Nietzsche lo aveva predetto, Spengler tentò di dimostrarlo, Weber lo aveva ripetuto, noi ne siamo i testimoni: nel nome del “progresso” la nostra civiltà ha smarrito il suo rapporto confidenziale con il Sacro. “Dio è morto” alla fine dell’Ottocento trascinando con sé “un mondo occidentale disincantato”. Eppure c’è chi fanaticamente si ostina a volerlo difendere da una grottesca e immaginaria avanzata islamica, attribuendo persino all’Islam le responsabilità della perdita d’identità dell’Europa (alcuni usano scorrettamente l’argomento del presepe nelle città o del crocefisso nelle scuole). Ma cosa c’entra l’Islam con il tramonto dell’Occidente? Se letto tra le righe o attraverso l’interpretazione di Pietrangelo Buttafuoco, questa tesi viene di fatto sostenuta dall’incompreso – in primis dai suo “lettori” – Michel Houellebecq nel suo romanzo premonitore “Sottomissione” (sottomissione non sta nel rapporto di forza tra Europa e Islam, ma traduce il senso letterale della parola “Islam” il cui significato è in realtà “sottomissione” inteso come abbandono ad Allah).

In una società degenerata, Marine Le Pen si ritrova al ballottaggio contro il candidato della Fratellanza Musulmana, il partito salafita che da pochi anni (siamo nel 2022) si è affermato nel contesto politico francese con oltre il 20 per cento dei consensi. Ma proprio quando il Front National sta per vincere le elezioni presidenziali, un accordo tra il centro-destra (UMP) e il centro-sinistra (PS) – il cosiddetto asse repubblicano – consegna i suoi voti a Mohammed Ben Abbes consegnandoli le chiavi dell’Eliseo. Nessuna invasione, nessun colpo di Stato, nessuna violenza. “Non mi si venga a dire che è un romanzo islamofobo” ha affermato Houellebecq in diverse interviste.  Sono i partiti tradizionali a tradire la Francia profonda e non i “cattivi musulmani” ad impadronirsene (secondo lo scrittore non governarono nemmeno così male!).

Chi meglio di un francese poteva capire che la comunità islamica, pur essendo numericamente importante, non ha responsabilità sulla degenerazione della società occidentale? Non è un caso che proprio la Francia, il Paese con più chiese nel mondo (ce ne sono persino più che in Italia) e che ai tempi della Monarchia, veniva soprannominata da Roma “la figlia maggiore della Chiesa”, sia stata laicizzata, dunque snaturata, prima dai riformatori della Rivoluzione Francese, poi dai liberali bonapartisti, poi dai massoni della Terza Repubblica (tra questi Jules Ferry padre della scuola laica e Aristide Briand) infine a fasi alterne dalla sinistra e dalla destra istituzionale attraverso la legittimazione della legge Taubira (matrimoni gay e adozioni per le coppie omosessuali) e tutti quei fenomeni che modificano psicologicamente e antropologicamente l’essere umano, dall’ideologia gender alla pornografia passando per i nuovi idoli della televisione.

A denunciare questa laicizzazione forzata dai nuovi “sacerdoti del Progresso” fu Georges Sorel un sindacalista rivoluzionario e non un reazionario come Maurras. Nel 1908 in Riflessioni della violenza scriveva: “da ormai una trentina d’anni, il governo repubblicano è spinto da una specie di Anti-Chiesa che segue una politica solitamente subdola, qualche volta brutale e sempre fanatica, allo scopo di abbattere la fede cristiana in Francia”. E allora di fronte a queste verità storiche come si può parlare di “islamizzazione dell’Europa”, di “Eurabia”, di “invasione islamica”, di “colonizzazione al contrario”? Del resto si è mai sentito parlare di una lobby islamica in Europa? No. E quante sono le élite occidentali di confessione musulmana? Nessuna. Quanti professori universitari, politici, conduttori televisivi, intellettuali, banchieri, economisti? Nemmeno uno. Ecco perché l’Europa ha il nemico dentro casa da due secoli e si chiama Progresso. Un’invenzione dei bianchi occidentali.