L’ex presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, è pronto a tornare in campo. Secondo numerose indiscrezioni, l’ex portavoce del governo Ahmadinejad, Gholam Hossein Elham, avrebbe informato l’ufficio elettorale responsabile, l’intenzione dell’ex presidente conservatore di candidarsi per una terza volta. La presidenza più che controversa dell’ex sindaco di Tehran, dal 2005 al 2013 aveva portato l’Iran su posizioni estremiste e piuttosto radicali compromettendo le relazioni diplomatiche con buona parte dei paesi occidentali. Dalla censura all’intransigenza sul programma nucleare, passando per le esternazioni sull’Olocausto, il governo Ahmadinejad non è ricordato certo con entusiasmo in Iran. Dal 2013, anno dell’elezione del presidente centrista Hassan Rouhani, il paese è cambiato radicalmente. Meno censura, un accordo nucleare, più turismo e un nuovo ruolo egemone nella regione, complice il supporto di Tehran al governo siriano e ai ribelli Houthi in Yemen. Eppure questi successi potrebbero non bastare. Rouhani rischia la sconfitta alle presidenziali del prossimo anno. La sua amministrazione ha concentrato buona parte dei suoi sforzi sulla risoluzione dell’annosa questione nucleare, accantonando i problemi economici e di disoccupazione che costituiscono la vera malattia cronica del paese. Portando a casa l’accordo nucleare, il governo era convinto di dare una spinta decisiva per la crescita economica. Ma i risultati stentano ad arrivare. Complice quasi un decennio di sanzioni economiche internazionali, l’economia iraniana fa fatica. Secondo il Centro di Statistica Iraniano, i disoccupati , al 20 marzo 2016, sarebbero 2.5 milioni. Numeri in crescita che preoccupano anche la guida suprema Ali Khamenei : “ La questione economica è un’urgente priorità visto il corrente stato di salute del paese. I problemi economici, in particolare la stagnazione e la disoccupazione, devono essere risolti e non bastano solo le parole”. Un attacco al presidente Rouhani che in più occasioni ha scaricato le responsabilità sulla precedente amministrazione, annunciando la creazione di un milione di posti di lavoro.

Di questa situazione di difficoltà potrebbe approfittare Ahmadinejad. L’ex presidente, sostenuto dai conservatori e in maniera più o meno velata anche dalla Guida Suprema Ali Khamenei, non ha mai abbandonato la politica. Nonostante i proclami e l’annunciata intenzione di voler tornare all’insegnamento universitario, Ahmadinejad, non ha accantonato l’impegno pubblico. Nominato dalla Guida Suprema all’interno del Consiglio del Discernimento, l’ex presidente non ha mai smesso di far sentire la sua voce, criticando con forza l’azione del governo Rouhani. Secondo Ahmadinejad con Rouhani “sono a rischio i principi della Rivoluzione Islamica”. Dichiarazioni che preparano il terreno per il suo grande ritorno. I conservatori sono alla ricerca di un candidato forte e scartata l’opzione Qassem Solejmani, l’enigmatico generale delle forze Quds, sembrano puntare sull’ex presidente Ahmadinejad. Nonostante i risultati tutt’altro che positivi della sua amministrazione con un tasso di disoccupazione fisso al 12% e un’inflazione a più del 30%, la sua figura gode ancora del supporto di una parte dell’establishment legato ai potentissimi Pasdaran e delle classi meno abbienti che dall’accordo sul nucleare, firmato da Rouhani, non hanno, per ora, tratto poi troppi benefici.

La strada però è ancora lunga. Non tutti sarebbero entusiasti di un terzo governo Ahmadinejad, a cominciare dai suoi compagni di schieramento. Ali Larijani, speaker del parlamento, ad esempio, ex capo negoziatore per il nucleare del governo conservatore, è ora uno dei più fermi oppositori di un ritorno di Ahmadinejad sulla scena politica. “Per gli iraniani, l’idea che qualcuno che ha governato senza successo per due mandati possa correre nuovamente come presidente nel 2017, non è molto allettante”, ha detto Larijani. Lo stesso Ali Khamenei, nonostante il costante supporto all’ex presidente, non sarebbe poi così entusiasta di un suo ritorno, a causa delle divergenze su questioni nazionali e internazionali. Difficilmente Ahmadinejad sarà il candidato numero uno dei conservatori. L’Iran è cambiato rispetto al 2005 e le condizioni per un suo terzo mandato non ci sono più. Secondo Bahman Nirumand, scrittore e analista residente in Germania ma di origine iraniana, un’eventuale vittoria di Ahmadinejad sarebbe “una catastrofe per tutto il paese”.