Articolo pubblicato in esclusiva per Agielle News

Dakhla –  Il patto tra le tribù desertiche e la Corona del Marocco firmato alla fine degli anni Settanta dal re Hassan II gode tutt’oggi di ottima salute. A rinnovarlo è stato il quarantesimo anniversario della Marcia Verde festeggiato il 6 novembre 2015 nella città di El Aaiun dal sovrano regnante Mohammed VI, allora accolto tra i festeggiamenti dei cittadini e dagli eletti appartenenti alle tribù dominanti locali. Lo stesso clima si è respirato in questi giorni proprio nell’entroterra del Paese durante la maratona imperiale di quello che da queste parti chiamano il “re dei poveri”, proprio per la sua attenzione al sociale e ai ceti meno abbienti. Non è un caso che le priorità del governo di Rabat è quella di rompere l’isolamento del sud del Marocco, in particolare della regione del Sahara Occidentale, che di fatto è già da diversi anni un cantiere a cielo aperto. I giornali locali chiamano questo momento storico “la nuova Marcia Verde”, anche perché verranno stanziati 9 miliardi di dollari per le varie infrastrutture. 

L’obiettivo della monarchia marocchina è quello di raddoppiare il Prodotto Interno Lordo della regione nei prossimi dieci anni e di creare circa 120.000 posti di lavoro. Il Sahara Occidentale, tornato stabile e in sicurezza dopo decenni di rivendicazioni del Fronte Polisario, deve diventare un “hub africano” per il commercio, un luogo dove gli investimenti non tradiscono le bellezze naturali,  ma anche un polo centrale per il turismo. Tutto è cominciato venerdì a Ouazarzate, una cittadina situata al Sud di Casablanca. Lì Mohamed VI ha inaugurato “Noor 1” (che in arabo vuol dire “luce”) ovvero la più grande centrale solare del mondo. Si tratta di una struttura faraonica immersa in un terreno predesertico (a pochi chilometri dalle dune del Sahara) con i suoi 500 mila specchi ricurvi disposti su 800 file e perfettamente allineati su 2.500 ettari. Lanciato nel 2009, il progetto è ambizioso e prevede altre due centrali dello stesso tipo, Noor 2 e 3 che dovranno, con le altre rinnovabili, ripagare almeno la metà del fabbisogno di elettricità del Paese entro il 2030. Per ora il primo impianto sarà in grado di generare 160 megawatt ma quando sarà completato, avrà una capacità di 560 megawatt e in totale punta a generare di qui al 2020 fino a 2 mila megawatt. L’intera centrale solare è stata finanziata da un consorzio a maggioranza saudita, partecipato anche dagli spagnoli. Per ora Noor 1 è costata 600 milioni di euro, mentre per realizzare l’intero impianto occorreranno fino a 9 miliardi di dollari, i quali sono stati già stanziati dal governo di Rabat.

Il viaggio è continuato più a Sud, nello spazio geografico che a suo tempo era controllato interamente dagli spagnoli e che poi verrà abbandonato nel 1975, data che segnò la fine del colonialismo ispanico, dopo la caduta di Francisco Franco. Il Marocco è povero di petrolio e di gas naturale, tanto da essere un Paese importatore a differenza dei suoi vicini i quali producono ed esportano al livello globale entrambe le risorse. Tuttavia il governo è riuscito in questo mezzo secolo a trasformare questo deficit in vantaggio commerciale, costruendo un progetto di investimenti di medio e lungo termine che inciderà sull’economia reale di un Paese che di fatto si struttura da decenni sull’industria – tra le più attive dell’Africa -, la produzione alternativa di energia e lo sfruttamento di altre risorse. A El Aaiun per esempio Mohamed VI dopo aver lanciato il progetto autostradale che collega la città ad Agadir, ha inaugurato in questi giorni un importante sito di estrazione dei fosfati (il Marocco ne è il terzo produttore dopo Cina e Stati Uniti, nonché il primo esportatore mondiale). Infine il monarca si è recato sabato sera a Dakhla, una città di oltre 100mila abitanti contornata dal deserto che si affaccia sull’Oceano Atlantico, conosciuta in tutto il Paese per il sviluppo immediato (un paio di decenni). Se prima veniva considerata una località sperduta nel Sahara Occidentale, ora è diventata l’avanguardia urbana del Marocco e un punto di riferimento per il commercio marittimo (allevamento e attività ittica), al pari della città di Tangeri bagnata dal Mar Mediterraneo.

Tra qualche mese infatti partiranno i lavori al nord di Dakhla per la costruzione di un porto. Da queste parti “modernità fa rima con tradizione”, racconta in esclusiva per Agiellenews il sindaco della città Sidi Sloh El Joummani, una figura carismatica appartenente al partito marocchino “Movimento Popolare” che prima di occuparsi della cosa pubblica era il più grande uomo d’affari dell’intera regione. A settembre del 2015 è iniziato il suo secondo mandato (di 6 anni): “ho visto questo posto cambiare velocemente, la visita del re, la seconda da quando ho iniziato la mia carriera politica, è la conferma che siamo sulla buona strada” – afferma durante l’intervista svoltasi nella sua residenza privata – “Dakhla non è più una città isolata dal resto del Marocco, è perfettamente collegata, tanto che possiamo dire di sentirci anche noi cuore pulsante dell’economia del Paese”. In effetti la città è riuscita a far conciliare il turismo (ogni anno nel mese di aprile qui si svolgono i campionati mondiali di kitesurf) con i bisogni dei cittadini. Dakhla, come gran parte del Marocco, è un luogo in continuo divenire. Uscendo in automobile dall’aeroporto, le vaste strade perfettamente asfaltate e contornate dalle bandiere rosse con la stella verde collegano la parte vecchia con quella più moderna, interi quartieri realizzati in pochi anni mostrano come gli investimenti economici possono sposarsi con la cultura e le tradizioni del luogo.

“Guardate bene l’urbanistica, non vedrete nemmeno un grattacielo, a noi interessa innovare, ma sempre e solo alla marocchina”. Le case e gli edifici pubblici vengono infatti costruiti in larghezza e non in altezza con un’architettura e un piano di colore ben preciso. Non mancano le caserme, gli ospedali, gli, le scuole, anche internazionali (in particolare francesi e spagnole). Tra qualche anno verrà aperta per i giovani anche la prima università della città (per ora il governo locale prevede dei corsi di specializzazioni professionale per chi vuole continuare gli studi dopo il liceo). Dakhla è riflesso e testimonianza “della nuova Marcia Verde” inaugurata dal re Mohamed VI, un progetto statuale proiettato nel futuro e che di fatto non tradisce il patrimonio monarca Hassan II, padre del Marocco contemporaneo.