Tenuta sotto i riflettori dalle vicende greche e dal negoziato sul nucleare iraniano, in Siria la guerra continua e si combatte di fatto su ogni fronte. Nonostante si sia parlato poco del conflitto siriano, in realtà in questo inizio di estate 2015 sono molteplici le novità significative tanto interne alla Siria stessa, quanto esterne. Da un punto di vista interno, Damasco sembra aver ritrovato il controllo della situazione sul campo dopo un indietreggiamento tra maggio e giugno che ha fatto già parlare di vicina capitolazione del regime di Assad; in particolare, proprio quella città che simbolicamente l’ISIS ha voluto mostrare al mondo con le sue bandiere al posto di quelle del governo centrale, ossia l’antica e sempre affascinante Palmira, adesso potrebbe essere la prima a capitolare nell’ottica di una nuova avanzata delle truppe regolari. A Palmira per adesso si combatte giorno e notte: in particolare, l’esercito siriano ha occupato la zona nord della città e la cave che si trovano a pochi chilometri dalle rovine romane patrimonio dell’umanità. Palmira non soltanto è una città d’arte tra le più conosciute del medio oriente ed autentico gioiello dell’architettura classica in Siria, essa è anche uno snodo cruciale per le comunicazioni e la sua contesa non ha valore prettamente simbolico; secondo fonti dell’esercito di Damasco, l’incubo che le rovine della città romana possano essere distrutte potrebbe svanire fra poche ore: proseguono infatti i bombardamenti nelle altre aree della città con i miliziani di Daesh costretti ad indietreggiare. Palmira dunque, a breve potrebbe rientrare nel pieno controllo del governo siriano e questo scongiurerebbe anche una nuova avanzata dell’ISIS verso Homs, terza città siriana per grandezza riconquistata lo scorso anno e che adesso vive già una fase di lenta ricostruzione.

Dove Damasco può già sventolare nuovamente le sue bandiere, è sicuramente nella zona del confine libanese; qui, grazie all’aiuto degli Hezbollah, la Siria ha ripreso il controllo quasi totale della regione e dunque adesso può tagliare la via dei rifornimenti dei terroristi da e per il Libano, oltre che scongiurare un’ulteriore destabilizzazione (almeno per il momento) del paese dei cedri. Gli Hezbollah sono stati decisivi anche per la ripresa della località di Al Zabadani, cittadina del sud ovest non lontana da Damasco; anche questo è uno snodo strategico che, oltre a blindare la capitale, pone in seria discussione l’attuale predominanza dei terroristi nelle campagne e nelle province del sud della Siria che si affacciano verso il confine israeliano. Anche Aleppo al momento è interessata da aspri scontri; la seconda città siriana, un tempo capitale economica in tempo di pace del paese, vive da tre anni in una fase di stallo. Infatti, vi sono alcuni quartieri in mano all’esercito regolare, altri invece controllati dai terroristi; la popolosa città siriana, è quindi divisa a metà ma adesso entrambe le parti in causa sarebbero decise a sferrare decisivi attacchi per la definitiva riconquista. Già a giugno, erano scoppiati aspri scontri lungo la linea cittadina del fronte; da allora, l’esercito siriano dopo aver sventato un tentativo dei terroristi di infiltrarsi nei quartieri controllati da Damasco, cerca il contrattacco. Ma forse per Aleppo non è arrivato il momento decisivo; l’esercito regolare è impegnato, come detto, in modo massiccio a Palmira e nel confine libanese, oltre che a tenere non senza insidie le altre posizioni nel resto del paese. Dunque, una campagna per Aleppo sarebbe forse troppo dispendiosa al momento e si cerca di spianare la strada ad un futuro assalto per riportare definitivamente la seconda città della Siria sotto il controllo dell’esercito.

Si combatte anche a Raqqa; quella che l’ISIS ha ribattezzato come la sua capitale, non è più saldamente in mano del califfato come qualche mese fa. I curdi infatti appaiono avanzare; dopo aver ostacolato la ripresa di Kobane da parte degli uomini di Al Baghdadi, i raid della coalizione occidentale avrebbero, ma qui il condizionale è d’obbligo, indebolito le difese dei miliziani e numerosi villaggi attorno Raqqa sarebbero stati strappati dal loro controllo. Fin qui le vicende interne alla Siria; ma la svolta più importante potrebbe arrivare dal clamoroso ribaltamento diplomatico avvenuto in medio oriente in questi giorni. L’Arabia Saudita infatti, tra i principali sponsor dei terroristi anti Assad, stringe adesso accordi economici di una certa rilevanza con la Russia, principale alleata della Siria; come descritto brillantemente dal collega Franceco Manta, Riyadh è irritata dal voltafaccia americano e dunque adesso stringe patti con Mosca. Per la Siria, tutto ciò potrebbe avere importanti conseguenze: in primo luogo, la fine dell’appoggio da parte dell’Arabia Saudita ai gruppi terroristici o comunque la fine dell’ossessione della casa reale saudita di abbattere Assad. Si tradurrebbe in un indebolimento sul campo dei miliziani e nella fine anche della pressione psicologica sul presidente siriano e sui comandanti dell’esercito di Damasco e chissà se tutto questo potrebbe spingere la stessa Turchia ad evitare di dare il significativo appoggio, che ormai il mondo intero ha avuto modo di vedere, all’ISIS.

Una delegazione del governo siriano, è stata ricevuta da Putin a Mosca; il presidente russo avrebbe spiegato loro le nuove relazioni diplomatiche in medio oriente e l’opportunità, da parte di Damasco, di avvicinarsi ai sauditi al fine di sfruttare questo momento distensivo. Inoltre, al Cremlino Putin ha garantito il massimo appoggio al governo di Assad, ribadendo la necessità della ripresa del ritorno alla normalità in Siria ed alla fine delle ostilità, proseguendo l’intensa e quotidiana lotta contro i terroristi. Il nuovo clima in medio oriente, anche alla luce dell’accordo sul nucleare iraniano, potrebbe favorire Assad il quale, tra le altre cose, ha anche incassato il sostegno di alcuni partiti occidentali: proprio nei giorni scorsi, una delegazione di parlamentari francesi ha incontrato il presidente siriano e per la prima volta dal 2012 una parte, se pur ancora minoritaria, dell’entourage istituzionale di un grande paese europeo come la Francia riconosce quello in Assad un fidato interlocutore. Bisogna però fare in fretta: fra 18 mesi si vota negli USA e se i falchi tornano alla Casa Bianca, ci potrebbe essere il tentativo di considerare la ‘difesa di Israele’ principio cardine della politica americana in medio oriente e quindi la ripresa di una nuova fase di ostilità nei confronti di Damasco, in barba agli stravolgimenti di questi ultimi mesi.