Si pensi se un bel giorno il Presidente Mattarella, per premiare la simpatia e la vicinanza della Francia al nostro paese, nomini Sarkozy governatore della Valle D’Aosta; oppure ancora, per rinsaldare legami del decennio scorso, si nomini Josè Maria Aznar presidente della provincia Monza – Brianza. Una barzelletta? Non proprio: è accaduto veramente, è successo in quel governo formato barzelletta rappresentato dalle autorità del dopo Maidan a Kiev. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha nominato l’ex presidente georgiano, Mikhail Saakashvili, nuovo governatore di Odessa; chissà se qualcuno, dopo aver letto questa frase, avrà istintivamente aperto Wikipedia per verificare la presenza di lacune in geografia: in tal caso, la vostra sufficienza in questa materia è salva, visto che la Georgia non appartiene all’Ucraina e Mikhail Saakashvili non è affatto ucraino. Ormai nell’Ucraina formato Europa, tutto è possibile; pur di non mettere gente legata al precedente sistema filorusso, si pesca all’estero e si posiziona in ruoli chiave gente straniera; già nel nuovo governo nato nel 2014, Poroshenko aveva nominato tre ministri stranieri all’interno dell’esecutivo, tra cui un’economista americana.

Si è dinnanzi ad un paradosso che nemmeno il Pirandello degli scritti di gioventù avrebbe potuto cogliere: un governo nato con l’appoggio di nazionalisti, i quali hanno tra i loro obiettivi dichiarati l’eliminazione dell’etnia russa dal paese per fare dell’Ucraina uno Stato Nazione uni etnico, distribuisce incarichi di prestigio a stranieri e, di fatto, Kiev è al momento il primo stato europeo a non sposare più il criterio della nazionalità per la formazione di incarichi. Criterio che, questo lo si può capire anche senza Wikipedia, dovrebbe essere alla base di uno Stato Nazione; ma in nome della russofobia, oggi tutto si può e tutto, ovviamente, passa inosservato a quei media europei così preoccupati invece di denunciare quotidianamente presunti abusi del governo di Mosca perpetuati nel Donbass. Il personaggio nominato in questione poi, è di quelli piuttosto importanti nel contesto regionale, il quale a fine 2003 ha dato il via alla stagione delle rivoluzioni colorate, ossia quelle rivolte finanziate dall’occidente che hanno rovesciato diversi governi filo Mosca dal 2003 fino a piazza Maidan.

E’ stato Mikhail Saakashvili a dare il via alle danze: nel novembre del 2003, la sua irruzione nel Parlamento di Tbilisi a capo della ‘rivoluzione dei tulipani’, dava l’input alla personale scalata verso la presidenza, che durerà poi fino al 2014; adesso Mikhail Saakashvili è in esilio dalla Georgia: è accusato di aver organizzato un pestaggio ai danni di un avversario politico, di essersi impadronito della tv pubblica e di abuso di potere durante la repressione di manifestazioni antigovernative nel 2007. Non proprio un curriculum che si addice ad un paladino della pace e della democrazia, anche se nell’occidente che ha premiato anche un personaggio come Begin (primo ministro israeliano che da giovane faceva saltare in aria i cadaveri dei soldati inglesi appena uccisi con le bombe a mano), tutti possono essere considerati paladini delle libertà se si è allineati all’attuale sistema di potere internazionale. Ma al di là della caratura del personaggio, è il principio stesso che rende grottesca la faccenda; come si può nominare a capo di una delle regioni più importanti del Paese, un ex capo di Stato di un altro Paese, amico o nemico che sia?

Una corbelleria politica, che dà ancora una volta un colpo mortale all’identità stessa dello Stato Nazione; ormai basta nulla ed anche lo stesso ‘tabù’ della nazionalità per ricoprire importanti incarichi viene a mancare. Si rischia, in futuro e non solo in Ucraina, che i governanti siano scelti con lo stesso criterio dei Commissari Tecnici della Nazionale: un primo ministro è stato ottimo in una determinata nazione, allora lo può essere anche nella nostra, ecco il ragionamento inquietante alla base di una simile decisione di Petro Poroshenko. Il governo ucraino sembra sempre più allo sbando, servirsi di un personaggio come ‘l’amico’ Mikhail Saakashvili è segno di grande debolezza: la crisi economica avanza, le proteste (censurate queste) dilagano e la governance di Kiev assomiglia sempre più ad una banda di dilettanti allo sbaraglio. Eppure, il presidente ucraino, dà lo spunto per poter concludere in ironia: lui nomina personaggi anche stranieri purchè amici nei ruoli chiave del governo; se questo principio fosse stato applicato da Napolitano negli anni 2000, le cose sarebbero migliori magari: Gheddafi all’epoca era nostro amico, chissà la Sicilia si sarebbe ritrovata con il rais come governatore al posto di Totò Cuffaro.