Nel gennaio 2014, lo si diceva a chiare lettere: la Russia non invaderà l’Ucraina e non per timore di perdere la guerra, ma perché controllare una Kiev farcita di nazionalisti è impresa quasi utopica. Ed oggi, non si può fare altro che constatare che nemmeno il presidente amico degli americani e della NATO, Petro Poroshenko, riesce a controllare la situazione; chi di estremisti ferisce, di estremisti perisce, è il caso di dire. La tattica americana ed occidentale per sbarazzarsi dei governi non allineati al sistema internazionale vigente, è quella di fomentare ed armare la parte più ‘agitata’ della società che spesso coincide con quella più molle e vulnerabile; è successo così in Afghanistan, è successo così nel mondo arabo, è successo così anche in Ucraina. Una volta che, grazie all’aiuto di fondazioni internazionali, mass media e servizi segreti, gli estremisti compiono il ‘loro’ lavoro, si mette al governo un volto moderato o comunque più presentabile, in ogni caso di sicuro più affine agli interessi occidentali. Anche qui la storia ci viene incontro, con quanto successo a Kabul con Karzai ad esempio; ma una volta armati i fondamentalisti, è dura riprendere il controllo del paese ed oggi è molto difficile andare a placare le ire di quei nazionalisti che si sono ben resi conto che il loro lavoro a Kiev è finito e non ci stanno a vedere realizzato un progetto politico, se così si può chiamare, diverso da quello per il quale hanno massacrato civili e poliziotti in piazza Maidan 18 mesi fa.

E così, proprio in piazza Maidan, riecco i nazionalisti agguerriti ed armati fino ai denti, capaci di lanciare indisturbati granate tra la folla ed uccidere già, dopo nemmeno 48 ore di proteste, due membri dell’esercito. E’ bastata l’approvazione da parte del parlamento ucraino di una riforma che concede più autonomia alle regioni russofone dell’est, prevista tra l’altro dagli accordi di Minsk, per riaccendere gli animi tra i nazionalisti, scesi in piazza con le loro bandiere gialloblu ed i simboli fin troppo vagamente somiglianti a quelli di Otpor (una delle principali organizzazioni sostenute dal magnate americano George Soros). Sono soprattutto i nazionalisti del partito Svoboda a creare le maggiori violenze di queste ore; poliziotti frontalmente attaccati, incendi e guerriglia urbana attorno al Parlamento, sono queste le strategie che il movimento sta portando avanti con ferocia, la stessa con il quale è riuscito a rovesciare il governo di Yanukovich. Sembra quasi che i nazionalisti vogliano ricordare a tutti di essere vivi, vegeti e soprattutto armati; il governo di Poroshenko adesso è in grave difficoltà ed oltre a non riuscire a riprendersi il controllo dell’est, nonostante bombardamenti e massacri vari compiuti nei confronti della popolazione locale, adesso rischia di perdere di mano la situazione a Kiev e questa volta a causa dei disordini causati dai principali attori che hanno attuato il colpo di stato contro il suo predecessore.

L’Ucraina è una vera e propria bomba ad orologeria: per rovesciare la vecchia governance filorussa, si è fomentata e fatta diffondere l’ideologia nazionalista ucraina, l’idea che fosse Mosca ad impedire all’Ucraina di essere un vero Stato nazione e che dunque è necessario isolare la popolazione russofona (o sbarazzarsene direttamente, come sostenuto da alcuni settori di Pravy Sektor e Svoboda); adesso il disegno di legge che concede ampia autonomia all’est, viene visto come un tradimento della rivoluzione di Maidan e come un qualcosa da evitare a tutti i costi. Da qui deriva anche la violenza e la determinazione che è possibile notare durante gli scontri tra i nazionalisti, pronti a tutto pur di far prevalere l’ideologia della ‘grande Ucraina’. Fermarli sarà difficile ed allo stesso tempo Poroshenko non può permettersi di stoppare tale riforma, pena la fine definitiva degli accordi di Minsk e soprattutto lo smacco internazionale che verrebbe dal cancellare un punto così importante del trattato firmato nella capitale bielorussa dopo 16 ore no stop di trattative.

Il muro contro muro sarà destinato ad andare avanti; il falso volto moderato dell’attuale governo di Kiev, lascia spazio alla verità fatta di fondamentalismi e nazionalismi che hanno retto il nuovo sistema filo occidentale dopo la caduta di Yanukovich.Disordine e caos potrebbe continuare ad imperare anche e soprattutto nei prossimi giorni, con le fragili stampelle su cui si reggeva il fantoccio sistema post Maidan che potrebbero spezzarsi con estrema facilità da un momento all’altro. A Poroshenko ed a chi ha sostenuto la sua scalata, i nazionalisti hanno presentato il conto ed adesso per tutto l’entourage di Kiev controllare un paese armato e falcidiato da odi e rancori sarà più difficile che mai.