di Valeria Salanitro

«Traffico internazionale di stupefacenti» questa l’accusa mossa dalla procura Libanese nei confronti dell’erede al trono di Casa Saud, il Principe Abd Al’- Mohsen ben valid ben abd al’ Aziz al Saud, che insieme a cinque uomini è stato sorpreso con un carico di 24 bauli e otto valigie contenenti due tonnellate dell’anfetamina Fenithyllina detta comunemente “Captagon” – diffusa in tutto il Medio Oriente – presso il Beirut Rafik Hariri International Airport, durante una delle operazioni antidroga più importanti e decostruzionistiche della Storia. Caricato sul jet privato del Principe, pronto per raggiungere i Paesi del Golfo; il bottino avrebbe incrementato di gran lunga le pratiche di consumo dei combattenti della guerra, i cui “rituali d’iniziazione” non possono prescindere dall’uso di sostanze alteranti la percezione della realtà. Reiterati e ossimorici, gli arresti in Casa Saud, poiché sembra che anche ad altri membri dell’omonima dinastia siano stati ascritti diversi reati. Tentato stupro, nei confronti di una giovane domestica operante presso un resort in quel di Beverly Hills è il reato imputato ad uno dei principi sauditi e, riduzione alla schiavitù nei confronti di una governante, quello ascritto alla Principessa Saudita. Fonti di sicurezza narrano, che già nel 2014, presso il porto di Beirut siano stati rintracciati circa 15 milioni di pillole di anfetamina del medesimo tipo nelle stive di alcuni container, probabilmente pronte per essere smistate in tutto il Paese.

Economia sommersa: Captagon e jihad

Ѐ stata definita la “pillola della ferocia e del coraggio” o “Captgon”, la pillola usata dai miliziani jihadisti dell’ISIS e dalla costola di Al Qaeda in Siria Jabath al- Nusra; che a quanto pare non rompono sodalizi e si identificano socialmente come gruppo oltre che, divenire precursori della nuova forma di violenza politica cibernetica e di stupri collettivi, mediante le medesime pratiche rituali. Non è una nuova droga, si tratta in realtà di una sostanza psicotropa che secondo la New Agency Firat (Agenzia di Stampa Curda) è stata prodotta per la prima volta nel 1963 per essere riconosciuta dall’OMS nel 1987 come sostanza psicotropa. Una delle più potenti anfetamine a base di caffeina e sostanze alteranti, nera e prodotta – prima in Libano, oggi In Siria e diffusa in tutto il Medio Oriente – in piccoli tagli, o bianca, è il simbolo di quella che viene erroneamente definita “guerra santa”. Che riproponga la shahada (testimonianza di fede) su di un lato della pillola, mostrandosi anch’essa come marcatore simbolico e divenuto il logo, ovvero, il new brand dei miliziani jihadisti, alla stregua del vessillo nero e delle tute nere indossate dai sodali del Califfo ed ispiratesi alla dinastia Abasside, ancora una volta l’uso politico ed ideologico delle immagini torna utile agli uomini di al- Baghdadi. L’agenzia curda ripropone un’intervista rivolta ad un pusher pubblicata da Arte TV. L’intervistato elenca gli effetti esaltanti prodotti dalla sostanza; tra questi: insonnia, forza, perdita dei freni inibitori. Inoltre, i dati più significativi della notizia battuta dall’agenzia, vertono sul costo. Infatti, pare proprio che sia il prezzo irrisorio compreso tra i 5 ed i 20 dollari [1], a determinarne il consumo massiccio tra i giovani combattenti oltre che la ferocia e l’attivazione di altri stati emozionali.

