A riportare al centro dell’attenzione la disputa orientale per l’egemonia dell’Arcipelago che riposa nelle acque del Mar Cinese del Sud è un funzionario del governo americano che, due giorni fa, ha annunciato a Fox News come l’Intelligence statunitense avesse avvistato almeno 10 Jet militari in prossimità delle Isole Woody (in cinese Isole Yongxing). Tra i velivoli avvistati negli ultimi giorni sarebbero stati identificati alcuni Shenyang J-11 e diversi Xian JH-7. Inoltre Fox News ha diramato la notizia che la scorsa settimana la Cina ha spedito due batterie di missili terra-aria HQ-9 nelle basi militari presenti in alcuni lembi di terra dell’Arcipelago.

E gli Stati Uniti cosa c’entrano? Se lo saranno chiesto anche i funzionari del governo cinese quando, la scorsa settimana, il segretario di stato americano John Kerry aveva aspramente criticato le attività di Pechino nelle Isole Nansha Qundao, sempre nel Mar Cinese del Sud. Il Washington Post allora riportava le parole di Kerry pronunciate durante una conferenza stampa, che minacciavano come la “militarizzazione dell’Arcipelago” avrebbe sicuramente portato ad “un confronto verbale molto serio con Pechino.” Le parole del ministro degli esteri cinese pronunciate ad inizio settimana lasciano trasparire come, effettivamente, uno scambio di battute con il governo americano ci sia già stato. Non si spiegherebbero altrimenti le parole della portavoce del ministro, Hua Chunying, che in conferenza stampa questo lunedì ha detto: “Non c’è alcuna differenza tra lo schieramento di armamenti militari da parte della Cina, che non hanno nessuno scopo se non quello della difesa del paese, e l’installazione di sistemi di difesa militari da parte degli Stati Uniti nelle Hawaii.” Colpiti e affondati. Il paragone non fa una piega, ma è risaputo, agli americani piace recitare la parte dei difensori dei diritti umani. Peccato però che dietro le lamentele di facciata degli USA, quelle che spesso gridano la mancanza di libertà, di diritti umani e via dicendo, si celino sempre altre motivazioni, solitamente assai meno nobili di quelle che vogliono far credere al mondo.

Lo scambio di battute tra il segretario di stato John Kerry e il suo omologo cinese è avvenuto a cavallo dell’incontro tra i due di questa settimana. Il ministro degli esteri Wang Yi ha visitato gli Stati Uniti per partecipare a diversi incontri diplomatici ma, sebbene fosse prevista una visita al Pentagono questo martedì, l’incontro è stato improvvisamente cancellato. La spiegazione ufficiale del segretario stampa del Pentagono Peter Cook? Semplici problemi di tempistiche. A voi il giudizio. Ma quali sono le vere ragioni di tutto questo interesse da parte degli Stati Uniti verso la questione delle isole del Mar Cinese del Sud? Le Isole Woody sono le più grandi isole dell’Arcipelago e la Cina cerca di imporre la sua influenza nella zona già dagli anni ’50. A voler imporre la propria influenza però ci sono altri paesi, sopra tutti Taiwan e Vietnam. La zona marittima in questione ha grande rilevanza strategica. E’ al centro delle rotte commerciali più importanti, è ricca di fauna marina e probabilmente anche di giacimenti di petrolio e di gas naturale, cosa che i paesi asiatici limitrofi sanno bene e di per se già offre una ragione sufficiente per creare attriti. Questo spiega le continue tensioni tra i paesi che si affacciano sul Mar Cinese del Sud, ma di sicuro non sono questi i temi che hanno portato gli Stati Uniti a dire la loro.

La verità è che le ragioni di tutto questo interesse da parte degli U.S. sono da ricollegare direttamente al continuo sviluppo delle capacità navali della Cina. Washington è molto preoccupata. Vede costituirsi inesorabilmente – e troppo vicino alle sue coste occidentali – una superpotenza che sa che deve temere su tutti i fronti, che siano politico-militari o economico-diplomatici. Le proiezioni degli esperti parlano chiaro e mostrano come gli equilibri di potere cambieranno nel prossimo futuro. Gli Stati Uniti lo sanno bene ma non vogliono accettarlo, quindi cercano in tutti i modi di arginare la crescita dei paesi considerati rivali pericolosi, vedi Russia, Cina ma anche Germania, che recentemente ha ricevuto dei segnali più che chiari da parte dell’alleato americano. La situazione è più calda di quanto si creda. Nell’ultimo anno troppo spesso sono capitati “incontri ravvicinati” tra le forze cinesi e statunitensi, aeree e marittime, nell’aerea del Mar Cinese del Sud, che hanno portato a diverse crisi diplomatiche, sfiorate ed evitate all’ultimo momento. La storia della geopolitica segue sempre lo stesso percorso. Ogni forza in campo cerca di fare gli interessi della propria nazione, assicurandosi di tenere a bada eventuali vicini scomodi. Solo il tempo ci dirà per quanto ancora gli Stati Uniti riusciranno a mantenere il loro status di prima superpotenza mondiale. Le proiezioni dei dati degli esperti parlano chiaro.