“Il libro della natura è uno e indivisibile e include l’ambiente, la vita, la sessualità, la famiglia, le relazioni sociali, e altri aspetti. Di conseguenza il degrado della natura è strettamente connesso alla cultura che modella la convivenza umana” (Benedetto XVI).

Quella di Papa Francesco è una rivoluzione conservatrice prima ancora che Verde. Negli ultimi decenni l’ideologia alter-mondialista, che si rifà come quella mondialista alla dottrina del Progresso, si è appropriata della tematica ambientale trasformandola in un mercato dell’ecologia tanto caro agli affabulatori dello “sviluppo sostenibile”, palese slogan di un’operazione di marketing riuscita, venduta e diffusa dagli anni Novanta in tutto il mondo. L’espressione fu inventata da Stephan Ernest Schmidheiny, imprenditore svizzero, condannato paradossalmente nel 2009 a 18 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Torino per il disastro ambientale provocato dall’amianto negli stabilimenti Eternit e nei territori ad essi limitrofi in Italia. Eppure nel 1990, il “filantropo”, era stato nominato capo consulente per gli affari e l’industria presso la Segreteria Generale della Conferenza delle Nazioni Unite per l’Ambiente e lo Sviluppo (UNCED), meglio noto come Summit di Rio (svoltosi nel 1992). Amico di Maurice Strong, petroliere canadese e segretario del programma delle Nazioni Unite per l’ambiente, aveva fondato successivamente una potente lobby internazionale chiamata  World Business Council for Sustainable Development (WBCSD) di cui divenne presidente onorario e che tutt’oggi conta come membri le 160 più importanti società del pianeta.

“La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale poiché sappiamo che le cose possono cambiare”. 

Lo “sviluppo sostenibile” e “la tutela dell’ambiente” sono diventati con il passare degli anni una fetta di mercato sempre più appetibile per politici e manager imprenditoriali. Nacquero di conseguenza tutta una serie di partiti ecologisti, sedicenti “Verdi”, idioti utili di un business da miliardi di dollari chiamato “green economy”. Un affare basato sulla dialettica capitalistica della produzione e del consumo, dunque del profitto, mascherata dalla strategia comunicativa del greenwashing. Per quanto “amiche dell’ambiente” queste iniziative commerciali che vanno dai supermercati biologici al riciclaggio dei rifiuti fino alle macchine elettriche, in realtà non fanno altro che nascondere il ciclo produttivo dietro al prodotto. Come tutti i beni di consumo anche quelli “Verdi” per essere realizzare hanno bisogno di energia, energia che viene estratta dal sottosuolo e rilasciata sotto forma di scarto nell’ecosistema, e di materia, materia che ad ogni passaggio del ciclo produttivo subisce inevitabili processi di degradazione. L’industria “Verde” oltre ad essere una truffa organizzata innesca inoltre un meccanismo per il quale il target di riferimento è composto da soli ricchi. Un po’ sul modello Eataly. Alla faccia dei poveri.

“La terra, nostra casa, sembra trasformarsi sempre più in un immenso deposito di immondizia. In molti luoghi del pianeta, gli anziani ricordano con nostalgia i paesaggi d’altri tempi, che ora appaiono sommersi di spazzatura. […] Se teniamo conto anche l’essere umano è una creatura e ha speciale dignità, non possiamo tralasciare gli effetti del degrado ambientale, dell’attuale modello di sviluppo e della cultura dello scarto sulla vita delle persone”.  

Con l’Enciclica “Laudato Sì” Bergoglio ha finalmente rimesso le cose al proprio posto chiamandole con il loro vero nome: “Cura della Casa Comune”. Il successore di Pietro muove il racconto dell’“ecologia integrale” su due gambe: conservazione del Creato e tutela della Vita. Contesta di fatto l’ipocrisia degli umanitaristi che fanno una battaglia disorganica, incompleta e superficiale difendendo l’ambiente ma ignorando l’umanità. Sono infatti gli alter-mondialisti che in Europa hanno organizzato le grandi campagna per l’aborto e l’eutanasia.

“Non può essere autentico un sentimento di intima unione con gli altri esseri della natura se nello stesso tempo nel cuore non c’è tenerezza, compassione e preoccupazione per gli esseri umani. È evidente l’incoerenza di chi lotta contro il traffico di animali a rischio di estinzione, ma rimane del tutto indifferente davanti alla tratta di persone, si disinteressa dei poveri, o determinato a distruggere un altro essere umano che non gli è gradito”.

Idioti utili del capitalismo e della Tecnica avevamo detto. A sottintenderlo è anche Papa Francesco:

 “Il paradigma tecnocratico tende ad esercitare il proprio dominio sull’economia e sulla politica. L’economia assume ogni sviluppo tecnologico in funzione del profitto, senza prestare attenzione ad eventuali conseguenze negative per l’essere umano. La finanza soffoca l’economia reale. Non si è imparata la lezione della crisi finanziaria mondiale con molta lentezza si impara quella del deterioramento ambientale […] Il debito estero dei Paesi poveri si è trasformato in uno strumento di controllo, ma non accade la stessa cosa con il debito ecologico. In diversi modi, i popoli in via di sviluppo, dove si trovano le riserve più importanti della biosfera, continuano ad alimentare lo sviluppo dei Paesi ricchi a prezzo del loro presente e del loro futuro. La terra dei poveri del Sud è ricca e poco inquinata, ma l’accesso alla proprietà dei beni e delle risorse per soddisfare le proprie necessità vitali è loro vietato da un sistema di rapporti commerciali e di proprietà strutturalmente perverso”.