Mentre nell’est dell’Ucraina si continua a combattere, a Kiev gli stranieri fuggono dal governo di Arseniy Yatsenyuk. Il nuovo governo, presentato al Parlamento lo scorso dicembre, annovera infatti al suo interno ministri non ucraini. I dicasteri in questione sono quello delle Finanze, alla cui testa troviamo Natalia Jaresko, statunitense a cui è stata conferita la cittadinanza ucraina proprio il giorno della nomina governativa, Aivaras Abromavicius all’Economia, un lituano con precedenti di lavoro al Dipartimento di Stato americano e l’ex ministro della salute georgiano Alexander Kvitashvili che a Kiev ricopre lo stesso ruolo. Oltre a questi, nella squadra di governo figurano decine di consiglieri ed esperti, europei e statunitensi, assunti per aiutare l’Ucraina “ a fare le riforme”. Già da qualche settimana però, stando ai report dei giornali locali, molti di questi consiglieri starebbero lasciando in massa i propri uffici.

In seguito alle dimissioni del vice ministro dell’economia, Alexander Borovik, che aveva accusato il premier Yatseniuk di appropriazione indebita, diversi esperti e consulenti hanno lasciato Kiev, mentre sono attese a giorni le dimissioni del ministro della sanità, il georgiano Kvitashvili. Ma è la vicenda di un altro georgiano, più noto, a creare scalpore in quel di Kiev. Sembra che l’ex primo ministro di Tbilisi Mikhail Saakashvili, nominato dal Presidente Poroshenko consulente presidenziale, sia ormai ai ferri corti con l’esecutivo. Saakashvili, principale artefice della “Rivoluzione delle rose”, ha accusato Kiev di non fare abbastanza sforzi per apportare le riforme economiche richieste da FMI e dai suoi finanziatori. Parole che sono un vero e proprio atto di accusa verso il governo e lo stesso Presidente. Sembra insomma che la “cura” imposta al Paese dai nuovi padroni del post-Majdan non stia dando i suoi frutti, anzi. Il PIL è sceso di -17.6 % nel primo trimestre di quest’anno rispetto allo stesso periodo di un anno fa, una vera e propria catastrofe che è valsa al Paese il primo posto nella poco invidiabile classifica delle peggiori economie del mondo, stilata dal settimanale britannico “The Economist”.

La vita nell’Ucraina del dopo Majdan si sta rivelando un vero e proprio incubo per i cittadini: la “rivoluzione” ha trasformato il Paese in un enorme terreno di caccia per gli speculatori stranieri che, favoriti da un governo compiacente, sono riusciti non solo a piazzare all’interno dell’esecutivo personalità a loro gradite, ma anche a ottenere provvedimenti favorevoli. Lo testimoniano le recenti cronache sulla riforma agraria. La nuova legislazione, su cui sta spingendo moltissimo il Presidente Poroshenko, permetterà l’acquisto di terreni a prezzi stracciati. “Ad oggi in Ucraina sono di fatto state create le condizioni ideali per acquistare i terreni per un tozzo di pane,” ha dichiarato a Sputnik News un giornalista ucraino della rivista “Zerkalo Nedeli”. Insomma un bel regalo agli “investitori” stranieri, tra cui ci sarebbe anche l’onnipresente George Soros che, in anni di “onorata” carriera, non si è mai tirato indietro di fronte ad occasioni del genere.