Articolo pubblicato in esclusiva per Il Giornale

La Germania è un Paese schizofrenico. Gli strumenti della ragione non bastano per esaminarla, ecco perché diviene necessario ricorrere a quelli della psicologia. La sconfitta della Seconda Guerra Mondiale ha lasciato in eredità un senso di colpa che induce la classe dirigente e, a sua volta il popolo tedesco, a sentirsi colpevole per tutte le disgrazie del mondo. Per questo motivo, ad esempio, il Paese germanico regala regolarmente armi e sommergibili a titolo gratuito ad Israele. Ad infierire su questo sentimento popolare di “odio verso sé stessi” è una strategia culturale elaborata da una certa intellighenzia, che attraverso la damnatio memoriae (distruzione della memoria storica) e la reductio ad hitlerum (accusa di apologia del nazismo e conseguente emarginazione sociale e professionale) verso chi vuole esaltare l’identità tedesca, riesce a sedare qualsiasi forma di protesta nei confronti dello status quo. Allo stesso tempo però, grazie alla sua efficiente produttività economica dettata da uno spirito luterano e da una moneta forte, il marco, la Germania è riuscita nel vero miracolo economico europeo: tornare ad essere la forza trainante dell’Europa dopo la distruzione totale nel 1945. Con il consolidamento del progetto comunitario, l’economia tedesca si è imposta naturalmente come egemone all’interno dell’Unione fino a trasformare, senza prendere in considerazione le differenze strutturali con gli altri Paesi, la moneta unica in un marco travestito. De facto ogni azione tedesca all’interno dell’Eurozona è stata orientata verso gli interessi delle proprie industrie, delle proprie banche, della propria finanza e più in generale del proprio apparato produttivo, anche a costo di affondare “Paesi alleati” come si sta verificando nel braccio di ferro con la Grecia di Alexis Tsipras.

Per oltre mezzo secolo dunque, il peso politico della Germania in Europa e nel mondo, non è stato proporzionale alla sua forza economica, forse perché come scrive Luca Steinmann su L’Espresso per ovvie ragioni storiche “i tedeschi hanno il terrore di essere visti come uno Stato guida”. Pertanto le cose sono iniziate a cambiare a partire dalla caduta del Muro di Berlino con relativa “annessione” (Vladimiro Giacché) coatta della DDR. Il rifiuto di partecipare alla seconda guerra nel Golfo così come la posizione di neutralità presa in occasione dell’intervento anglo-americano e francese nella Libia di Gheddafi senza dimenticare la realizzazione del gasdotto North Stream (non a caso è stato messo a capo l’ex cancelliere tedesco Gerhard Schroeder) che porta il gas russo in Germania e il ruolo da mediatore assunto da Angela Merkel nella questione ucraina sono degli evidenti segnali della volontà di Berlino di fare sentire la propria voce all’interno dello scacchiere politico internazionale monopolizzato dagli Stati Uniti.

Proprio in occasione dello scoppio della seconda guerra del Golfo quando Francia e Germania superarono le tradizionali divergenze per ritrovarsi unite, nel Consiglio di Sicurezza come in Europa, a difesa della pace e contro la guerra voluta da Washington, Henri de Grossouvre, un giovane geopolitico francese di ispirazione gollista, pubblicò un libro intitolato “Parigi-Berlino-Mosca”. L’avvicinamento tra i due Paesi fu il pretesto per l’autore di lanciare l’idea di estendere la comunità europea verso oriente nella prospettiva di un ingresso di Mosca nell’Unione. In una intervista sul suo libro, Henri de Grossouvre, spiegò: “Gli Stati Uniti, dal canto loro, non si sono scomposti e hanno lavorato, in questi anni, alla sistematica demonizzazione della Russia di Putin, perché essi sanno che un’Unione Europea continentale fondata sul motore ideale Parigi-Berlino-Mosca li relegherebbe immediatamente al ruolo di potenza secondaria”.

Ecco perché invece del becero populismo anti-tedesco di certi politici italiani sarebbe più interessante sottrarre la Germania dalla sfera atlantica e integrarla in un’area che va da “Brest a Vladivostok” (Charles de Gaulle). Magari sulla base di un asse Roma-Berlino-Mosca. In fondo gli italiani in Germania sono idolatrati dalla popolazione tedesca, mentre i nostri rapporti con la Russia, sanzioni a parte, sono sempre stati floridi.