La Colombia è l’ultima grande roccaforte statunitense rimasta in America Latina, e ciò è un grandissimo freno a quell’ormai inevitabile processo di completa liberazione, indipendenza e progresso del continente. Basti pensare al recente tentativo di golpe in Venezuela coordinato dagli oligarchi Venezuelani rifugiatisi proprio in Colombia, che ospita anche Lorent Saleh, fondatore del movimento politico Operazione Libertà, in prima fila nelle azioni terroristiche contro il governo di Maduro. C’è però chi prova a invertire la rotta ormai dal 1964: le FARC (Forze Armate Rivoluzionarie della Colombia), che dalla difesa dei campi auto-gestiti dai contadini nelle regioni di Tolima e Hulia hanno continuato imperterriti a tentare di instaurare una repubblica socialista. Fatte entrare nelle istituzioni con la coalizione Unione Patriottica, i loro leader vennero eliminati poco dopo e ciò segnò il definitivo distacco dal Partito Comunista Colombiano e la fondazione del PCC Clandestino, considerando la via legale e istituzionale impraticabile. I negoziati di pace iniziarono nel 1998 e si conclusero nel 2002. Questi stabilirono dei punti d’incontro tra le due fazioni, su tutti quello di una riforma agraria. Gli accordi presi con questi però non vennero mai attuati, in particolar modo a causa del massiccio piano di investimenti Statunitensi che bloccò ogni tentativo di compromesso con i rivoluzionari. Ripresero nel 2012 grazie alle pressioni di Hugo Chàvez, Fidel Castro e del Forum di Sao Paolo e sono tuttora in corso all’Avana.

Lo scorso 18 Dicembre i militanti delle FARC avevano iniziato un cessate il fuoco unilaterale, che ha ricevuto risposta affermativa circa tre mesi dopo con la sospensione dei bombardamenti delle FARC da parte del governo per trenta giorni, e ciò potrà essere prorogato in caso di proroga del cessate il fuoco delle brigate comuniste. Ottima notizia che permette qualche passo in avanti nella lunga strada verso la pacifica risoluzione del conflitto. Sempre grazie ai negoziati dell’Avana entrambe le parti si impegneranno e detonare tutte le loro mine, che in quindici anni hanno causato più di 11000 morti. Da segnalare però come i negoziati con l’ELN (Esercito di Liberazione Nazionale) non siano praticamente mai iniziati. L’ELN venne fondato nel 1994 ed è la seconda forza rivoluzionaria colombiana per militanti e per vastità di zone controllate. Questo, a differenza delle FARC, rifiuta il Bolivarismo in nome di un marxismo più libertario. Meno Chavez più Marcos, per intenderci. Sebbene quindi la Colombia rimanga frammentata tra gruppi rivoluzionari, gang mafiose e di narcotrafficanti e zone sotto il diretto controllo di un governo corrotto e macchiato di sangue, la reciproca volontà di cercare una soluzione pacifica e istituzionale è un piccolo spiraglio di luce. Questa volontà va vista nell’ottica della rivoluzione non violenta del Socialismo del XXI secolo, che a contrario della rivoluzione Cubana del 1959, cerca di prendere il potere passando per vie istituzionali e non violente.