Non solo scempi archeologici presso Nimrud e la Piana di Ninive, e patrimonializzazioni inverse determinano gli introiti dei gruppi terroristici di Al Qaeda in Siria ed Iraq. Il traffico di stupefacenti, l’impiego ed il relativo riciclo di denaro sono i dati più rilevanti di questa forma di economia sommersa, che oscilla tra la dialettica del controllo e dell’assistenzialismo e distrugge le vite dei giovani combattenti facendoli aderire a nuove pratiche corali, che legittimino costruzioni identitarie basate sulle precarietà ontologiche degli “iniziati”. Non è un caso, infatti, che lo scorso aprile i jihadisti del “Califfato” abbiano intessuto una relazione con due dei gruppi di narcos più attivi e potenti della zona meridionale degli USA. Un patto con il “Cartello dei Juarez” di Vincente Carrillo Fuentes, nella zona di Anapra nello Stato di Chihuahua ed un nuovo sodalizio con una cellula di islamisti con sede a Puerto Palomas. La cellula del “Califfo” sembra condividere modalità e pratiche dei cartelli appena citati. Decapitazioni, ferocia, e pratiche di segregazione “razziale” nei confronti di apostati a vario titolo, insieme alla massicia attività propagandistica mediante la quale gestire la propria immagine pubblica, le determinanti più presenti in entrambe le organizzazioni. Le nuove forme di alleanze istituite tra l’ISIS ed i cartelli sudamericani prima citati hanno risvolti applicativi molteplici che superano la mera pratica di approvvigionamento,ma vertono su modelli identificatori e standardizzati, con l’intento di invadere l’aera dal più alto tasso di criminalità americana, con il più ampio jihad globale retoricamente teocratico, che aderendo a strutture cognitive precarie propone sostanze stupefacenti e socializzazioni deviate tra i jihadisti, che vada dal Medio Oriente ed incrementi i processi di proselitismo del narcoterrorismo[2].

Interessanti a tal proposito i dati prodotti dal World Drug Report 2015 dell’ UNODC – Ufficio Nazioni Unite per il Controllo della Droga e la prevenzione del Crimine – a tenore dei quali, in Medio Oriente si concentra il 55% del contrabbando internazionale e precisamente in Giordania, Siria, Arabia Saudita. I dati relativi al consumo progrediscono e le morti per droga sono oltre a 187 mila. Inoltre, si confermano Asia centro meridionale per la produzione di oppio, con un incremento di produzione in Messico. Il Medio oriente, invece, primeggia come produttore di hashish ed altre droghe sintetiche. Dal rapporto emerge altresì, il ruolo strategico svolto per gli smistamenti dal Corno d’Africa e da alcuni paesi come l’Algeria ed il Libano, che permettono la ridistribuzione dell’eroina e di altre sostanze psicotrope[3].

Principi e Sharia

Le attività propagandistiche puntualmente evocate ed atte a legittimare forme di puritanesimo wahhabita hanno origini remote. Il ricorso ai precetti teocratici ed alla legge della sharia connotano ogni atto politico-sociale delle Petromonarchie. L’ennesimo processo di politicizzazione della religione è emblematicamente decostruito dal misfatto appena citato. La legge Coranica vieta categoricamente l’uso di alcool e di sostanze stupefacenti, ma ancora una volta, la decontestualizzazione dei “testi sacri” conferisce liceità alle pratiche verso l’esterno – specie in occidente o all’interno dei governatorati istituiti dai sodali di Al- Bagdadi – emblematico in tal senso, l’uso politico della religione e della retorica “applicata” che si coglie nel video pubblicato recentemente dai miliziani jihadisti dell’ISIS [4] che mostra i combattenti mentre bruciano interi campi di marijuana nel nord della Siria, a fronte del consueto uso di anfetamine durante l’adesione al jihad. Analizzando il video, si coglie appieno la “patrimonializzazione” del terreno ora “nocivo”, ma presto fonte di approvvigionamento alimentare. L’arresto del Principe Saudita apre nuovi scenari analitici e permette di cogliere strategie e pratiche di narcotraffico, investigare i giochi di potere celati dietro le grandi Monarchie. Nonostante l’impegno “civile” e gli incarichi prestigiosi ricoperti dal principe soprattutto nel Ministero della Salute Saudita. Non deve sorprenderci, infatti, che vengano pubblicati dei comunicati dagli organi rappresentativi della Monarchia Saudita in Italia, relativi alle norme comportamentali che gli “occidentali” debbano adottare in merito all’introduzione di sostanze psicotrope o antidepressivi nel Paesi del Golfo, poiché vi sono norme restrittive[5]. Come sostiene Andrea Pacini nell’introduzione al Dibattito sull’applicazione della Shari‘a: « Una posizione importante per la sua radicalità e per la sua influenza internazionale è infine rappresentata dall’Arabia Saudita e dal tipo di Islam ufficiale che essa sostiene e propone. L’Arabia Saudita fin dalle sue origini come stato moderno si proclama stato islamico, che ha come sola costituzione il Corano e la Sunna, e la legge applicata al suo interno è la Shari‘a […] La Dinastia Saudita si vanta di avere come unica legge del regno la sharia, la legge di Dio e questo a livello di linguaggio politico interno le consente di legittimare la propria legittimità appellandosi alla religione dei cui dettami è fedele esecutrice, e a livello internazionale le consente di avanzare ambizioni egemoniche di guida religioso-politica del mondo musulmano».

