’Aprc (Alliance for Patriotic Reorientation and Construction) ha sempre stravinto le elezioni ritenute una farsa dall’opposizione interna. Nessun dubbio sulle elezioni di dicembre che hanno messo in risalto la volontà dei gambiani di dirigersi verso una transizione democratica del Paese, ma bisogna essere certi che la volontà del popolo non venga distorta e raggirata per interessi che esulano dalla democrazia e dal rispetto dei diritti umani. Il caso Gambia dimostra come la Comunità Internazionale si sia attivata per rimuovere Jammeh al punto da scatenare un conflitto armato nella regione (fino ad ora non è accaduto lo stesso con altri Paesi africani quali Burundi e Repubblica Democratica del Congo dove i rispettivi presidenti mantengono le redini del governo nonostante la fine del loro mandato). In effetti Jammeh ha attuato, negli ultimi anni, diversi provvedimenti che suonano come un campanello d’allarme per i Paesi che nutrono interesse in Africa occidentale.

Reportage di Go-News 

Nel 2013 il Gambia esce dal Commonwealth, in politica estera tesse legami con i Paesi arabi sganciandosi sempre di più dal giogo occidentale e si adopera per l’islamizzazione del Paese proclamando nel 2015 la Repubblica islamica del Gambia. Inoltre ha sempre posto l’attenzione sul rispetto della sovranità nazionale dall’ingerenza del vicino Senegal che non ha mai smesso di lavorare per annettere il Gambia, considerato da Dakar come una sua provincia alla pari della Casamance, regione senegalese in cui opera un gruppo indipendentista che ha ricevuto supporto da Jammeh. Inoltre il governo gambiano ha rappresentato un problema non indifferente per l’economia senegalese, nello specifico Banjul ha notevolmente aumentato negli ultimi anni i dazi doganali sulle merci in transito e dirette in Senegal spingendo Dakar a chiudere le frontiere per ritorsione. La sensazione è che il Gambia si sia legittimamente affrancato da una dittatura ventennale per finire però avviluppato nella rete del vicino Senegal che accarezza il sogno, oggi più che mai, di una mai sopita federazione del Senegambia. Il neo presidente Barrow dovrà affrontare notevoli difficoltà, i suoi proclami di libertà, diritti umani e democrazia non dovranno rimanere tali, il Gambia è un Paese povero e diviso e Barrow, giurando a Dakar, ha un vincolo di mandato da rispettare.