C’eravamo abituati alle uscite infelici di tanti politici, che hanno bisogno di difendere il proprio scranno dal tritacarne dell’opinione pubblica. Cosa ci resta, quindi, di un’esperienza storico-politica millenaria, nel quale la società contemporanea può ritrovare validi modelli da imitare o pessimi esempi da non replicare? L’essenza del dibattito politico odierno, pur modificando lo sfondo sul quale si proiettano le ombre delle relazioni, replica dei canovacci speculari un po’ ovunque. In sostanza, guardare nel proprio cortile o in quello del proprio vicino, prossimo o lontano che sia, non cambia nulla. Lo stesso trash mainstream, contornato della necessità di cavalcare l’onda del consenso per continuare a sedere comodamente sul proprio didietro, come avrebbe sostenuto De Montaigne. Il rischio alle volte, è quello di trovarci delle spine pungenti, che tanto confortevole non rendono la seduta.

Questa volta Netanyahu pare aver imboccato la via errata; le maldicenze e le manovre anti-iraniane e anti-palestinesi gli erano valse una sicura rielezione, nonostante le tensioni con gli alleati più stretti, sicuro di andare a colpire il timore degli israeliani di essere attaccati dall’esterno, o addirittura cancellati. Il tono politicamente scorretto a cui ci ha abituato Bibi non ci sorprende più di tanto, ma eccedere in accuse antisemite legate a retaggi nazisti, francamente pare un po’ troppo a tutti. Haj Amin al-Husseini, Gran Muftì di Gerusalemme a cavallo dei moti rivoltosi del medio Oriente contro la dominazione britannica, non sarà probabilmente stato uno stinco di santo, ma non viene restituito alla storia come la mente della ‘Soluzione finale’. Il primo ministro israeliano ha, per così dire, sollevato le responsabilità del Terzo Reich circa il tentativo di sterminio del popolo ebraico, sostenendo che il Führer volesse soltanto allontanare gli ebrei dal suolo tedesco e Al-Husseini suggerì di gettarli nei forni, non volendoli quest’ultimo in Palestina. Ve la ricordate la favola del lupo che beve l’acqua inquinata dal padre dell’agnello per volerselo mangiare? Un’invettiva che ha l’acre odore del pretesto per ravvivare quel sentimento anti-arabo utile alla ripresa delle barbarie in Palestina. Stavolta il muro dell’opinione pubblica, che ha messo sotto accusa l’uscita a vuoto del leader del Likud.

Al World Zionism Congress, dunque, si è consumato l’ennesimo eccidio del buonsenso. Vero è che Netanyahu in particolare non si sia mai risparmiato da certe brutte figure, non ultimo un simile riferimento alla figura di Al-Husseini durante un discorso alla Knesset del 2012, in cui lo definì uno dei fautori del genocidio degli Ebrei. Foraggiare politicamente determinati individui è un pericolo per la sicurezza internazionale, ma il governo di un popolo martoriato come quello israeliano può oramai permettersi anche di assolvere i suoi stessi detrattori e carnefici, pur di garantirsi la possibilità di continuare a tirare le fila della politica mediorientale. Netanyahu prepara per la Germania la sentenza di appello di Norimberga, e dall’altro lato si prepara ad essere di nuovo carnefice, sotto gli occhi chiusi della comunità internazionale. Tanto, finché i tuoi amici Sauditi vigilano sulla tutela dei diritti umani…