Casomai non ve ne foste accorti, nel fine settimana appena trascorso gli Stati Uniti hanno sferrato un attacco di inaudita forza e precisione contro l’esercito di Damasco; macchiandosi del più grave gesto compiuto dall’inizio del conflitto. Gli ultimi dati parlano di circa 100 soldati uccisi, polverizzati, martirizzati nella già martire città di Deir ez-Zor; massacrati da chi, in teoria, sarebbe al loro fianco.

Ma chi non ne fosse venuto a conoscenza, non è da biasimare. Tolte le colonne del nostro giornale e qualche minuscolo trafiletto apparso qua e là, la notizia è stata lasciata nell’ombra. Pur non volendo collegare in alcun modo i due eventi, sia chiaro, è però un dato di fatto come la bombetta di New York e l’ennesimo, squilibrato yankee che semina il panico accoltellando poveri disgraziati, hanno rubato, con sinistro tempismo, scena, prime pagine e titoli d’apertura dei principali media di tutto il mondo. Minimizzando un atto gravissimo e trasformando gli Stati Uniti da carnefice del weekend (e in flagrante violazione dei principi fondamentali della Carta dell’ONU) a vittima di quel terrorismo islamico aiutato, ironia della sorte, poche ore prima a migliaia di km di distanza.

Se questo attacco americano contro l’esercito dell’odiato Assad sia stato fatto apposta o no, sarà difficile saperlo con esattezza. I sospetti si sprecano e a pensar male, con gli americani, quasi sempre ci si azzecca; ma è pur sempre vero che gli Stati Uniti, negli anni, ci hanno dimostrato che col fuoco amico sono capaci di gesta straordinarie, essendo in grado di ammazzarsi più uomini da soli che i nemici contro cui combattono; e le prodezze balistiche sfoggiate con orgoglio da Mosca, come centrare obiettivi di Daesh in Siria dalle navi nel Mar Caspio, per ciò che ne sappiamo noi, gli Stati Uniti se le sognano – nonostante spendano in armamenti più di Russia, Cina, Unione Europea e Gran Bretagna messe insieme.

Ma sono la mancanza di sintonia sulla guerra in Siria all’interno dell’establishment americano e la profonda diversità di vedute sull’accordo stretto con la Russia – già affrontate su l’Intellettuale Dissidente –  che portano a pensare che la strage di soldati siriani non possa esser stata casuale: va bene scemi, ma non così tanto. E data la posta in palio in questo momento cruciale del conflitto, chi all’interno del Pentagono è schierato a qualunque costo contro Assad – e purtroppo scemo non è – aveva certo interesse in una simile azione. Ipotesi che Mosca ha subito fatto sua puntando il dito contro Washington e la sua ambiguità con i fondamentalisti..

In ogni caso, la fragile tregua è stata rotta e le armi hanno tornato a farsi sentire. Così già oggi, martedì, si è subito potuti tornare ad accusare Mosca e Damasco, solo e solamente loro, di morti e atrocità. La fonte? Sempre quella: il mitologico Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, capace, da anni, di trasmettere un’attenta e scrupolosa cronaca dei fatti sul terreno siriano direttamente da… i sobborghi di Londra. Se ciò che sta avvenendo in Siria non fosse una immane tragedia, sarebbe da riderci su.