Il 1 luglio anche la Cina, l’ultimo dei paesi interessati, ha dato il suo via libera definitivo. Il Comitato Permanente del Consiglio Nazionale del Popolo Cinese ha ratificato ufficialmente l’adesione del paese alla nascitura Nuova Banca di Sviluppo, il grande frutto del lavoro congiunto dei paesi BRICS.

Fondata da Brasile, India, Russia, Sudafrica e Cina, la banca, che sarà operativa entro a partire dal summit BRICS 2015, che si terrà a Ufa nei giorni 8 e 9 luglio, sarà secondo statuto aperta all’adesione di qualsiasi paese desideroso di contribuire all’edificazione di un ordine economico mondiale alternativo a quello del Washington Consensus imperniato sul Fondo Monetario Internazionale. La capitalizzazione sarà di circa 100 miliardi di ollari, e l’obiettivo dichiarato dell’istituto è di porre fine all’egemonia occidentale sui mercati finanziari, sostituendosi al FMI come istituto di credito di riferimento nel mondo. Ecco così spiegati i recenti abboccamenti di Tsipras con Putin, giustificati dalla presenza di una valida alternativa ai vulture funds e agli attacchi speculativi al mercato finanziario greco. La nascita della Nuova Banca di Sviluppo ha visto la sua causa principale nella mancanza di rappresentanza nella gestione dei maggiori istituti finanziari mondiali attribuita ai paesi BRICS, che a fronte del 40% della popolazione e del 20% del PIL mondiale sono depositari di poteri di voto minimi.

Ora, la Russia risorgente e la Cina in continua ascesa sono i poli d’attrazione del cambio di baricentro che si sta avendo nell’economia mondiale; la capitalizzazione iniziale della banca in dollari è destinata a essere repentinamente variata, se continueranno alla velocità attuale le politiche di trasformazione dello yuan in una solida valuta di riserva. I fiorenti commerci tra Mosca e Pechino, compreso il famoso “Santo Graal energetico” dal valore stimato da alcuni giornali USA in 400 miliardi di dollari, sono sempre più spesso valutati direttamente in yuan; la Cina è primo partner commerciale degli altri paesi del consesso, e per Brasile, India e Sudafrica è necessario sottrarsi al più presto dalle grinfie degli speculatori internazionali per poter implementare politiche di processo sociale.

La notizia è stata riportata solo incidentalmente dai media nostrani ma la nascita del nuovo istituto ha una portata storica: con la Nuova Banca di Sviluppo i BRICS si saldano definitivamente e tramontano per sempre le pretese della cricca neoconservatrice, militarista e guerrafondaia USA di riportare in auge l’unipolarismo sognato negli Anni Novanta. Lungi dall’essere finita, la Storia si prefigura come ogni giorno sempre più interessante. Sarà rilevante studiare la connessione che avrà la banca dei BRICS con l’altra grande istituzione recentemente strutturata su iniziativa cinese, la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture, con la quale Pechino punta a sviluppare il co-working a livello infrastrutturale per portare al progresso economico tutta l’area indopacifica e dell’Asia orientale.

L’impero del dollaro e lo strapotere del FMI iniziano dunque la fase più accelerata del proprio declino; essendosi spostato il baricentro affaristico mondiale, le reazioni di frustrazione, quali sono le decisioni schizofreniche della politica estera USA e la politica dei diktat degli uomini della Lagarde nei confronti della Grecia, sono sicuramente attribuibili alla presa di consapevolezza di questo declino. Se i BRICS sapranno conciliare crescita generale e sviluppo interno, allora per il (dis)ordine globale neoliberista si avvicinerà fatale l’ora del redde rationem definitivo.