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Era tutto troppo bello, troppo facile, troppo incredibilmente democratico. Ed infatti sembra possa finire tutto in un nulla di fatto. Dopo il ricorso presentato dall’operatrice finanziaria Gina Miller, la High Court del Regno ha stabilito una nuova chiave di lettura della vicenda Brexit che sembra dover rallentare il processo di autonomia richiesto a gran voce dal popolo anglosassone. La Corte ha infatti stabilito il principio secondo il quale per questa decisione, cioè l’uscita dall’Unione Europea, non possa agire da solo il Governo inglese ma la scelta debba passare attraverso le camere di Westminster. Insomma, il Parlamento non può rimanere escluso dalla scelta di attivare l’art 50 del Trattato e lasciare che il Governo adotti questa decisione. Una decisione che, per quanto naturalmente prudente e figlia dell’opera di ricerca normativa del giudice inglese, giunge in un momento molto particolare e scalfisce, di molto, il valore del referendum di giugno, quando il popolo del Regno aveva votato per l’uscita dall’Unione Europea. Scalfisce il valore dell’esito delle consultazioni, rendendo di fatto il referendum sul Brexit un semplice referendum consultivo senza alcuna capacità di incidere sul processo decisionale dell’esecutivo di Londra, ma soprattutto pone davvero in dubbio tutto il processo appena iniziato di distacco da Bruxelles.

“Spero che il governo dopo aver letto il verdetto prenda la saggia decisione di non opporsi chiedendo un appello, ma che si batta per un dibattito sano all’interno del nostro parlamento” – Le parole di Gina Miller l’imprenditrice che si è fatta portabandiera del ricorso presso la Corte Suprema della Gran Bretagna

In prima battuta va detto che è vero che il referendum era esclusivamente consultivo. Questo dato è inequivocabile. Tuttavia, è necessario anche calare il tutto nella realtà dei fatti. Per quanto esclusivamente consultivo, il Brexit ha dimostrato chiaramente che i sudditi di Elisabetta II non avessero a cuore l’Unione Europea e ha vinto l’uscita dalla UE. Da questa scelta del popolo inglese, la prima conseguenza è stato un peana di disperazione da tutta Europa e dall’America, un vero grido di dolore e nello stesso tempo, tra dolore e rabbia, sono sorte le minacce. Le minacce delle banche d’affari europee, inglesi e americane, così come le minacce dei grandi gruppi finanziari e industriali di abbandonare Londra perché impauriti dalla Brexit. Per non finire con i veri e propri insulti rivolti ai votanti per l’uscita dall’unione Europea, ed il loro essere etichettati come poveri, emarginati, vecchi, ignoranti, ottusi. Ebbene, come sempre, la democrazia funziona solo quando vince chi comanda il dietro le quinte, la democrazia è fantastica fintantoché il risulto è apprezzato dai pasdaran della democrazia benpensante. Non è più gradita purtroppo quando il risultato diventa negativo. In un’unione di intenti epocale tra governi, cancellerie, intellettuali di regime, banche, grandi potentati finanziari e giornalisti votati alla poltrona, il voto sul Brexit ha rappresentato il vero spartiacque di pensiero tra i democratici di facciata e i democratici veramente, lasciando uno strascico ancora ben visibile nel pensiero mainstream dove il Brexit è stato o una vittoria del popolo bue, oppure una sconfitta della grande civiltà democratica.

“Democrazia deriva dal Greco e significa: potere al popolo; l’espressione è suggestiva e poetica… Ma in che senso potere al popolo? Come si fa?” – Giorgio Gaber sulla democrazia rappresentativa

E tanto hanno fatto i nemici del Brexit, che alla fine se ci sarà, dovrà essere opera del Parlamento e non del popolo. Si dirà, ma tanto il Parlamento rappresenta il popolo, quindi in teoria è la stessa cosa. Purtroppo siamo tutti consapevoli che non è così. Il Parlamento è la voce filtrata, gelida ed economicamente asservita del popolo che ha votato. E quel popolo trasversale che ha votato per l’uscita dall’Unione Europea, non ha una voce così unitaria e forte come la aveva per le strade del Regno. Il Governo, favorevole all’uscita, ha già fatto ricorso per chiedere l’annullamento della decisione, ma sembra che possa esser respinta. Troppi gli interessi in gioco, troppe le pressioni contrarie all’uscita. Troppo il valore politico di una scelta giudiziaria di passare per il Parlamento. D’altra parte, è la democrazia rappresentativa, bellezza! Il popolo ha diritto ad essere rappresentato, ma per le cose serie, è meglio che lasci fare ai grandi. Parola di democratici.