Tra marzo e luglio 2015 le operazioni antiterrorismo “Balkan Connection” e “Martese” hanno portato all’arresto di diversi personaggi legati alla propaganda e al reclutamento di jihadisti per l’ISIS, dimostrando come anche nel nostro paese siano presenti piccole cellule a loro volta collegate a reti terroristiche attive tra Albania e Siria. Nomi divenuti ormai celebri alle cronache italiane sulla “guerra santa” come Idris e Alban Elezi, Arta Kacabuni, Aldo Kobuzi ma anche Maria Giulia Sergio e famiglia, oggi noti anche a livello internazionale a causa dei loro legami con reti di reclutatori come quella degli imam Genci Balla e Bujar Hysa (vedi caso Kobuzi-Dervishllari), attualmente in carcere in Albania. Nel periodo estivo le indagini dell’antiterrorismo hanno poi portato all’espulsione di altre tre persone: i coniugi Adrian (32) e Jasmina Çollaku (23), residenti in provincia di Perugia e originari di Kavaja, prelevati e rimpatriati lo scorso 6 agosto con l’accusa di propaganda a favore dell’ISIS. 1 2 Il giorno successivo a Udine è stato espulso Mevait Kokora, trentunenne kosovaro di etnia albanese, in Italia da 10 anni con regolare permesso di soggiorno. Secondo gli inquirenti, Kokora aveva progressivamente aumentato le proprie convinzioni jihadiste dopo aver frequentato alcuni predicatori balcanici e avrebbe anche partecipato a un campo di addestramento in Turchia, con l’intenzione di andare a combattere in Siria. In Italia avrebbe condotto azioni di proselitismo per reclutare combattenti, anche nelle moschee friulane. 3 4

Intanto in Albania scoppia il caso di un altro imam indicato dai media locali come potenziale propagandista della jihad, Ahmed Kalaja, per alcune presunte dichiarazioni sulla legittimità della jihad in Siria. L’imam ha respinto le accuse, affermando che nella sua moschea nessun giovane è partito per la Siria e di aver fatto appello esclusivamente per la raccolta di farmaci. Kalaja ha inoltre aggiunto che sta al popolo siriano decidere se abbattere o meno un regime dittatoriale. 5 Figura interessante quella di Kalaja, considerato da alcuni analisti albanesi molto abile nel “catturare” l’interesse dei giovani, nel maggio 2015 aveva attirato l’attenzione dei media locali per una foto dove veniva ritratto seduto a un tavolo di un ristorante kosovaro mentre mangiava e beveva una birra. L’imam aveva successivamente dichiarato che si trattava di birra analcolica. 6 Il 2 maggio 2015 Kalaja aveva partecipato assieme al napoletano Agostino Yassin Gentile e al marocchino Abdukebir Faiz a un convegno dal titolo “Come vivere in pace”, organizzato dall’Associazione dei musulmani pordenonesi. I convegni nel pordenonese a cui sono invitati i cosidetti “sapienti” vengono organizzati quasi annualmente, incluso quello del 2013, quando a Pordenone venne invitato Bilal Bosnic. 7 8 9

Acquisti di terreni in Albania

In più occasioni è stato detto come in Albania siano presenti alcune aree ad alto tasso di radicalizzazione, come la periferia di Tirana, Sinej, Kavaja, Cerrik, Librazhd ed Elbasan, dove sono presenti moschee nelle quali vengono divulgate l’ideologia jihadista e il wahhabismo. E’ da queste zone che sono partiti numerosi volontari per la Siria e non a caso diversi dei personaggi coinvolti nelle inchieste sopra citate provenivano proprio da lì. A inizio settembre sono poi giunte informazioni su acquisti di terreni e immobili nelle zone di Elbasan, Librazhd e Korce, da parte di personaggi potenzialmente legati all’ISIS, albanesi ma anche arabi. Verifiche sono ancora in corso ma se la notizia risultasse fondata, si tratterebbe di una panoramica allarmante e già vista in Bosnia. 10 Un recente rapporto Ispi aveva già esposto la fervente attività di radicalizzazione presente in Albania, con relativi collegamenti con gruppi jihadisti in Siria e Iraq e mettendo in evidenza come la radicalizzazione albanese abbia avuto ripercussioni anche sull’Italia; ciò è dimostrato dai recenti fatti precedentemente esposti. 11 Albania che si trova poi in una posizione strategica essendo uno dei principali punti di transito verso l’Europa e tappa prediletta per molti jihadisti che partono per la Turchia alla volta della Siria.