Prima di andare avanti è il caso di contestualizzare la situazione libanese e il funzionamento del sistema governativo di Beirut. Il paese ha vissuto uno stallo istituzionale da quando si è concluso il mandato di Michel Suleiman, ovvero dal 25 maggio 2014, sbloccato in questi giorni dal lavoro svolto dall’ex premier Hariri. Il leader del Movimento del Futuro (o al Mustaqbal) infatti, fino alla scorsa settimana, aveva appoggiato la candidatura alle presidenziali del leader di Marada (partito di orientamento cristiano-democratico) Suleiman Frangieh. All’ultimo momento, forse su pressione statunitense, ha invece sostenuto il generale alleato di Hezbollah Michel Aoun. Viene qui ventilata l’ipotesi di un’intromissione americana a seguito delle affermazioni del Segretario di stato americano John Kerry, che non appena appresa la notizia del cambio di decisione di Hariri si è così felicitato:

“Il raggiungimento del quorum costituzionale permetterà di riattivare le istituzioni e di affrontare le sfide con le quali il Libano dovrà confrontarsi.”

Un dubbio lecito, considerando che gli Stati Uniti, come qualsiasi altra superpotenza, non si interessano di nulla che non possa in qualche modo favorirli. Per quanto riguarda il sistema istituzionale è opportuno ricordare che quest’ultimo è regolato sulla base della rappresentanza delle principali forze interne al paese. Tutto il sistema è regolato dal Patto nazionale del 1943 – che ha di fatto istituzionalizzato il confessionalismo libanese – e che ha diviso il potere tra le tre cariche: presidente della Repubblica, primo ministro e presidente del Parlamento. Inoltre nel paese sono presenti più di 20 confessioni religiose diverse tra cui le principali sono la cristiano-maronita, quella sunnita e infine quella sciita, e a cui secondo legge vanno rispettivamente assegnate le cariche sopracitate. Una delle maggiori controversie risiede proprio qui, poiché la spartizione delle cariche si basa in realtà su un censimento della popolazione che risale ad oltre settant’anni fa e che, nel corso del tempo, è radicalmente mutato. Infatti, ad oggi, la popolazione sciita è superiore a tutte le altre, senza contare che non vengono tenuti in considerazione dal censimento né i profughi palestinesi né quelli siriani, la cui maggioranza è musulmana sunnita e che quindi avrebbe la capacità di sbilanciare l’equilibrio del paese.

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Divisioni religiose ed etniche in Libano

In questa cornice, da quando due giorni addietro è stato nominato il nuovo presidente Michel Aoun, sono cominciate le consultazioni con i partiti politici del parlamento per discutere la formazione del nuovo governo di Beirut che, salvo dissidi interni, dovrebbe essere annunciato proprio quest’oggi, giovedì 3 novembre. La maggior parte degli analisti politici libanesi è certa che il neo-presidente affiderà la guida del governo al leader del Movimento del Futuro (al Mustaqbal) Saad Hariri; d’altra parte è necessario tenere in considerazione che dovranno convergere gli interessi di tutti i partiti in gioco, conditio sine qua non che non può esser data per scontata. Soprattutto perché gli stessi analisti prevedono la possibilità di nuove tensioni tra il partito di Hariri e gli sciiti di Hezbollah, questo a causa della vicinanza del primo al regno dei Saud ed alle altre monarchie del Golfo, fattore che senza dubbio non aiuta a guadagnare il supporto dei secondi.

A Hezbollah fighter waves its flag as other fighters stand guard during a rally commemorating "Liberation Day," which marks the withdrawal of the Israeli army from southern Lebanon in 2000, in the southern town of Nabatiyeh, Lebanon, Sunday, May 24, 2015. Nasrallah said Sunday that the region is facing "unprecedented danger" from extremist groups and vowed his militants will expand their involvement in Syria’s civil war in support of government forces.  (AP Photo/Mohammed Zaatari)

“E’ colui che sceglie per alleati Allah e il Suo Messaggero e i credenti, in verità è il partito di Dio, Hezbollah, che avrà la vittoria”. Frase tratta dal Sacro Corano (Sura V, versetto 56), utilizzata nello stemma di Hezbollah. “L’Hezbollah”, che in arabo significa il “Partito di Dio”, è un’organizzazione politica nata nel 1982 durante la guerra civile libanese e fondata dallo sheikh (studioso religioso) sciita Mohammad Hussein Fadlallah. Nasce come milizia armata, il cui unico scopo era quello di combattere l’invasione israeliana cominciata nel giugno dello stesso anno. L’apparizione di una nuova carta nel 2009 sancisce la modernizzazione del partito sia ideologicamente che pragmaticamente – (AP Photo/Mohammed Zaatari)

Per ora, quindi, le maggiori forze parlamentari – insieme con il neo presidente –  hanno espresso anticipatamente il loro supporto per Hariri; gli unici a non aver ancora espresso la loro preferenza sono appunto gli sciiti di Hezbollah (che in passato vedevano in lui l’uomo della riconciliazione). E’ doveroso sottolineare come il sostegno di Hariri ad Aoun abbia le potenzialità per sconvolgere l’assetto geopolitico della regione. Questo perché i due principali attori ombra della politica libanese, l’Iran e l’Arabia Saudita, hanno gli occhi puntati sulle elezioni di Beirut: l’Iran infatti da mesi tenta di firmare un accordo per il rinnovamento degli armamenti delle forze di sicurezza libanesi, mentre i Saud, a Riad, hanno tutt’altri piani, e si feliciterebbero di certo a mettere i bastoni fra le ruote a Teheran. Nonostante le elezioni presentino possibili insidie, e nonostante i guerriglieri di Hezbollah siano ora occupati sul fronte siriano al fianco dell’esercito governativo di Assad, dal leader del movimento, Hassan Nasrallah, sono giunte parole concilianti:

“Tutto può essere affrontato attraverso il dialogo e sarà affrontato attraverso il dialogo.”