Devi dare il consenso all'uso dei cookies per poter visualizzare questo video. Maggiori informazioni

Attualmente due notizie inaspettate stanno nuovamente incendiando la campagna elettorale statunitense che, fra meno di una settimana, giungerà al proprio atto conclusivo. Tenendo presente questo fattore, risulterà particolarmente sconvolgente quanto i media d’oltreoceano e, in seguito, le principali testate giornalistiche mondiali hanno riportato da alcuni giorni: la prima notizia è che il candidato repubblicano Donald Trump sia stato dato in vantaggio di un punto percentuale nei confronti della sfidante democratica Hillary Clinton – 46% contro il 45% –; la seconda, meno inattesa rispetto alla precedente, è la riapertura delle indagini nei confronti della ex first lady concernenti la questione delle emailAndiamo con ordine: la notizia della ripresa di Trump nei confronti di Clinton è frutto dell’esito di un sondaggio effettuato da ABC/Washington Post, il quale ha prodotto un risultato che, per quanto ridotto in termini numerici, non veniva registrato da maggio. Oltretutto, nonostante il risultato rimanga ascrivibile al margine d’errore del sondaggio, si tratta sempre di un risultato che emerge a pochi giorni dall’election day – l’8 novembre – e che non sconfessa il lavoro compiuto da ABC nei giorni precedenti: nella settimana precedente, infatti, i due candidati erano dati virtualmente alla pari, in un testa a testa che vedeva Clinton in vantaggio solo di 0,4 punti percentuale. A ridurre il vantaggio fra la candidata democratica ed il suo corrispettivo americano sono state, almeno in parte, le ultime rivelazioni dell’FBI, che lunedì 31 ottobre ha rilasciato 129 pagine di documenti che legano l’ex presidente Bill Clinton alla fuga del finanziere Marc Rich 15 anni fa. Uno scandalo che coinvolge anche l’Iran sotto embargo, con cui Rich effettuava accordi commerciali illegali, nonché un’accusa federale per evasione fiscale. Fuggito in Svizzera, Rich è rimasto all’estero fino a quando Bill Clinton non gli ha concesso il perdono nel gennaio del 2001. A rendere controversa la questione fu il fatto che l’ex moglie di Rich, Denise, fece una donazione di oltre 1 milione di dollari al Partito Democratico, inclusi 450 00 dollari alla William J. Clinton Presidential Center and Park – la biblioteca presidenziale statunitense –. Sulla vicenda venne avviata un’inchiesta dell’FBI quasi immediatamente, mentre Bill Clinton affermava al New York Times che: 

l’esercizio della clemenza esecutiva è inerentemente controverso”.

Dobbiamo proporvi questo interessante documentario in lingua originale, la prima metà del filmato si occupa di analizzare le figure di Marc Rich e sua moglie Denise, e di come siano stati coinvolti in uno dei più grandi abusi nell’utilizzo della grazia presidenziale. La seconda metà esplora le fondamenta della Clinton Foundation e di come la famiglia proprietaria l’abbia sfruttata non così limpidamente come vorrebbero far credere

La questione fu seguita dal procuratore James Comey che, a seguito dei 4 anni d’indagine stabilì che non sussistesse alcun illecito – sebbene il presidente non avesse seguito lo standard del protocollo – e dispose il non luogo a procedere. Nel 2005, dunque, caddero le accuse contro Bill Clinton. Questa volta l’FBI ha annunciato il rilascio del materiale il martedì mattina, conformemente al Freedom of Information Act (FOIA) che consente la totale o parziale diffusione di informazioni e documenti detenuti dal Governo statunitense e non precedentemente rilasciati. Oggetto di critiche è stata piuttosto la tempistica con cui le informazioni sono divenute di pubblico dominio, oltre al fatto che l’FBI debba ancora fornire una spiegazione sul perché abbia scelto di rendere pubblica la notizia su Twitter. Insomma, per Hillary Clinton i problemi non sono finiti. E dire che l’indagine sulle mail (mandate ed inviate da Clinton su un account privato mentre era segretario di Stato durante il primo mandato di Obama) era stata chiusa a luglio di quest’anno. La candidata democratica, ricordiamolo, fu coinvolta all’interno della vicenda di Anthony Weiner, ex politico che negli ultimi anni è rimasto invischiato in numerosi scandali sessuali – Clinton non è indagata per essi –. Gli effetti dell’annuncio dell’FBI potrebbero risultare drastici per la campagna elettorale dei democratici, per quanto ancora non sia chiaro quali elementi possieda l’FBI e quanto essi cambino la posizione della ex first lady. Certo è che i dati dei pools confrontati da Real Clear Politics mostrano un Paese indeciso, in cui i dossier giocano un ruolo fondamentale per orientare l’opinione pubblica.

immagine

Previsione presa da RealClearPolitcs pubblicata dal LA Times

A determinare l’esito della competizione saranno i 115 Grandi elettori appartenenti a quegli Stati non ancora saldamente nelle mani di uno o dell’altro partito, fra cui spicca la Florida: secondo la media di RCP, Donald Trump sarebbe in vantaggio di un punto percentuale su Hillary Clinton – 45,5% contro 44,5% –. Il 30 ottobre i sondaggi davano i due candidati alla pari (44%), mentre adesso è proprio Hillary Clinton ad essere in calo di consensi. La crescita di Trump, d’altra parte, è costante. In palio vi sono 28 Grandi elettori da conquistare per accrescere il distacco nei confronti dell’avversario. Altro caso interessante è l’Ohio: il 16 ottobre ha visto il gradimento per i due candidati sostanzialmente alla pari, con Trump al 43,8% e Clinton al 44%. In seguito il vantaggio di Trump è stato costante e, attualmente, il tycoon è dato al 46,8%, mentre Clinton rimane al 44,3%. Il caso dell’Ohio è particolarmente scaramantico perché, tranne in due occasioni – 1944 e 1960 – il candidato che ha conquistato la vittoria elettorale nello Stato ha sempre ottenuto la presidenza. Ricordiamo che Five Thirty Eight quota la vittoria di Donald Trump in Ohio al 60,3%. È però nello Utah che le cose si fanno più complesse: a minare i piani dei due candidati vi è l’indipendente McMullin, che si contende la vittoria nello Stato mormone con il 25,3% dei consensi – Trump è dato al 31,3% mentre Hillary al 25% –. Il rischio di un sorpasso di McMullin sui propri avversari potrebbe rendere più difficile per entrambi la corsa alla Casa Bianca. Una corsa tutt’altro che conclusa. Un’ultima curiosità riguarda la borsa statunitense che, dalla Seconda guerra mondiale in poi, ha dimostrato una sorprendente regolarità: ogni volta che si registra il verificarsi di flessioni dei titoli nel periodo fra il 31 luglio ed il 31 ottobre, il partito al Governo ha l’86% delle possibilità di perdere le elezioni. L’unica eccezione è stato Eisenhower nel 1956, con la crisi di Suez e la rivoluzione ungherese che hanno influenzato l’opinione pubblica americana. Al contrario, quando il mercato registra nello stesso periodo di tempo una crescita, il partito al Governo ha una speranza di vittoria dell’82% – uniche eccezioni nel 1968 e nel 1980 –. Potranno essere solo coincidenze, ma attenzione: il trend attuale favorisce Donald.