Proseguono le indagini sulla sciagura aerea che ha visto coinvolto un velivolo russo della Kogalymavia caduto sul Sinai e l’ipotesi della bomba a bordo diventa sempre più plausibile. Inizialmente si era parlato di un possibile cedimento strutturale in seguito ad alcune segnalazioni fatte dagli stessi piloti; dei guasti che potrebbe aver compromesso, alla lunga, la struttura della carlinga. Le autorità egiziane avevano ipotizzato anche l’esplosione di uno dei motori, ma sono ipotesi che col passare delle ore sembrano sempre più improbabili. Esclusa anche la possibilità del missile visto che i resti del velivolo non presenterebbero segni di impatto esterno e inoltre si trovava a un’altitudine tale (10 mila metri) da rendere impossibile un abbattimento da parte dei jihadisti.

Le scatole nere e gli indizi

Il sito del quotidiano online russo Pravda.ru ha reso noto nella giornata di ieri che le scatole nere recuperate a terra non sarebbero state di aiuto nello stabilire la causa dello schianto, visto che la registrazione si interrompe improvvisamente, confutando così l’ipotesi di un guasto nel funzionamento del velivolo. L’Interfax ha poi parlato di “insoliti rumori” immediatamente prima dello schianto. Tutto ciò farebbe pensare a un’esplosione improvvisa che ha spezzato in due l’aereo, separando la testa dalla coda. 1 I controllori di volo non hanno inoltre ricevuto alcuna segnalazione di guasti nei minuti precedenti all’incidente. L’aereo ha improvvisamente perso quota 23 minuti dopo il decollo e il segnale è scomparso dai monitor. Iniziano inoltre a trapelare alcuni interessanti elementi rilevati dai tecnici in loco: parti di un ordigno o segni sulle lamiere, frammenti sui cadaveri. La dinamica del disastro, con l’aereo che si “spezza” in volo rende plausibile l’ipotesi bomba, come dimostrano alcuni precedenti casi, tra cui quello del volo Pan Am 103, fatto esplodere nel dicembre del 1988 sopra i cieli scozzesi e quello del volo Uta 772, caduto nel deserto del Tenerè il 19 settembre 1989 a causa di un ordigno posto nella stiva. Ora è fondamentale capire se una o più parti del velivolo sono caratterizzate da segni che evidenziano chiaramente la detonazione ed elementi che provano la presenza di materiale esplosivo.

Rivendicazioni e responsabilità

Se l’ipotesi dell’ordigno a bordo venisse confermata, bisognerà individuare i responsabili dell’attentato. La rivendicazione dell’Isis al momento convince poco perché gli uomini del Califfato in Egitto non hanno una rete logistica e capacità tecniche tali da poter organizzare un attentato del genere. Infiltrare una bomba a bordo di un aereo non è un’operazione semplice, richiede in primis il lavoro di tecnici specializzati in grado di preparare in modo adeguato l’ordigno, calcolando adeguatamente tempistiche di detonazione e trovando il modo di mimetizzare il congegno tra comuni oggetti all’interno del bagaglio. E’ inoltre fondamentale l’appoggio logistico da parte di una rete ben consolidata che conosce le misure di sicurezza dell’aeroporto e che potrebbe avere infiltrati operativi sul posto. Bisogna inoltre aggiungere che mentre molti media hanno subito dato spazio alla rivendicazione dell’ISIS, quasi nessuno sembra ricordare l’annuncio fatto recentemente dal ramo siriano dei Fratelli Musulmani, nel quale affermavano che la jihad contro l’occupazione russa è un dovere di tutti coloro che sono in grado di usare armi. Un altro comunicato ufficiale era poi arrivato dal sito dell’organizzazione dei Fratelli Musulmani, dove l’intervento russo contro i jihadisti veniva spacciato per attacco contro l’Islam sunnita da parte di Russia, Iran e Egitto. Il comunicato dei Fratelli Musulmani invocava poi una resistenza come quella in Cecenia e Afghanistan che avrà “conseguenze tragiche” per Teheran, Mosca e i suoi alleati. 2 3 4 Ci sono poi le minacce del gruppo qaedista siriano Jabhat al-Nusra, che aveva incitato ad attaccare militari ma anche civili russi, in risposta all’intervento di Mosca in Siria. 5

Le reazioni internazionali

Diverse compagnie aeree tra cui Easyjet, Air France, KLM, Emirates e Lufthansa hanno sospeso i voli verso Sharm el-Sheikh e sono stati organizzati voli per rimpatriare i turisti sul posto. L’Ente Nazionale per l’Aviazione Civile ha deciso che le compagnie aeree italiane che hanno voli programmati in partenza da Sharm El Sheikh dovranno effettuare per proprio conto controlli di sicurezza aggiuntivi rispetto a quelli che vengono normalmente eseguiti presso l’Aeroporto di Sharm. Un segnale chiaro: i controlli effettuati presso lo scalo egiziano potrebbero non essere sufficienti a garantire la sicurezza dei voli. Le autorità egiziane avevano frettolosamente e da subito escluso la possibilità di un attentato. Una mossa imprudente che lascia trasparire tutta la preoccupazione per le potenziali conseguenze sul turismo locale ora che si sta entrando in fase di alta stagione. D’altro canto i qaedisti e i Fratelli Musulmani avrebbero tutto l’interesse a boicottare il turismo egiziano, cercando così di colpire l’economia del paese guidato dal loro “arci-nemico” Abdelfattah al-Sisi. Facendo esplodere un aereo russo sul Sinai gli estremisti avrebbero così preso “due piccioni con una fava”, colpendo contemporaneamente l’economia egiziana e la Russia per il suo intervento contro al-Qaeda e Isis in Siria.