Se volessimo definire univocamente il processo di mantenimento dello status quo, altrimenti detto “stabilizzazione” e/o democratizzazione che attanaglia l’intero scacchiere internazionale dalle famigerate “rivolte dei gelsomini” e “primavere anticipate”; potremmo ricorrere ad una definizione monadica, ma al contempo olistica: «controllo elitario». Il copione, infatti, medesimo e reiterato nel tempo, prevede un sistema politico governato da un’èlite “confessionale” all’interno di un paese a maggioranza altra; politiche di esclusioni etno-settarie; forme estreme di censura e controllo sociale; processi di segregazione e inclusione carceraria, insieme con la gestione dell’immagine pubblica dei governanti, ai quali è deputata non solo la stabilizzazione del paese e “l’equa” ridistribuzione delle risorse prodotte in loco, bensì anche la retorica mediante la quale istituire/mantenere soggetti al potere; infine, il processo di istituzionalizzazione mediatica/politica/identitaria all’interno della regione, esito visibile di una lotta per procura inter-regionale e palesemente manifesta e tatticamente occultata.

Ebbene, possiamo rintracciare simili “elementi di costitutività/deistituzionalità” all’interno dei sistemi politici dell’Iraq, dell’Egitto, del Kurdistan, ed ultimo, ma non meno importante, del Bahrain? Il comune denominatore tra i suddetti paesi o “Stati” – siano essi prodotti culturali occidentali o prolungamenti di mandati liberal-democratici, altrimenti detti: modelli sviluppisti è rappresentato dalla famigerata dicotomia tra «governanti e governati» parafrasando Mosca, ma in realtà l’èlite è una vera poliarchia per dirla con Dahl. Il Bahrain ne è esempio emblematico. Dal 14 febbraio 2011- data che coincide con l’inizio delle rivolte tra manifestanti e polizia – a Manama, capitale della Monarchia costituzionale di quello “Stato redditario”, che segna la linea di demarcazione ed i luoghi del conflitto nell’arena regionale tra Iran ed Arabia Saudita, il dissenso della minoranza e le relative forme di repressione sono le medesime. Le recenti esecuzioni pubbliche/pubblicizzate, che hanno decretato la morte dello Sceicco Nirm-al Nimr, insieme ad altri 46 uomini sciiti definiti “Terroristi” ed in buona sostanza attestanti con immediato effetto dimostrativo, l’ennesimo processo di violenza politica atto ad escludere ogni forma di dissenso e critica sciita nei confronti di un regime autoritario sono solo l’epilogo di quel grande discorso narrativo retorico e politicizzato di cui i grandi della coalizione anti- ISIS e dei paesi della cooperazione del Golfo si fanno promotori. Ma, ancora di più, l’arresto dei 57 sciiti condannati in Bahrain con l’accusa di ammutinamento a 15 anni di prigione per avere partecipato ad una rivolta nel carcere di Jaw [1] rappresentano l’estrinsecazione di un autoritarismo coercitivamente legittimato.

L’ereditarietà del potere, la repressione, partiti ad orientamento sunnita in una monarchia di fatto al 70% a maggioranza sciita, le accuse mosse da Riyadh nei confronti di Teheran (a tenore delle quali: l’Iran stia forgiando Hezbollah, e manifestanti anti- sunniti; tenendo ben presente la strategia di legittimazione confessionale ed etno-settaria); gli interessi geo-energetici derivati dallo Stato del Bahrain che di fatto è una miniera petrolifera e la posizione strategica del medesimo insieme con le rivendicazioni storiche e territoriali, piuttosto che odierne e subordinate alla presenza della V flotta della marina statunitense; e la recente interruzione dei rapporti diplomatici da parte del Sudan e del Bahrain con Teheran (a seguito dell’attentato all’ambasciata saudita), dovrebbero fugare ogni dubbio circa la rilevanza geopolitica dello “Stato di necessità”, così come potrebbe essere apostrofato.Il Bahrain, infatti, è il caso tipico di gestione plurale e della fallacia del famigerato “scontro di civiltà”. Non solo perché membro (insieme al Qatar, Emirati Arabi Uniti, etc) della coalizione dei 34 paesi istituita all’indomani dell’intervento russo contro l’ISIS, ma su tutto perché fonte di approvvigionamento e rifornimento armamentario per quei paesi che in realtà si professano vittime ed istituiscono costruzioni altre (terroristi, alleati, coalizioni).

Ma quali sono gli attori di una simile rappresentazione? Dunque, se anche “parte” del Bahrain diviene protagonista dello scontro in Yemen mosso nei confronti dei civili e degli Houthi, e se uno stabilimento italiano produce e rifornisce componenti di ordigni successivamente assemblati nella Penisola Arabica, non deve destare sospetto alcuno il fatto che Finmeccanica si sia presentata come “On Company” al Bahrain Airshow. Che ci sia una correlazione tra i rifornimenti di bombe ed elicotteri, in quel territorio saudita/americano/britannico?

Finmeccanica, in parte gestita anche dal Ministero del Tesoro Italiano – urge ricordarlo- presenta, infatti, per la prima volta, alla Kermesse del Bahrain Airshow inaugurato il 21 gennaio scorso, il proprio stand con i prodotti della Divisone elicotteri che, si legge sul sito di MilanoFinanza [2] ha assorbito dal 1 gennaio 2016, le attività di “Agusta Westland” e delle divisioni di “Sistemi avionici e spaziali”, “ Elettronica per la difesa Terrestre e navale” e “Sistemi per la sicurezza e le Informazioni”. Di fatto il nuovo modello organizzativo di Finmeccanica rappresenta una “nuova” realtà attiva nel settore dell’Aerospazio, Difesa e Sicurezza. Inoltre, secondo la medesima fonte, pare, che il contratto più recente preveda l’aggiornamento di sei navi della Royal Naval Force del Bahrain e la fornitura delle relative attività di formazione e addestramento contribuendo attivamente alla sicurezza del Paese. Ancora una volta, dunque, alleanze strategiche e propositi benevoli dediti alla salvaguardia dei popoli. Analogie pertinenti potrebbero sollevare alcuni dubbi: l’Italia ed il resto dei paesi membri della coalizione internazionale seguono i medesimi modelli propagandistici di certi “stati nascenti”, oppure è solo l’ennesimo processo di marketing e branding ? La tutela dei popoli prima di tutto!

[1] Http:// www. Bahrainrights.org/en/node/7696

[2] Http:// www.milanofinanza.it/news/finmeccanica-per-la-prima-volta-come-one-company-al-baharain-airshow-201601211132454267