di Alessandra Schirò

Martedì 15 dicembre del corrente anno a Mosca ha avuto luogo l’incontro tra il Presidente della Federazione Russa e il suo omologo bielorusso Aleksandr Lukašenko. A comunicarlo è “Ria Novosti”, il canale della stampa federale russa. In questa occasione i due capi di stato hanno firmato un accordo di collaborazione commerciale. “Sulla scena internazionale, Russia e Bielorussia svolgono una politica estera coordinata”, spiega Vladimir Putin a riguardo.  La vicinanza tra queste Nazioni non è nuova al panorama politico internazionale: il 2 aprile 1996, di riflesso alla contiguità tra le due ex Repubbliche Socialiste Sovietiche, nasceva l’Unione Russia-Bielorussia, un’organizzazione internazionale con sede centrale a Minsk che è sopravvissuta fino ai giorni nostri. Aleksandr Lukašenko e Vladimir Putin vi ricoprono rispettivamente le cariche di Segretario del Consiglio Supremo e di Segretario del Consiglio dei Ministri.  Alcune tra le ex Repubbliche Socialiste Sovietiche, come il Kirghizistan e la Moldavia, nella prima decade del Duemila manifestarono acceso interesse a entrare nell’asse. Il 30 marzo 2010 il Presidente ucraino Viktor Yanukovič dichiarava che anche l’Ucraina sarebbe presto entrata a far parte dell’Unione, affiancando Russia e Bielorussia. Tre anni dopo, gli orrori dell’Euromaidan e la conseguente annessione della Crimea alla Federazione Russa, sconvolsero gli equilibri. Ad oggi la situazione geopolitica è ancora tesa.

Poco più di un mese fa, il 20 novembre, “alcune esplosioni hanno messo fuori uso due piloni nella regione di Kherson, in Ucraina meridionale, che riforniscono di elettricità la penisola passata nella sfera di influenza della Russia lo scorso anno e poi annessa a Mosca dopo un referendum considerato’illegale’ da Stati Uniti e Unione Europea”, come spiega “Il Fatto Quotidiano”. Tre giorni dopo, su richiesta del Primo Ministro Arseni Yatseniuk, venne proibito il traffico di flussi di merci tra Ucraina e Crimea. Di contro, Gazprom ha interrotto le forniture di gas verso Kiev per mancato pagamento. “Dopo un’interruzione la scorsa estate, le forniture di metano russo all’Ucraina erano riprese a metà ottobre grazie a un accordo con la mediazione europea, un `pacchetto invernale´ in base al quale sino alla prossima primavera Kiev deve pagare in anticipo per i volumi richiesti. Ma Gazprom ha annunciato che oggi Naftogaz ha prelevato la totalità dei volumi di gas già pagati e che, non avendo ricevuto altri pre-pagamenti ha interrotto l’erogazione del gas”, riferiva il quotidiano “La Stampa” il 25 novembre 2015. Oltre all’accordo sul commercio internazionale tra i Paesi di Aleksandr Lukašenko e Vladimir Putin, il 15 dicembre risulta essere una giornata importante anche per la politica Ucraina. Il governo di Porošenko ha varato una riforma sul decentramento statale seguendo modello della Polonia, come riporta “Ria Novosti”. Sulla base di questo, il presidente Porošenko assicura che i consiglieri polacchi seguiranno la politica del suo paese dall’interno e si augura che ai funzionari ucraini sia permesso di fare lo stesso a Varsavia. Può essere un’alleanza strategica per avvicinarsi all’Unione Europea? Sarà l’ennesima mossa di antagonismo del governo ucraino nei confronti di Putin? Come reagirà il capo del governo russo questa volta?

Di fatto il nuovo accordo tra Vladimir Putin e Aleksandr Lukašenko sancisce un’alleanza per difendersi dalle strategie economiche e militari della NATO. È d’obbligo ricordare, però, che negli ultimi anni anche nei riguardi dell’Unione Russia-Bielorussia tra le due Nazioni gli accordi procedono, almeno apparentemente, senza entusiasmo. Nel 2001, infatti, i controlli doganali tra Russia e Bielorussia sono stati ristabiliti. I progetti di unificazione monetaria dal 1996 sono stati rimandati più volte. Secondo la Banca Centrale Bielorussa, dal 2008 il rublo della Russia Bianca sarebbe legato al dollaro americano.  Nonostante le continue minacce e gli ultimi attacchi nei confronti di Mosca, l’editorialista di “Forbes”, Loren Thompson, è convinto che tra la Russia di Putin e la NATO, sia la prima ad avere una serie di vantaggi che potrebbero assicurarle il successo in un ipotetico conflitto armato. In un clima politico internazionale tumultuoso, con la minaccia terroristica dell’ISIS che avanza sempre più nel panorama mondiale, il tradimento della Turchia nei confronti di Putin, le provocazioni di Porošenko e della NATO, riuscirà la Federazione Russa a mantenere la sua reputazione di Nazione vincente e sovrana? Al momento risulta impossibile trarre qualsiasi conclusione.