La Francia è un universalismo. A testimoniarlo è la sua storia. Si può nascere fuori dai suoi confini ma amarla e difenderla più di qualsiasi nativo. Eppure da quando sono comparsi sulla scena del “far west globale” i vari fratelli Kouachi, Amedy Coulibaly, Mohamed Merah, il Paese assomiglia sempre più al sogno dei neoconservatori americani coi musulmani a recitare il ruolo dei cattivi. Così quel modello assimilativo (inclusivo) alla francese tende poco a poco verso quel comunitarismo anglosassone di tipo esclusivo. Il romanziere Michel Houellebecq, nel suo ultimo capolavoro dal titolo Sottomissione, ha raccontato uno scenario avveniristico quanto apocalittico simile agli anni di piombo italiani che però non vede scontrarsi fascisti e comunisti, ma identitari e islamisti legati al nascente fanta-partito dei Fratelli Musulmani.

Pertanto da quanto emerge dalla rivista Le Point la trama potrebbe rovesciarsi: Islam e patriottismo sono compatibili e potrebbe confondersi. In una recente inchiesta intitolata “Quei musulmani sedotti dal Front National” la giornalista Ségolène de Larquier racconta le ragioni del nuovo amore sbocciato tra i figli di immigrati e Marine Le Pen. Storicamente, questi (pari a circa il 5 per cento dell’elettorato) hanno sempre votato a sinistra. Nelle elezioni presidenziali del 2012, secondo un sondaggio Ifop, il 57 per cento avrebbe dato il proprio consenso al “socialista” François Hollande (soltanto il 4 per cento di loro avrebbe votato per il FN). Alla prossima tornata elettorale le percentuali potrebbero cambiare. “Il tabù sul Front National è saltato tra questi elettori”, ha commentato Gilles Kepel, politologo e accademico orientalista, citato nell’inchiesta di Ségolène de Larquier. Merito di Marine Le Pen che in questi ultimi anni si è curata durante i suoi discorsi pubblici di distinguere l’Islam dall’islamismo, così come gli immigrati dal fenomeno globale dell’immigrazione. Il discorso politico sembra essersi evoluto in questo senso: l’islamismo e l’immigrazione mettono in pericolo musulmani e figli di immigrati di seconda o terza generazione. Il 1 maggio 2011, durante la tradizionale sfilata in memoria di Giovanna d’Arco, ha detto: “Non mi interessa se uno è maschio o femmina, eterosessuale o omosessuale, cristiano, ebreo, musulmano o non credente, per quanto mi riguarda è prima di tutto francese!”. E nel mese di gennaio di quest’anno, dopo gli attentati nella redazione di Charlie Hebdo ha insistito: “Nessuno vuole che la confusione sia fatta tra i nostri connazionali musulmani impegnati per la nostra nazione e quelli che uccidono in nome dell’Islam”.

Da decenni le nuove popolazioni subiscono una doppia alienazione che gli impedisce qualsiasi forma di radicamento: da una parte l’americanizzazione ha smantellato l’identità della Francia profonda, dall’altra gli immigrati crescono in un milieu culturale trotzkista alimentato dall’anti-razzismo istituzionale che gli fa detestare i propri connazionali. Ecco che il “patriottismo” potrebbe essere diventato il collante per riconquistare quell’identità sradicata da un modello multiculturale e progressista esaltato dai goscisti al caviar. Non è un caso che nella piazza della Manif pour tous (contro la “legge Taubira” su nozze gay e adozioni), c’erano tante famiglie di confessioni islamica. L’Islam come il cristianesimo è una religione profondamente connessa alla tradizione e al diritto naturale che non può accettare questa rivoluzione antropologica prima ancora che morale.

Inoltre molti figli di immigrati di confessione islamica vedono di buon occhio – nonostante alcune esternazioni filoisraeliane – le posizioni geopolitiche di Marine Le Pen che si è opposta all’aggressione militare in Libia e che ora si è detta pronta a collaborare conVladimir Putin e Bashar Al Assad per combattere l’Isis in Siria. I musulmani francesi, molto legati alla questione palestinese, non perdonano le posizione del Partito Socialista: troppo allineato all’atlantismo, dunque troppo anti-islamico.

Articolo pubblicato in esclusiva per Il Giornale