La Libia del Colonnello Gheddafi aveva consolidato negli anni ’70-’80 una solida rete di campi addestrativi per terroristi e miliziani. La democraticità di queste scuole della violenza era tanto ampia da dare asilo a componenti dell’eversione dell’estrema sinistra italiana e tedesca, ai lontanissimi cattolici irlandesi e ovviamente alle componenti più radicali e inclini alla lotta armata dell’OLP palestinese e di Abu Nidal. Inquadrati e indottrinati, erano addestrati dagli istruttori del Patto di Varsavia con cui il Colonnello aveva stretti e continuativi rapporti.
Uno dei motivi di contrasto tra la comunità internazionale, ma sopratutto con gli Stati Uniti, e la Libia era dato proprio dalla vasta ospitalità fornita a questi gruppi e al sostegno ad azioni come i dirottamenti aerei e la strage di Lockerbie.

Per una strana legge del contrappasso, negli anni ’90 fu lo stesso Gheddafi a dover subire l’offensiva terroristica del GMIL, il Gruppo Militante Islamico Libico. Il movimento, costola di al-Qa’eda, fornirà poi tanti combattenti e shahid per la causa di Osama bin Laden in Afghanistan e in Iraq durante l’occupazione americana. I miliziani, rientrati da Kabul via Peshawar, strutturarono una serie di campi per giovani reclute nelle regioni delle Colline Verdi tra Derna e Bengasi, a Jebel el-Akhdar, che divennero rapidamente delle roccaforti islamiste fino al 1999 quando il Collonnello, con spietata astuzia, riciclò reduci ed ex combattenti delle guerre jugoslave per riprendere il controllo di quelle zone.

A quattro anni dalla morte di Gheddafi, le Colline Verde sono però nuovamente rifugio per gli islamisti libici e per tutti quei gruppi microcriminali confluiti nello Stato Islamico, gli stessi che hanno proclamato pochi mesi orsono il Califfato nella città di Derna, punto da cui le milizie si sono diffuse conquistando rapidamente la fascia costiera fino a Sirte, minacciando in tal senso Bengasi e gli snodi delle maggiori pipeline nazionali. In seguito ai raid e allo sortite dell’aviazione egiziana, Derna e altre città minori sono state lentamente evacuate e parte dei terroristi, insieme ad alcune centinaia rientrate dal fronte siriano, si sono andate coagulando attorno a campi addestrativi fuori dalle città che, vedendosi ingrossare le proprie fila, hanno avviato numerose “consociate” anche nella zona della Cirenaica. L’intelligence egiziana fu la prima a rivelare che, già alla fine del 2011, lungo il confine, Ayman al-Zawahiri, leader di al-Qa’eda, aveva inviato più di 200 uomini al fine di riorganizzare la struttura jihadista libica e creare un nuovo esercito di miliziani. L’arrivo di questi soggetti ebbe come conseguenza un potenziamento militare di Ansar al-Sha’ria che, attualmente, ha pressoché sconfessato la fedeltà alla vecchia guardia qaedista avvicinandosi allo Stato Islamico e attuando una continua offensiva contro le truppe del Generale Haftar per la conquista di Bengasi.

Attualmente la Libia risulta essere una avanguardia dell’addestramento jihadista e, nell’anarchico panorama di 300 milizie tribali, gruppi criminali e pseudogovernativi che si contendono il territorio, questa diffusione è avvenuta rapidamente e pressoché indisturbata. Nel Fezzan e nelle regioni a sud-ovest della Tripolitania, le autorità algerine hanno individuato strutture logistiche e campi addestrativi di soggetti afferenti alla realtà qaedista di AQMI (al-Qa’eda nel Maghreb Islamico), particolarmente attivi nel Sahel. Secondo il quotidiano online “Analisi Difesa”, incursioni compiute in Nigeria e in Mali potrebbero far pensare a vasti complessi logistico-addestrativi lungo i confini meridionali mentre sembra quasi certa, date le dichiarazione del portavoce dell’esercito libico, Ahmed Mesmari, la presenza di un’altra grande struttura dello Stato Islamico ad appena 45 chilometri dal confine tunisino. Secondo Mesmari circa 3000 jihadisti sono attualmente in fase addestrativa regolare nei dintorni di Sabratha, cittadina costiera controllata dall’ISIS, e che buona parte di essi farebbero parte della cellula tunisina di Ansar al-Shar’ia.

Questo ramificata organizzazione logistica, che si unisce alle complessità tribali e all’anarchia in Cirenaica e nelle zone più esterne della Tripolitania, sta trasformando molto rapidamente la Libia nella Béqaa libanese del 1983 o, nella peggiore delle ipotesi, nella Somalia del 1991.