Il coinvolgimento in un’operazione antidroga di tal fatta, di una figura governativa rappresentante “l’integrità morale” e la totale adesione ai precetti religiosi decostruisce quelli che parafrasando Barthes potremmo definire Miti d’Oggi; poiché ad un’analisi più approfondita si scorge l’ennesima fallacia istituzionalizzata: « A questo proposito (del processo di legittimazione politica attuato tramite la dimensione religiosa n.d. r) l’Arabia Saudita anche a livello internazionale propone un islam molto tradizionale di rigida ispirazione wahabita, per cui poggia sia ideologicamente sia finanziariamente i movimenti che nei vari contesti agiscono per promuovere l’islamizzazione della società; tuttavia molti dei nuovi movimenti radicali di islamici sono contrari al governo saudita, che viene accusato di essere filo-occidentale e di strumentalizzare la religione per puri fini politici»[6]. Quella che pertanto, potrebbe essere un’ipotetica dicotomia oppositiva in realtà è una dialettica processuale ed in continuo divenire, che accomuna strategie propagandistiche dei miliziani e retoriche petromonarchiche.

Una corretta valutazione della notizia, non può prescindere dal contesto geopolitico nel quale si inserisce. Ѐ a tal proposito,infatti, che bisogna chiedersi: come considerare la pena di morte e le altre pratiche di decapitazione (crocifissione) applicate nel Regno Saudita? Come interpretare la condanna alla crocifissione di Ali- al- Nimr – giovane attivista per i diritti umani- il cui dissenso è concepito alla stregua di una pratica terroristica, la quale evidenzia per altro la natura costruita del termine stesso, e le relazioni di potere tra Gran Bretagna e Paesi Arabi? Qual è l’uso di simili quantitativi di stupefacenti? Che relazione c’è tra il foraggiamento di miliziani ed il traffico di droga? Ѐ un caso, che il tipo di anfetamina sequestrata dalla polizia libanese corrisponda alla tipologia di droga assunta dai miliziani jihadisti e secondo il Daily Mail anche da Seifeddine Rezgui, il giovane terrorista autore dell’attentato di Sousse? Ed infine, perché arrestare un Principe saudita in Libano? Siamo in presenza di un complotto? Qual è lo scopo? Ridurre l’influenza saudita in Libano ed esaltare il ruolo strategico iraniano? Oppure avvalersi della complicità sionista per allontanare il Libano dall’Iran e ridurre il potere di partiti filo-sciiti foraggiandone altri?

[1] www.m.huffipost.com/it/entry/7181228

[2] www.Kurdishinfo.com/the-drug-of-isis-and-al-nusra-captagon

[3] www.unodc.org/unodc/en/frontpage/2015/June/2015

[4] https://youtu.be/TwcnbWZEH8s

[5] www.arabia-saudita.it/news.php?Id=165

[6] Atti del convegno,1995, Fondazione Giovanni Agnelli, «Dibattito sull’applicazione della Sharia»,Torino.T